36 giorni dopo quel 13 febbraio nel quale, alle ore 12:34, l’Inter annunciava che “Handanovic è il nuovo capitano”, ieri mattina Mauro Icardi è tornato ad allenarsi sul campo e con il gruppo. Il numero 9 ha quindi posto fine alla controversa e poco credibile cura riabilitativa al ginocchio destro, scegliendo, non a caso, il primo giorno utile dopo la sosta per le nazionali. Già, perchè ieri la squadra è tornata ad allenarsi ed Icardi, dopo l’ultimo e risolutore incontro Marotta-Nicoletti di mercoledì, ha deciso di riprendere ad esercitare la sua professione. E così, l’inizio della primavera coincide con la fine della telenovela che francamente aveva portato alla nausea tutte le parti in causa: dai dirigenti, passando (probabilmente) per il giocatore stesso, ma soprattutto ai tifosi. Troppe le voci in questo mese e mezzo su uno spogliatoio in frantumi e pieno di clan, tanto il fastidio che ne è derivato: la speranza è che, per gli ultimi 2 mesi di stagione, non si parli di altro. La telenovela, semmai, continuerà a giugno sul mercato, dove le incognite sono veramente tantissime. Giornata strana quella di Mauro Icardi che, come dicevamo, ha scelto la sosta-Nazionali per rientrare: le assenze importanti in un contesto del genere erano quelle di Brozovic ma soprattutto di Perisic. E allora, un evento del genere non ha potuto che scatenare le più svariate ironie e forme di ilarità nel mondo dei social. Dando vita ad immagini come questa, a dimostrazione che l’auto-ironia è dote rara e preziosa.

 

La giornata di Icardi

L’attaccante argentino arriva ad Appiano alle 9.41: ad aspettarlo una ventina di tifosi in cerca di autografi. La prima fase si svolge in palestra, luogo che Maurito ha conosciuto in ogni suo segreto in questi lunghissimi 36 giorni. Poi, alle 11, si va in campo agli ordini di Spalletti e insieme ai suoi compagni. Riscaldamento con il gruppo (orfano di 11 giocatori), seconda fase di lavoro personalizzato con il preparatore atletico per riprendere la condizione e la freschezza necessaria per i 2 mesi di rush finale. Ad Appiano, presente Marotta fin dall’alba e uscito intorno alle 11:45. Ad assistere per intero all’allenamento, invece, Ausilio Gardini. Icardi lascia il Suning Training Centre poco prima delle 14. Da segnalare, uno striscione esposto da alcuni tifosi fuori dai cancelli.

E ora?

Mancano 9 giorni alla sfida con la Lazio e, in condizioni normali, Icardi dovrebbe essere regolarmente convocato per la sfida di San Siro. L’interrogativo che un po’ tutti gli Interisti si pongono è però il seguente: quali saranno le mosse di Spalletti per il reinserimento nel gruppo? Sarà qualcosa di immediato, di graduale o di profondamente lento? Di certo, i fattori da prendere in considerazione saranno molti: non solo il lato tecnico, ma anche quello emozionale. Da un punto di vista squisitamente tecnico, è innegabile che l’apporto di un giocatore dello spessore e delle capacità di Icardi potrebbe rivelarsi un rinforzo prezioso per i due mesi che restano. D’altro canto, le prestazioni di Lautaro Martinez sono sempre più positive e non sarebbe giusto, neanche da un punto di vista morale, relegarlo in panchina appena “il vecchio Re” è tornato. Più facile immaginare un rientro graduale e non da titolare contro la Lazio, quindi. Semmai, tre giorni dopo c’è Genoa-Inter, turno infrasettimanale: potrebbe essere l’occasione buona? Lautaro potrebbe trovarsi in una situazione di accumulo di fatica, visto che è impegnato anche nella Nazionale argentina e per questo gioverebbe di un po’ di riposo: dal 14 febbraio le ha giocate praticamente tutte. E poi, far rientrare Icardi in trasferta potrebbe rivelarsi una decisione più saggia, in modo da evitare l’impatto immediato con l’inevitabile bordata di fischi (giustificati) di San Siro e permettergli di avere un rientro più soft e sereno. Sicuramente, comunque, il momento del rientro è ideale: c’è ancora l’onda forte di un derby vinto senza Icardi, con il conseguente “B-R-A-V-I” di Spalletti rivolto a chi sta nello spogliatoio. Insomma, c’è la sensazione diffusa che sia più Icardi ad avere bisogno dell’Inter e non viceversa. Ci auguriamo, per il bene dei nostri colori, che questo possa spingere il numero 9 ad una forte reazione d’orgoglio in campo a suon di gol: di questo potremmo solo giovare.

E poi?

E poi sarà quel che sarà. Oggi come oggi appare difficile pensare ad un Icardi ancora all’Inter nella prossima stagione, ma il calcio vive di mille variabili che spesso possono favorire l’imponderabile e l’impensabile. I gol, le prestazioni, la voglia, la maglietta sudata, a volte possono fare miracoli. Certo, ce ne vorrà per farci dimenticare il comportamento tenuto da Icardi dal 13 febbraio. Un uomo, prima che un giocatore, con gli attributi, sarebbe sceso in campo con ancora più rabbia ed avrebbe trasformato quella rabbia in gol. Non l’ha fatto, Icardi. Ha fatto tutt’altro. Ce ne vorrà per farci dimenticare che, nel momento in cui ce n’era più bisogno, ovvero alla vigilia della doppia sfida con Eintracht (soprattutto) e Milan, Icardi ci abbia lasciato nell’emergenza più totale, fra infortuni e una rosa decimata per le limitazioni sulla lista UEFA. L’Interista non dimentica, però sa apprezzare l’impegno. E San Siro, in particolare, si sta riscoprendo uno stadio sempre più maturo: avrebbe potuto subissare di fischi Joao Mario dopo le brutte parole spese sull’Inter in estate; Nainggolan, dopo il suo audio in cui diceva di voler tornare a Roma; Perisic, dopo che a 2 giorni dalla fine del calciomercato ha chiesto la cessione mettendoci seriamente in difficoltà. Certo, non saranno mai idoli del pubblico (sarebbe chiedere troppo) come i vari Zenga, Berti, Matthaus, Materazzi, Zanetti. Soprattutto bisognerà valutare se a giugno, Icardi compreso, questo gruppo di giocatori rientrerà ancora nei progetti di un’Inter futura.

Ma, proprio relativamente alla prossima estate, ci sono troppe incognite per fare calcoli già da ora: incognite che riguardano l’allenatore, alcuni dirigenti, Icardi e Perisic (solo per citare i giocatori più rappresentativi degli ultimi anni nerazzurri). Ciò che conta adesso, come da titolo, è l’Inter. La qualificazione in Champions League è troppo importante per perdersi in faide interne e capricci individuali: è già stato fatto abbastanza. Adesso tutti uniti per un obiettivo comune.

“All’Inter. Con l’Inter”.

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23 anni, laureato in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.