Perchè il ds dell’Inter si salverà anche questa volta

Il Corriere dello Sport in edicola oggi, in una marchetta celebrativa sull’impatto di Marotta e Conte dal loro sbarco meneghino, ci ricorda nel corpo del pezzo come manchi solo l’annuncio del rinnovo del contratto di Piero Ausilio fino al 2022, uniformandosi a quello del nuovo ad sportivo. Avendo un bagaglio culturale assai modesto, ci è subito venuto in mente il predicatore trappista che urlava ad un fantastico Massimo Troisi nel film cult “Non ci resta che piangere” di ricordarsi che deve morire.

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Eppure non è un segreto che l’Inter Legend della dirigenza (a gennaio 2018 ha festeggiato 20 anni di ininterrotta militanza nerazzurra, nessuno come lui in serie A in questo momento) fosse nel mirino del tagliateste ex bianconero, arrivato a Milano con la ferma volontà di azzerare l’area tecnica sportiva nel giro di 18 mesi dal suo insediamento, termine entro il quale dovrà costruire, in campo e fuori, una rivale credibile per la Juventus.

UN NUOVO PARATICI

Risalgono a inizio 2019 i suoi contatti con Riccardo Pecini, a quei tempi direttore generale dell’Empoli e talent scout di livello assoluto, con cui ha condiviso alcuni anni alla Sampdoria prima che accettasse la corte del Monaco, “bruciato” da una inchiesta giornalistica di Calciomercato.com in merito alla sua partecipazione azionaria in una società di scouting ed intermediazione (ora è tornato in blucerchiato).

La volontà di Marotta era quella di avere al suo fianco un nuovo Paratici, il delfino diventato talmente ingombrante ed ambizioso da causarne l’allontanamento da Torino, ossia un giovane professionista capace di scovare all’estero ogni anno uno-due talenti di grande potenziale a prezzi contenuti, da inserire in prima squadra accanto ad un nucleo base di campioni che fanno la differenza e soldatini di sicuro affidamento.

E’ una parte fondamentale della strategia di mercato del direttore per puntare in alto, assieme ai parametri zero, alle operazioni in serie A sia con i club amici di medio livello in ottica plusvalenze sia con le big per indebolire e deprimere la concorrenza, agli acquisti di livello internazionale dalle top in Europa per aumentare competitività, immagine e prestigio.

COME SI E’ SALVATO AUSILIO

Come ha fatto Piero, sopravvissuto alla fine dell’era Moratti e alle purghe di Fassone con Thohir, prendendo addirittura il posto del suo mentore Marco Branca, costruendo successivamente un solido rapporto con Steven Zhang, a salvare il culo anche stavolta (scusate il francesismo)?

Marotta ha capito che convincere due direttori sportivi di grande valore, da lui molto stimati, come Giuntoli o Tare, abituati a lavorare con ampia autonomia tecnica al Napoli ed alla Lazio, a fare un passo indietro e di fatto sottostare e subire le sue scelte in ottica mercato, non sarebbe stato semplice e non sarebbe stato altresì possibile convivere con dirigenti di lungo corso ed esperienza a questi livelli come Marino e Sabatini (per quello basta lui). Scartate fin da subito per incompatibilità caratteriale e linguistica le altre opzioni, sia i rampanti alla Petrachi sia i guru stranieri alla Monchi.

Ausilio sa lavorare in team (espressione edulcorata traducibile con yes man, pronto ad accettare tutto pur di non lasciare Milano), ha l’umiltà e l’intelligenza necessarie per capire quando alzare la voce e quando ingoiare qualche rospo, conosce come nessuno l’ambiente, ha ormai intessuto una fitta tela di rapporti e legami soprattutto in Italia con dirigenti e procuratori, piace ai giornalisti che lo risparmiano dalle critiche, sa costruire ottimi rapporti con gli allenatori (De Boer ed in parte Benitez le eccezioni, più che comprensibili) e, al netto del suo maledetto feticismo per i terzini mediocri, sono ascrivibili a lui i migliori colpi degli ultimi anni, ossia De Vrij e Skriniar.

