Fra i tanti temi del mondo nerazzurro, quello relativo al futuro di Luciano Spalletti è uno dei più caldi. L’ipotesi, il dubbio amletico non riguarda la stagione in corso, che proseguirà e si concluderà senza dubbio con il tecnico di Certaldo in panchina, quanto il discorso relativo alla prossima stagione. A giugno, infatti, la società (con il nuovo arrivato Marotta in primis) sarà chiamata a prendere una decisione per quanto riguarda la guida tecnica della Beneamata. Cerchiamo così di proporre oggi un’analisi a 360° sul lavoro (considerando aspetti positivi e negativi) dell’allenatore in questo anno e mezzo di Inter.

Aspetti positivi

L’Inter che Spalletti ha trovato nell’estate 2017 era letteralmente a pezzi. Veniva, infatti, dalla sciagurata prima stagione di Suning segnata da tre cambi in panchina: Mancini da giugno ad agosto, De Boer da agosto a novembre, Pioli da novembre a maggio, con campionato terminato da Stefano Vecchi in panchina. Il tecnico toscano era chiamato a riportare identità e senso di appartenenza verso questi colori, tasto sul quale ha battuto sin dal primo giorno ad Appiano Gentile. Ricordiamo il mercato condotto quell’estate e non bisogna dimenticare che la rosa non fu completata a dovere: mancavano alternative valide ai titolari, addirittura l’organico fu orfano di un quarto centrale difensivo fino a gennaio. Spalletti, però, ebbe una reazione super-positiva, lavorando con estremo impegno per sopperire alle mancanze in rosa. Il girone d’andata della scorsa stagione fu straordinario, ma lo era stato anche con Mancini, e puntuale arrivò il crollo invernale. La capacità e l’abilità di Spalletti, ciò che segnò un passo avanti rispetto ai suoi predecessori, però, fu quella di rialzarsi dal letargo invernale e di riprendere la corsa per la tanto agognata qualificazione in Champions. Come sappiamo, ci riuscì con la mossa di Brozovic centrale di centrocampo e con gli apporti decisivi di due giocatori dotati di classe cristallina come Rafinha e Cancelo. Il finale di campionato, come ricordiamo bene, fu thrilling, e l’Inter riuscì a ritornare nella massima competizione europea anche grazie ad un po’ di fortuna, come nel giorno in cui fu Zenga (con il suo Crotone) ad impedire alla Lazio di ottenere la qualificazione matematica nella penultima giornata. La notte del 20 maggio, però, non fu affatto fortuna, ma prova di tenacia e di carattere nel vincere in trasferta (e con un solo risultato a disposizione) contro la Lazio. Notte da Inter. Se il club intraprenderà un cammino vincente, un circolo virtuoso, Spalletti sarà sempre ricordato come colui che ha compiuto il primo passo, riportandolo in Champions League 6 anni dopo.

