Dopo lo stop in campionato arrivato con l’Atalanta al termine di una partita agitata, emozionante e a tratti drammatica finita con un “buon pareggio” (visto come poteva concludersi possiamo definirlo tale), l’Inter vola a Donetsk nella città dei minatori per cercare il riscatto e soprattutto quei tre punti salvifici per il suo cammino in Champions che altrimenti diventerebbe tortuoso.
Come volevasi dimostrare, così non è stato: ennesimo zero a zero contro lo Shakhtar Donetsk negli ultimi tre incontri in meno di anno solare, ucraini da questa estate guidati dall’ex sassuolo De Zerbi.
Il rammarico, che si evolve in frustrazione e rabbia, nasce dal fatto che l’Inter avrebbe potuto raccogliere sei punti su sei, quando se ne ritrova a malapena uno, ed essere prima in classifica insieme al Tiraspol (vincente sul Real Madrid per 2 a 1 si trova sorprendentemente al comando del girone). Tradotto avrebbe significato essere ad un passo dalla qualificazione agli ottavi che ora inizia ad essere vista come un traguardo difficile.
La vittoria dei moldavi sul Real non era preventivata ed ha complicato radicalmente la situazione della squadra di Inzaghi che nelle prossime due gare consecutive con la formazione dell’est Europa non può e non deve sbagliare: serve il punteggio pieno.

Le problematiche dell’ingranaggio

La partita di ieri sera non è stata di certo brillante, almeno sul piano del gioco, peri i nerazzurri che nonostante tutto hanno sprecato almeno cinque palle gol nitide delle quali due sono state ammirevoli parate di Pyatov.
Detto ciò, diventa evidente quel che prima era celato da un velo di positività o, ancora peggio, nascosto dietro alla statistica. Sì perché l’Inter ha segnato tantissimo in queste prime uscite stagionali ma paradossalmente ha un problema, evidenziato, in attacco, principalmente con il numero 9 (in generale e non solo nel particolare: Dzeko) che semplicemente non c’è. Quest’ultimo, Dzeko, sicuramente tra i peggiori in campo, facciamocene una ragione perché non è quel tipo di attaccante e cioè il centravanti che segna gol a prescindere, sempre o quasi, anzi, fa un gran lavoro per la squadra (non eseguito al meglio contro lo Shakhtar) ma sotto porta spesso e volentieri è l’antitesi di un killer.
Contare solo ed esclusivamente o perlomeno molto su Lautaro come portatore di reti è un rischio che la società (che significa in realtà dirigenza e tutto quel sappiamo: la situazione economica, le cessioni importati, ecc.) è pronta a prendere e vedremo se avranno avuto ragione, tutti ci auguriamo di sì ma al momento la problematica esiste.
Rimanendo in tema criticità, un inciso va fatto su Brozovic. Il croato non ha un sostituto e in partite del genere non può essere cambiato così presto, azzarderei che forse sarebbe dovuto restare per tutti i 90 minuti.
Barella posizionandosi come regista, dopo l’uscita di scena del collega, ha calato vistosamente il suo rendimento. Il suo pressing alto sempre generoso e apprezzato in questa circostanza rischia solo di essere deleterio lasciando un buco a centrocampo profondissimo.
Di contro c’è da dire che da interno di centrocampo, destro o sinistro che sia, il neo campione d’Europa dimostra e conferma partita dopo partita di essere uno dei più forti centrocampisti a livello mondiale; purtroppo il fato con la traversa colpita non lo ha premiato.

Una certezza difensiva

Diverso il discorso difensivo.
Contro la squadra di De Zerbi il trittico difensivo non si è comportato male, soprattutto grazie alla maestosa prestazione di Skriniar. Lo slovacco ha condotto una partita perfetta e da diverse conferma questa forma eccezionale non sbagliando praticamente mai un intervento. L’esultanza al 48’ del secondo tempo per il salvataggio davanti la linea di porta è quella di ogni tifoso interista che ha urlato sul divano di casa propria insieme a lui.
Intelligente anche nel commettere fallo: mai andando oltre nell’intensità del contrasto seppur con veemenza e durezza, interviene sempre per fermare una ripartenza pericolosa ed in questo momento è il pilastro difensivo.
Perché se Skriniar è una favola De Vrij e Bastoni non stanno vivendo il loro miglior momento.
Differentemente dal reparto d’attacco che ha oggettivamente una complicazione cronica quello difensivo sembra essere un momento non felice dei singoli (già ampiamente visto ad esempio con Handanovic).
La struttura è solida, sicuramente con l’avvento di Inzaghi e della prospettiva offensiva della manovra di gioco, come ammesso anche dal tecnico nerazzurro, si sarà esposti a subire ripartenze avversarie. Ultimamente non è andata ottimamente ma in questa gara, trascinati dalla colonna slovacca, si percepisce che la direzione è quella giusta: era solo questione di abitudine.

Non tutto è perduto

In Champions così come in campionato è indubbio che si stia dietro, più preoccupante la prima competizione che la seconda ma si sono visti i presupposti per poter riprendersi nonostante i cali, gli errori e le difficioltà già analizzate.
E’ ovvio che non sono concessi sbagli, non tanto per la qualità o nell’intensità fisica dell’avversario che ha comunque battuto il Real Madrid ed è a punteggio pieno e tutto ciò significherà pur qualcosa, ma più che altro per dimostrare che l’Inter è una squadra che può trasformare una situazione sfavorevole in positiva come son capaci di fare le grandi squadre.
Gli ottavi sono un traguardo che deve essere raggiunto per mille motivi che conosciamo benissimo tra cui il prestigio che meritiamo e per l’aspetto economico che mai come in questo momento storico sta coinvolgendo in maniera drastica il mondo calcistico.
Inzaghi ha in mano un gran potenziale sappiamo però che il suo è un compito non facile da svolgere come abbiamo ripetuto da quando ha messo piede a Milano, la fiducia nei suoi confronti non manca, perché, nonostante tutto la sua impronta è viva, si percepisce e ci piace.
E’ solo l’inizio della traversata, ci sarà qualche burrasca ma la ciurma sembra pronta ad affrontarla e superarla.