Diciamolo chiaramente: lo shock di Bologna è ancora impresso nelle nostre teste. Una serata così non si dimentica. Il fatto che ieri, dopo il gol dell’Udinese, si sia affacciato in maniera spettrale il timore di subire una nuova sanguinosa rimonta, non è affatto un caso. Tuttavia, questa volta i nerazzurri hanno gestito la partita con maggior predisposizione alla lotta e in maniera più concreta. Certo, rispetto a Bologna qualcosa è cambiato: non c’è stato l’approccio strepitoso visto nei primi 25 minuti in Emilia, ma il gol iniziale è arrivato pure in Friuli. E questa volta è arrivato pure il raddoppio, nonostante i nerazzurri forse lo meritassero meno rispetto alla gara di mercoledì. Così va il calcio, non si può ottenere sempre tutto ciò che si merita: il fatto che l’Inter sia entrata nel panico a Bologna dopo il gol di Arnautovic è troppo grave per ogni tentativo di giustificazione.

Pure ieri i nerazzurri, nonostante un 2-0 che avevano gestito senza troppi affanni, hanno comunque denotato una certa fragilità mentale dopo la rete friulana. Bravo Sanchez, in particolare, a congelare il pallone e guadagnare una preziosissima serie di corner che hanno portato tre punti a Milano. Per il resto, da segnalare l’ennesima, grande prova di Perisic: il croato stupisce di partita in partita, è letteralmente straripante. Bene anche il terzetto difensivo, con Skriniar che si è macchiato solo di un paio di falli evitabili (fra cui quello da cui nasce il gol dell’Udinese), un De Vrij sicuro nel piazzamento e Dimarco stavolta ottimo anche in fase difensiva, supportato dallo slovacco e dall’olandese, dopo il brutto precedente di mercoledì sul gol di Arnautovic. Darmian sempre affidabile, Barella diesel, Brozovic pulito come sempre, Gagliardini che non è Calhanoglu ma ha fatto il suo. Dzeko è invece sempre più appesantito, provato da una stagione in cui ha giocato tantissimo a dispetto dell’età, mentre Lautaro ha alternato ottime giocate ad alcune imprecisioni: un ottimo riassunto della sua gara è il rigore fallito cui ha fatto seguito la lucidità di colpire la palla di testa per il raddoppio.

L’Inter, in ogni caso, ha avuto la colpa di non chiudere la gara, magari proprio su una ripartenza di Perisic, così come l’erroraccio di Dzeko davanti a Silvestri e l’assurda quanto dilettantesca scelta, da parte di Correa, di servire un Vidal palesemente in fuorigioco. Insomma, pregi e difetti, ma la squadra di Inzaghi ha fatto quello che avrebbe dovuto in Emilia: prendersi i tre punti e portarli a Milano. A quest’ora, racconteremmo un’altra storia. Nessuna scusa, però: la colpa è solo ed esclusivamente dell’Inter stessa. A maggior ragione, adesso c’è un vero e proprio obbligo morale al quale adempiere.

L’ultima giornata

Una missione, per quanto possa rivelarsi inutile e insignificante: arrivare all’ultima giornata ancora in corsa. L’Inter ha già regalato troppo, specialmente al Milan, durante tutta la stagione: dalla doppietta di Giroud che ha colorato di rossonero un derby senza alcun senso fino alla clamorosa topica di Radu a Bologna. Se la squadra di Pioli dovesse – come probabile – alzare al cielo il trofeo, sarà tenuta a ringraziare la magnanimità della squadra di Inzaghi e i suoi ripetuti suicidi sportivi. Però adesso basta. Ormai il grosso del danno è fatto, vero, ma a maggior ragione non si può andare oltre: adesso l’Inter ha l’obbligo morale, prima che sportivo, di vincere le ultime tre partite. Basta regali, basta follie, basta isterie.

E Inzaghi sappia che non c’è niente di divertente, in tutto questo. Ieri ha detto “credo che i tifosi dell’Inter si siano divertiti, in questa stagione“. No, se a fine stagione dovessimo vedere Piazza Duomo e tutte le varie città italiane colorate di rossonero, Pioli con le braccia al cielo, non ci sarà proprio nulla di cui compiacersi. Qui non vale il “ci abbiamo provato”. No, Simone, non siamo alla Lazio. Non ci accontentiamo della Supercoppa, specialmente se davanti a te non c’è uno squadrone irresistibile: quando hai miglior attacco e miglior difesa, quando riesci a battere l’avversario per 3-0, non vincere il titolo fa malissimo. Ma almeno, che se lo guadagnino da soli, negli ultimi metri di questa maratona. Se l’Inter dovesse battere Empoli e Cagliari, ci sarebbe la certezza di arrivare all’ultima giornata: è lì che i nerazzurri dovranno eventualmente scucirsi lo Scudetto dal petto, non prima. Poi, a volte, i miracoli accadono e ti regalano i sogni più belli. È giusto rincorrerli.

 

24 anni, laureato in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.