Da fine Agosto una domanda sembra ossessionare i giornalisti sportivi di tutta Italia, in maniera ripetitiva e inopportuna: “È l’Inter l’anti-Juve?”. La risposta si alternava in base ai risultati; dopo Parma eravamo da retrocessione, poi siamo tornati a sfidare i bianconeri (insieme ai partenopei) per la lotta scudetto. Da inizio campionato avevo motivo di credere che fossimo più i rivali di questi ultimi per la lotta alla seconda casella, dati gli upgrade importanti, ma anche qualche debolezza sintomatica.

Venerdì affronteremo un match che da sempre non è mai stato come gli altri. Juventus-Inter, armiamoci di elmetto e partiamo.

Come eravamo, come siamo.

L’ Inter esce dalla sfida contro la Roma riscoprendo una fragilità mentale che ormai pensavamo di aver lasciato in soffitta. Non tanto per il risultato “negativo”, ma per l’inadeguatezza nel mantenere il vantaggio e nello sprecare ottime occasioni. Si è rivisto un Joao Mario aggressivo in fase difensiva, ma sempre troppo timido quando è il momento di calciare in porta. Ci sono stati ottimi movimenti offensivi, senza però una tempestiva finalizzazione.

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L’avversario di venerdì concederà sicuramente meno spazi e in contropiede hanno un cyborg difficilmente arginabile. Come contrastarli? Il mister purtroppo non ci sarà, costretto per una reazione giudicata eccessiva ad abbandonare anzitempo l’Olimpico. Domenichini seguirà la squadra da bordocampo, a meno che un miracolo non capovolga la sentenza.

Statistiche alla mano la Juve è la squadra che ha il miglior attacco, con 31 reti realizzate, mentre i nostri sono terzi (27) alle spalle del Napoli. Eccelliamo negli assist, di cui siamo capolisti (18), così come nei cross. Dato interessante è il numero dei calci d’angolo (primi con 111) e il primato nei gol da colpi di testa (7).

dati Lega Serie A

Ciò che colpisce è che, nonostante questi ultimi due dati, continuiamo a preferire la scelta del corner corto (lasciando perdere tutti i discorsi zona/uomo). Da notare l’altissima percentuale di gol segnati nell’ultimo quarto d’ora (condividiamo questo dato con i nostri avversari) e di quelli subiti subito prima, sintomo di una squadra che nonostante tutto resta temibilissima nei minuti che contano.

Dilemmi

In difesa il ballottaggio riguarderà Vrsaljko/D’Ambrosio, con il primo che è stato già convocato nel match di domenica ma che non ha chiaramente il ritmo partita. La coppia di centrali sarà quasi certamente Skriniar/De Vrij, mentre a sinistra Asamoah affronterà per la prima volta i suoi ex compagni (e sulla sua corsia l’ex Cancelo). A centrocampo tornerà la coppia Vecino/Brozovic dietro ad un giocatore che ci serve come il pane (soprattutto in sfide come questa). Nainggolan rimane in forte rischio, ma dovrebbe sostituire Joao Mario.

Se in attacco dubbi non dovrebbero essercene (a meno di una clamorosa svolta tattica a due punte), con un Icardi in forma smagliante e che fa della Juventus una delle sue vittime preferite, i dilemmi rimangono sugli esterni. Perisic dopo una buona prova contro il Tottenham è tornato all’anonimato di inizio stagione, mentre Keita sembra aver finalmente ingranato marcia e sta reclamando con forza un posto tra i titolari.

Nonostante ciò, il mister continua ad affidarsi al croato, scegliendo di sacrificare come nell’ultima partita Politano. L’italiano si è ormai meritato un posto fisso tra gli undici iniziali, mostrando quel cambio passo nel saltare l’uomo che tanto ci serve. Sulla sua corsia avrà probabilmente De Sciglio, che ha un altro tipo di passo rispetto a Cancelo, ma che è cresciuto esponenzialmente durante questa stagione.

Nuove sfide

Un altro dilemma, non di campo questa volta, riguarderà un personaggio molto discusso e che continuerà a farlo per almeno molto tempo. Stiamo parlando di Beppe Marotta e delle sue possibilità di vederlo in tribuna nel suo vecchio stadio. La prima partita da dirigente avverrà contro l’Udinese a S.Siro sabato 15 Dicembre, ma se si presenterà in veste informale venerdì non ci sono certezze.

L’unica nota sicura sarà la carica di tensione che ci porteremo verso quella che rimane la partita dell’anno e il bagaglio di sensazioni, torti e sentenze che la accompagnano da tempo immemore.

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