Dieci giorni difficili. Prima la sconfitta di Torino, poi la tremenda amarezza europea. C’era (e in parte c’è ancora)parecchia tensione nell’aria, con Spalletti primo accusato del delicato periodo che stava vivendo la squadra. A S.Siro arriva l’Udinese, una squadra (soprattutto fuori casa) che ha quasi sempre dato del filo da torcere.

Trazione anteriore

Dopo aver invocato a lungo un cambiamento in attacco, ecco che Spalletti accontenta diversi tifosi, schierando Keita titolare e lasciando Perisic in panchina. In difesa torna Vrsaljko (uno dei migliori in campo), mentre a centrocampo Joao Mario. La chiave tattica dei nerazzurri sembra proprio essere la posizione del portoghese e di Borja Valero, chiamati a virare sulle fasce in fase offensiva, per procurare superiorità numerica sulle fasce

e per permettere la sovrapposizione di Politano

o di Vrsaljko.

Il croato è stato protagonista di una buona prova offensiva, creando una serie di sovrapposizioni che lo hanno portato a crossare indisturbato più volte. Occasioni mai finalizzate: contro l’Udinese è stata una di quelle partite in cui il dominio dei nostri è stato indiscutibile, frustrato però dall’assenza dell’ultimo passaggio decisivo.

Gattini in autostrada

Ci sono state infatti una serie impressionante di offensive laterali che però per colpa della cattiva disposizione o dell’errore nel passaggio sono rimaste strozzate. Primo esempio: Icardi si stacca dalla marcatura in area e Borja gli detta un passaggio che risulta ottimo, ma lo spagnolo compie un movimento troppo largo e la palla finisce al portiere.

Secondo esempio: ottimi inserimenti di Keita e Joao Mario sul fondo. Ci sarebbero Politano e Icardi (prima foto)e lo stesso Keita (seconda)pronti a colpire indisturbati, ma gli assist sono calibrati male.

Terzo e ultimo esempio: troppo coperti. in queste due occasioni Asamoah e Keita non possono servire nessun compagno, perché Keita e Politano (a sinistra) e Icardi, Borja e Politano (a destra) sono totalmente coperti.

Uno dei problemi dell’ultima Inter spallettiana sembra proprio essere quello del finalizzare l’enorme mole di occasioni che si creano con il possesso palla e le incursioni sulle fasce. Il problema sembra soprattutto di natura caratteriale: giocatori come Gagliardini, Borja Valero, Joao Mario (ma a livello di intensità sta migliorando) quando arrivano sotto porta diventano improvvisamente dei gattini in autostrada.

Yoshi e il Mamba

Chi sta dando sempre più segnali di risveglio è Joao Mario, in crescita in questa prima parte di stagione. Il portoghese ha finalmente capito che l’atteggiamento da prima donna l’avrebbe portato in una serie interminabile di prestiti senza nessuna possibilità di crescita. Spalletti ha giocato un ruolo decisivo in questo: gli ha dato fiducia e gli ha fatto capire che anche disputando poche partite può essere molto importante per la squadra.

Joao sta sostituendo quello che fino ad ora è stato il grande rimpianto (a livello atletico)della stagione; gli infortuni di Radja Nainggolan sembrano interminabili e Yoshi ne sta approfittando per mettersi in luce. Contro l’Udinese ha mostrato una garra degna di un uruguagio e un’ottima intelligenza tattica. Ha stupito il suo contributo in fase di non possesso: ottimo pressing alto e recuperi difensivi alla Brozovic.

In questo caso Vrsaljko porta D’Alessandro a forzare un passaggio non troppo pulito verso Mandragora, il quale viene anticipato da un ottimo posizionamento del portoghese.

Si può invece notare come in questa azione laterale friulana Mario porti un pressing aggressivo che produce una palla recuperata per l’inter

o come in quest’ultima immagine rientri in area di rigore impedendo che la palla possa raggiungere l’uomo sul secondo palo. Questo è solitamente un tipo di recupero che compie Brozovic.

Ad un quarto d’ora dalla fine, dopo che un’altra nuvola nera si stava avvicinando a S.Siro e dopo un paio di pericoli di troppo concessi, ecco che arriva il momento in cui la partita si può sbloccare. Da un calcio d’angolo di Brozovic Fofana, colpito dalla passione per la pallavolo, salta e impatta la palla nettamente con la mano. L’arbitro non vede (strano) e l’azione prosegue sulle proteste di Skriniar, appostato dietro l’ivoriano. Ad un certo punto Abisso decide di usare il Var e convalida il rigore.

San Siro freme. Mauro prende il pallone, lo porta sul dischetto. Non è il primo rigore decisivo per lui, ne ha segnati anche di più pesanti e in pieno recupero (Donnarumma ne sa qualcosa). Ma è un rigore che porta il peso di questo periodo insopportabile, di un periodo in cui sembra andare tutto storto.

Mauro è freddo e con un tocco leggero deposita in porta un mese di sofferenze nerazzurre. Con la tranquillità di un monaco buddista, con la fermezza di un capitano.

Si riparte da qui. Si riparte da questo caos calmo.