Le voci sulla possibile cessione di Wesley Sneijder al Manchester City non avevano suscitato grandi reazioni. Forse perché l’offerta degli inglesi, ai più, sembra difficile da concretizzarsi o perché, in fondo, fino alla gara di Supercoppa l’olandese sembrava più un problema che un valore aggiunto per l’Inter. Di difficile collocazione nel 3-4-3 di Gasperini, non una punta ma nemmeno un regista, ruolo nel quale è stato provato dal tecnico nelle ultime uscite amichevoli. E invece l’olandese ha dimostrato di saper volare se schierato nella sua posizione ideale, dietro una o due punte, ma anche adattato. La manovra dell’Inter, a Pechino, in un primo tempo ben giocato, è stata costantemente ispirata da Sneijder: appoggi, verticalizzazioni e un calcio di punizione infilatosi all’incrocio dei pali.

Calato, inevitabilmente, lui come tutta la squadra, l’Inter ha accusato il colpo. La dipendenza dall’estro dell’olandese è sembrata evidente, per questo cederlo sarebbe un clamoroso autogol. Sneijder è un atipico, un giocatore che non ha eguali nel mondo. L’unico modo per non risentire troppo dell’eventuale cessione sarebbe acquistare Fabregas o Schweinsteiger, entrambi più adatti agli schemi di Gasperini, ma inarrivabili. Ricky Alvarez ha dimostrato buone doti tecniche ma può giocare da punta esterna o da mezz’ala, non da regista, forse da trequartista. Luc Castaignos non ha di certo le caratteristiche del suo connazionale.

E allora conviene tenerselo, Sneijder, piuttosto, con il futuro ancora in bilico di Maicon, occorre andare a puntellare la squadra, sulla sinistra (nonostante la buona prova di Obi) e forse in difesa (Chivu è sempre in netta difficoltà). L’Inter di oggi, aspettando il miglior Eto’o, ha una sola certezza: Wesley Sneijder, il pezzo più pregiato che Moratti farebbe bene a tenersi stretto.