Il doppio pareggio fra Serie A e Champions League, rispettivamente contro Atalanta e Shakhtar Donetsk, caricava l’Inter – ieri impegnata a Reggio Emilia – del primo bagaglio di pressione stagionale. Chiaro, è ancora presto, ma far lievitare i 4 punti di svantaggio dal Napoli capolista sarebbe stato molto fastidioso, in particolare alla vigilia di una altrettanto fastidiosa nuova sosta per le nazionali. Il Sassuolo, d’altronde, non è mai un avversario banale per i nerazzurri, che contro i neroverdi – nel corso degli anni – hanno sofferto non poco, mostrando praticamente tutte le versioni migliori e peggiori di se stessi. I tifosi più arguti, insomma, si aspettavano tutto, meno che una partita agevole. Pronostico azzeccato. Fin troppo.

Un’ora da incubo

La squadra di Inzaghi aveva anche approcciato bene la partita ma, dopo i primi 10 minuti tanto gradevoli quanto ingannevoli, sono stati i padroni di casa a dominare fino al sessantesimo. Se contro lo Shakhtar martedì si era assistito alla peggior prestazione stagionale, l’ora di gioco di ieri è stata in grado di scalzare questo primato negativo: un’Inter bruttissima e totalmente in balìa degli eventi.

I nerazzurri erano tremendamente lunghi sul campo, fattore che li ha esposti in maniera cruda e violenta alle ripartenze del Sassuolo, che con Boga più che con Berardi è riuscito a trovare sistematicamente gli uno contro uno con i difensori nerazzurri, in particolare con Skriniar. L’episodio del calcio di rigore, d’altronde, arriva proprio da un fallo dello slovacco – poco lucido dopo l’ennesima corsa all’indietro – sul francese. Skriniar, De Vrij e Bastoni sono difensori straordinari, sia chiaro, ma il loro punto di forza non è la velocità. Ieri è stato dimostrato una volta di più. Sarebbe altresì ingeneroso addossare le colpe ai tre interpreti del reparto arretrato: la protezione da parte dei loro compagni non è stata affatto adeguata. Pessima la prova di Dumfries in entrambe le fasi, Barella è apparso in affanno, Calhanoglu – al solito – inconsistente e a tratti invisibile. Il peggiore in campo, però, è probabilmente stato Correa. Il Tucu, dopo la mezzora iniziale contro il Bologna interrotta bruscamente causa contusione al bacino, ieri è partito nuovamente da titolare in coppia con il connazionale Lautaro. Non è andata per niente bene, dal momento che non è mai stato in partita e, nei pochi casi in cui è entrato in contatto con il pallone, lo ha vistosamente e palesemente maltrattato.

Nota di merito per Samir Handanovic, criticato anche in questa sede per le sue performance negative: ieri, invece, il portiere sloveno ha salvato il risultato e tenuto in vita l’Inter. È corretto, oltre che onesto, rendergli l’adeguato merito per questi tre punti. L’ora da incubo dell’Inter a Reggio Emilia si conclude dunque sull’1-0 per i neroverdi ed è un affare per Inzaghi e i suoi uomini, dal momento che il passivo sarebbe potuto essere molto più ampio. Poi il segnale forte, che spariglia le carte ed inaugura la strada del ribaltone.

Ancora il Cigno, sempre il Cigno!

Edin Dzeko ha letteralmente guidato il gruppo dei subentranti che sono diventati, di fatto, i principali artefici della rimonta. Il bosniaco è entrato insieme a Vidal, Dimarco e Darmian: ognuno ha fornito il suo preziosissimo apporto in entrambe le fasi, sostituendo i sopracitati Correa, Calhanoglu e Dumfries, oltre a Bastoni. I quattro cambi effettuati da Inzaghi al minuto 57 rappresentano un unicum nella stagione nerazzurra: mai in un solo slot era stato utilizzato un numero così ampio di sostituzioni. Segnale che, probabilmente, il tecnico piacentino avrebbe voluto cambiarli tutti: troppo brutto lo spettacolo al quale lui e i tifosi nerazzurri stavano tristemente assistendo, agonizzanti.

Il numero 9 dell’Inter non ha solo segnato dopo 33 secondi: ha letteralmente impreziosito ogni giocata, ogni pallone transitato dai suoi piedi pieni di qualità e dalla sua testa colma di intelligenza calcistica. Ovvio, con la sua rete (splendido l’assist di Perisic) ha certamente instillato nuove convinzioni ed entusiasmo nei compagni, che da lì in poi hanno alzato nettamente il livello e regalato un’ultima mezzora, quella sì, da Campioni d’Italia. Il rigore guadagnato è un’altra perla nella sua splendida prestazione ed un’altra dimostrazione che il Cigno è ancora decisivo e che il “canto” che da anni viene paventato può ancora attendere. Edin non ha voglia di esibirsi in prestazioni canore, ma di gonfiare la rete e regalare ai suoi nuovi tifosi altre prestazioni da leader.

Stavolta sul dischetto è andato Lautaro, che due stagioni fa ne aveva fallito uno pesantissimo contro il Bologna. Il Toro si è dimostrato freddo, regalando all’Inter tre punti il cui aggettivo adatto non può esser altro che…”inaspettati”. Per come si era messa. Perché non si può dimenticare un’ora in cui l’Inter è stata ampiamente dominata.

Non può diventare abitudine…

Verona, Firenze, Reggio Emilia. Tre trasferte nelle quali l’Inter è stata per lunghi tratti del match totalmente preda degli eventi e dominata dagli avversari. L’aspetto paradossale e al tempo stesso confortante è che la squadra di Inzaghi ne sia uscita comunque con 9 punti. Tuttavia, la rimonta disperata, pur se centrata (con i nervi più che col gioco), non può divenire modalità abitudinaria, poiché a lungo andare questo condurrà certamente a lasciare per strada punti preziosi. L’Inter, in particolare, deve implementare la fase difensiva: 8 gol subiti in 7 partite sono troppi, ma ciò che davvero preoccupa è il numero di occasioni che ieri sono state concesse agli avversari e la regolarità con cui questi si presentavano pericolosamente dalle parti di Handanovic e a ridosso dell’area di rigore nerazzurra.

Analizzare gli aspetti negativi dopo una vittoria può rappresentare la modalità più serena per la crescita collettiva. Il rammarico è non poterlo fare con la squadra al completo, visto che ad Appiano, nelle prossime due settimane, rimarranno davvero in pochi. Quello di cui Inzaghi può essere ampiamente soddisfatto è sicuramente il carattere che i suoi calciatori mostrano, la capacità di rifiutare ostinatamente l’idea della sconfitta e la rincorsa, ad ogni costo, della vittoria. Una virtù da salvaguardare per il prosieguo della stagione e che tornerà utile già dopo la sosta, quando l’Inter sarà attesa da un mese davvero intenso. Si parte con Lazio, Sheriff e Juventus, si termina con il derby di Milano. Ci sarà da combattere, soffrire, emozionarsi. E vincere.

 

 

24 anni, laureato in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.