Per quanto riguarda la stagione attuale, il terzo posto dell’Inter rispecchia i pronostici di inizio anno e l’obiettivo di migliorare il piazzamento finale della scorsa annata. Una delle note più liete per l’Inter targata Spalletti è sicuramente la fase difensiva: sin dal suo arrivo, la squadra ha sempre mostrato solidità. Attualmente, quella nerazzurra è la seconda miglior difesa dietro solo alla Juventus, che fa della retroguardia il suo punto di forza maggiore sin dall’inizio del proprio ciclo di vittorie. Merito di un fenomeno come Skriniar, del nuovo arrivato De Vrij, sicuramente, ma non può essere solo abilità individuale. Spalletti, che spesso nella sua carriera era stato criticato per il fatto di subire troppi gol, ha nettamente corretto questo difetto. Ciò che non è cambiato, invece, è la sua capacità nel centrare sempre un piazzamento in linea alle richieste societarie: ci è riuscito all’Udinese (andando ampiamente oltre) dove si prese le luci della ribalta, ci è riuscito alla Roma, ci è riuscito all’Inter nella passata stagione. Ed il terzo posto attuale (scaramanzie a parte), con un buon margine sulla quinta, lascia ben sperare. A testimonianza dell’identità di squadra e del carattere, inoltre, tante vittorie all’ultimo minuto: le due fantastiche nei derby targati Icardi, quella contro il Tottenham, quella contro la Sampdoria in questa stagione all’ultimo respiro. Che si abbinano a partite dominate tatticamente e mentalmente, giocate con il piglio della grande squadra: pensiamo, per esempio, a Lazio-Inter 0-3 di tre mesi fa. E come non citare Inter-Napoli. Ottimo approccio nel primo tempo, grande intensità (quante volte abbiamo visto il Napoli spazzare ripetutamente la palla in fase di impostazione?), partita preparata tatticamente benissimo. Secondo tempo costellato anche dalla sofferenza, e contro una squadra come il Napoli è normale che in alcuni momenti della partita si debba subire e resistere. Inter che però, ancora una volta, ha avuto ragione del proprio avversario all’ultimo respiro. I meriti dell’allenatore sono innegabili.

Aspetti negativi

Ciò che è sempre stato rimproverato a Spalletti nel corso della sua carriera è quello di fallire regolarmente nei momenti clou. Fallire, cioè, quando ci sarebbe da andare oltre il piazzamento, oltre l’ordinario: c’è sempre la sensazione che gli manchi quel salto di qualità, quel surplus per passare da “bravo” a “top”. E, in effetti, possiamo ricordare delle situazioni in cui questa pecca si è effettivamente evidenziata:

  • Inter-Juventus 2-3: l’Inter, in dieci uomini quasi per l’intera durata del match, fu straordinaria fino al minuto 88. Riuscì a reagire ad uno degli arbitraggi più discussi della storia recente del calcio italiano (c’è sempre la Juventus di mezzo, sarà sfortuna…) e a portarsi addirittura in vantaggio. E grande merito fu proprio dell’allenatore, che riorganizzò la squadra perfettamente. Ma nel finale, proprio quando stava per scriversi una delle pagine più belle nella storia dell’Inter, quella che poteva diventare un’icona del club, lo sciagurato cambio Santon-Icardi che tutti ricordiamo. Fu il primo, vero errore della sua gestione. Primo, ma dolorosissimo. Perchè rovinò una serata magnifica, perchè consegnò uno scudetto immeritato alla Juventus e perchè rischiò seriamente di estromettere l’Inter dalla Champions League.
  • Juventus-Inter 1-0: e qui fu anche sfortuna. Già, perchè quel palo colpito da Gagliardini grida ancora vendetta, specie se rapportato ad un primo tempo in cui l’Inter fu superiore alla Juventus. Nel secondo tempo, però, un’altra mossa che fece molto discutere: il cambio Politano-Borja Valero, che spezzò la capacità dell’Inter di rendersi pericolosa ed a cui seguì il gol di Mandzukic.
  • Inter-PSV Eindhoven 1-1: il momento peggiore dell’attuale stagione nerazzurra. L’atteggiamento della squadra dopo il gol del pareggio di Icardi ha rappresentato un pessimo segnale: temporeggiare e palleggiare nella speranza che il Barcellona vinca la propria partita contro il Tottenham non è assolutamente un comportamento da grande squadra. Inaccettabile e inconcepibile. Fin dove arrivano le colpe di Spalletti e cominciano quelle dei giocatori? Non possiamo saperlo. Ma anche questa volta c’è un cambio simbolo: fuori Politano, dentro Vrsaljko.