E’ un perfetto numero due, poco ingombrante e neppure troppo ambizioso, incapace apparentemente di tramare nell’ombra, anche se il fatto di riuscire ogni anno a far quadrare i conti sotto Settlement Agreement, cedendo i giovani prodotti della cantera, ed essere un ottimo parafulmine per gli insulti dei tifosi sono qualità che lo rendono particolarmente apprezzato a proprietari asiatici che non amano critiche tali da creare loro un danno di immagine nei loro Paesi.

RESTA SOTTO ESAME

Sebbene le mancate cessioni a titolo definitivo di quest’anno siano in realtà acquisti sbagliati delle stagioni precedenti (al netto della situazione Icardi che sicuramente Piero avrebbe gestito o non gestito diversamente fin dall’inizio, non necessariamente meglio), far ricadere ogni responsabilità su Ausilio, che spesso non ha avuto la autonomia, il potere, la legittimazione, forse anche la personalità e l’orgoglio (sono difetti,sia chiaro) per opporsi ai desiderata di Mancini o Spalletti (come se Marotta con Conte…), non è oggettivamente corretto.

Marotta sa che cominciare una rivoluzione è facile, portarla avanti e completarla è molto difficile, a volte è necessario fare compromessi, cambiare qualche convinzione per ottenere quel che si ritiene indispensabile. L’apertura di credito di Suning per l’esonero di Spalletti e l’ingaggio di Conte, la piazza pulita delle mele marce cedute senza introitare nulla, l’arrivo di Lukaku, Godin e Sanchez valgono qualche deviazione dal progetto iniziale.

Forse solo momentanea perchè da Ausilio ci si aspetta quel salto di qualità, sia in uscita, sia in entrata nei rapporti a livello internazionale senza passare dai soliti canali (vedi rapporti con Pastorello), sia nella scoperta di campioncini dal sicuro avvenire, in assenza del quale potrebbe tornare nuovamente in bilico tra 12–18 mesi. Di certo chi sperava che si potesse dimettere o potesse risolvere il contratto perchè ridimensionato, come accaduto con Gardini, ha sbagliato i conti.

IL SUO IMPATTO SU QUESTO MERCATO

Anche perchè gli acquisti di Barella, Godin, Lazaro su cui lavorava da tempo, nonchè i suggerimenti su Zapata e Sanchez come piani B nel caso in cui fossero saltati Lukaku e Dzeko, avallati da Marotta prima e Conte poi, dimostrano come abbia avuto un impatto significativo anche su questo mercato.

E che sarebbe stato inutile cominciare da zero con un nuovo ds, perdendo il vantaggio accumulato in alcune di queste operazioni, di cui evidentemente si prenderà onori e oneri.

Senza contare come sia riuscito a capitalizzare per l’ennesima volta il grande lavoro del settore giovanile in ottica plusvalenza, riuscendo al contempo a strappare al Milan Sensi, da tutti considerato ad oggi la rivelazione di inizio stagione.

CONCLUSIONE

Avere un responsabile dell’area tecnica più esperto, financo più bravo di lui nella costruzione di una squadra e nella scoperta di calciatori promettenti a basso costo sarebbe servito maggiormente all’indomani dell’addio di Branca e non oggi quando tutto passa dalle mani e dal cervello di Marotta.

Con un progetto sportivo chiaro, organizzato e studiato da altri, con limiti precisi al suo campo di lavoro, inserito in una struttura che funziona, Ausilio potrà dimostrare finalmente se sia perfetto per una grande Inter o meno.

Una Inter Legend lo è già.


Ausilio perfetto per Marotta was originally published in FabbricaInter on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.


L'articolo è stato inserito in originale sul sito parner
La passione per il calcio e soprattutto per i colori nerazzurri mi è stata trasmessa in famiglia e fin da piccolo ho sofferto, seguito e mi sono appassionato alle vicende della nostra Beneamata e a tutto quello che riguardasse un pallone che rotola su un campo. Seguimi su https://fabbricainter.com/