Venerdì 8 maggio i cancelli di Appiano Gentile si sono riaperti, quasi due mesi dopo l’ultima volta. Un segnale di normalità, o almeno della pseudonormalità che attende il calcio e in generale l’intero sistema socio-economico italiano e mondiale per i prossimi mesi. Già, perché di normale, purtroppo, c’è ancora poco: gli allenamenti sono rigorosamente individuali, rispettando il distanziamento sociale, con i giocatori si recano al Suning Training Center in mascherina e rispettando lo scaglionamento dei gruppi che cadenza l’arco della giornata. Un primo passo verso la ripresa, che sarebbe un grande segnale di rinascita, è stato fatto. Il calcio – piaccia o non piaccia ai populisti a cui piace demonizzare questo sport – muove la passione degli italiani. Oltre, ovviamente, al denaro. Tanto denaro. E proprio per questo, appare quantomeno bizzarro imbattersi in un Ministro dello Sport che si rivolge con malcelato fastidio e sufficienza verso il principale asset del proprio settore di riferimento. Ma questa è un’altra storia. La giornata di oggi sarà fondamentale perché dovrebbe arrivare la decisione del Comitato tecnico-scientifico riguardo la ripresa degli allenamenti collettivi previsti per il 18 maggio.

Sarebbe un’altra data spartiacque, ma com’è sacrosanto servirà il placet da parte degli scienziati, che cercheranno le massime condizioni di sicurezza propedeutiche ad una ripresa. E non è detto che bastino, per ripartire. Quello della ripresa del campionato sarebbe un ulteriore passo, disgiunto da quello odierno, che verrà condizionato ovviamente anche dall’andamento epidemiologico delle prossime settimane. L’obiettivo ufficioso sarebbe quello di ricominciare nel weekend del 13-14 giugno, ma le certezze, in un periodo del genere, sono difficili da pensare prima che da mettere in pratica. Se ripartirà, comunque, il calcio vivrà una situazione di precarietà, visto che potrebbe bastare un solo positivo per fermare nuovamente la stagione, questa volta con tutta probabilità in maniera definitiva, vista la ristrettezza dei tempi (la UEFA ha fissato al 2 agosto il termine ultimo per il termine dei campionati domestici).

Inter, dov’eravamo rimasti?

L’ultimo ricordo calcistico della nostra Inter è datato, come sappiamo, 8 marzo. La sconfitta dello Juventus Stadium, in una partita giocata in condizioni surreali. Non tanto per le porte chiuse, quanto per la sensazione – maledettamente fondata – di una tragedia alle porte. Il calcio è stato ovviamente e giustamente fermato il giorno dopo. E siamo sicuri che ripartire a giugno, se la situazione dovesse continuare a migliorare costantemente, seppur con un fattore comune al periodo fine febbraio-inizio marzo (quello delle porte chiuse) avrebbe tutt’altro sapore. Non gioioso, perché non c’è nulla da gioire con 30mila morti alle spalle, ma pieno di speranza, quel sentimento che deve caratterizzare il nostro sguardo verso il futuro.

L’Inter è al terzo posto in questo campionato, a -8 dalla Lazio e -9 dalla Juventus, seppur con una partita da recuperare (quella casalinga contro la Sampdoria). Anche in caso di vittoria, appare difficile credere ad una rimonta da scudetto: la squadra di Conte appare al momento tagliata fuori, vista anche l’altra sconfitta di metà febbraio maturata all’Olimpico contro la Lazio, altra potenziale rivale scudetto. Tuttavia, c’è da migliorare in maniera consistente le recenti stagioni, per continuare quel processo di crescita tanto caro a proprietà e dirigenza. Crescita che potrebbe subire una brusca accelerata ribaltando il risultato maturato nell’andata delle semifinali di Coppa Italia, dove l’Inter è stata sconfitta per 1-0 dal Napoli a San Siro. Non è ancora dato sapere se la coppa nazionale si disputerà nello scorcio fra giugno e agosto oppure se verrà rimandata ai mesi successivi. In caso di ripresa, l’Inter è chiamata a vincere nuovamente in Campania, come successo a gennaio – prima partita dopo la sosta – quando la squadra di Conte ha sfornato una delle migliori performance stagionali, interrompendo un digiuno di vittorie al San Paolo in campionato che durava da ben 23 anni. Altro crocevia sarà rappresentato dall’Europa League. I nerazzurri hanno fatto il proprio dovere superando agevolmente il Ludogorets nei sedicesimi, e sono ora attesi dall’ostico Getafe negli ottavi. Sulla carta, non ci sono squadre superiori all’Inter nella competizione, per cui c’è il dovere di arrivare fino in fondo.

Ovviamente, il fatto di giocare ogni tre giorni, con una rosa che non dispone certamente dell’ampiezza di quella della Juventus, non faciliterà il compito a Conte e ai suoi uomini. Le cinque sostituzioni introdotte dell’IFAB nei giorni scorsi potrebbero rappresentare una panacea, ma è necessario che la fortuna assista i nerazzurri, o meglio che la sfortuna non li affligga come nei mesi autunnali e invernali, dove si è assistito ad una sfilza di infortuni. I mesi finali, inoltre, potrebbero essere decisivi per definire il destino di alcuni uomini della rosa, la cui permanenza assume i contorni dell’incognita. Godin, scalzato da Bastoni prima della ripresa, dovrà dare delle risposte e allontanare le voci di un prematuro addio. Altro destino incerto è quello di Moses, il cui riscatto è in bilico, visto che l’infortunio e la sosta forzata hanno impedito di giudicarlo sul campo. L’addio di Borja Valero (che andrà in scadenza) appare certo, così come quello di almeno uno fra Vecino Gagliardini: l’ultimo scorcio stagionale potrebbe essere giudice della scelta su chi dei due sacrificare. Sensi dovrà ritrovare continuità, sperando di tenere lontani gli infortuni, e dare quel contributo fondamentale che rese l’Inter di inizio stagione una sorta di macchina perfetta. Ed è in quella stessa macchina che dovrà integrarsi Eriksen, finora apparso come un pesce fuor d’acqua. Lautaro Martinez dovrà isolarsi dalle voci che lo vogliono a un passo dal Barcellona e ritornare ad essere decisivo. Il suo compagno di reparto, Lukaku, dovrà continuare ad apportare il suo contributo fatto di gol e di sacrificio costante per la squadra. Mentre le certezze di questa squadra, De Vrij e Brozovic, dovranno mantenere tale status meritatamente acquisito. Sul campo. Quello che speriamo di rivedere presto, anche se solo in tv. Dovrà essere l’Inter, con le sue performance, a farci sentire più vicini che mai.

 

23 anni, laureato in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.