All’allenatore, inoltre, si rimproverano l’acquisto di Nainggolan (finora un autentico flop) e la gestione di Lautaro Martinez che, quando chiamato in causa, ha sempre risposto presente mostrando grande voglia ed entrando nel tabellino dei marcatori spesso e volentieri. Per quanto riguarda il Ninja, ci si aspetta che l’allenatore (suo primo sponsor in estate) sia capace di risolvere una situazione che sta diventando bollente: anche sabato scorso, il belga è apparso in nettissimo ritardo di condizione. Sul Toro, invece, il dibattito riguardante il passaggio al 4-4-2 è sempre uno dei più accesi.

Il futuro: cosa ci si aspetta da Spalletti?

L’Inter è attesa da tre competizioni con obiettivi specifici. In campionato, il margine dalla seconda e dalla quinta è equidistante: l’ambiente si aspetta di dover guardare avanti e non indietro, cercando di accorciare le distanze dal Napoli che non è poi così superiore (la partita di Santo Stefano lo ha dimostrato), giocandosela per il secondo posto. In Coppa Italia è obbligatorio battere la Lazio a San Siro e qualificarsi per le semifinali, dove l’Inter sarebbe attesa da una super doppia sfida contro Napoli o Milan. Ed è lì che ci si aspetta un salto di qualità: c’è tanta voglia di ritornare a giocare una finale dopo anni. L’Europa League, poi, sarà probabilmente il banco di prova più importante. Nella competizione ci sono quattro squadre, principalmente, che sulla carta possono seriamente impensierire l’Inter. Se effettuiamo una riflessione, però, si tratta della quarta e della sesta forza della Premier League (Chelsea e Arsenal), della quarta nella Liga (Siviglia) e della seconda in Italia (Napoli). L’Inter può sicuramente giocarsela con tutte e quattro, che non devono apparire come ostacoli sulla carta insormontabili. Cosa che sarebbero stati i vari Real Madrid, Atletico Madrid, Bayern Monaco, Juventus, PSG, Manchester City o Liverpool in Champions League. L’Inter, inoltre, almeno rispetto alle due inglesi, potrebbe avere un vantaggio non da poco: i due club di Londra, infatti, nella fase calda della competizione potrebbero essere invischiate in una lotta serratissima con il Manchester United e il Tottenham per guadagnare un posto Champions. I nerazzurri, invece, con un filotto di vittorie (e il calendario da qui al derby lo permetterebbe) potrebbero ipotecare la suddetta qualifazione, con la possibilità di concentrarsi sulla competizione europea. L’Europa League è quindi un’opportunità che l’Inter deve sfruttare al meglio per ricominciare ad acquisire lo status che la sua storia richiede. E, anche in questo caso, ci si aspetta che Spalletti superi un limite che lo ha contraddistinto nella sua carriera in Europa, ovvero quello di essere eliminato in maniera troppo precoce.

E se non ci riuscisse? Conte, Mourinho, Simeone…

Se il tecnico di Certaldo non riuscisse ad arrivare in fondo in Europa League, Coppa Italia o la squadra fosse vittima di un vertiginoso calo in campionato, si aprirebbero naturalmente degli scenari per il futuro. Il nome più forte è quello di Antonio Conte, attualmente libero. Il tecnico pugliese ha già lavorato con Marotta alla Juventus e questo ovviamente amplifica i rumors riguardo un suo possibile approdo all’Inter nella prossima estate. A proposito di allenatori al momento svincolati, non possiamo non citare José Mourinho. Inutile rimarcare quello che è stato il rapporto creatosi fra lui e l’Inter, quella fortissima empatia che fu il primo ingrediente per la leggenda del 2010. Terzo e ultimo nome, quello di Diego Simeone, che però sembra prossimo ad un rinnovo con l’Atletico Madrid nonostante da anni continui a ripetere che allenare l’Inter sia un obiettivo concreto per il futuro. Di sicuro, i tre citati hanno lo status di top manager e la personalità adeguata per allenare l’Inter, che storicamente ha sempre avuto bisogno di un condottiero forte alla guida di una barca troppo spesso incline ad affondare ai primi cenni di mareggiate.

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22 anni, laureando in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.