Due punti persi pesantissimi per le modalità in cui (non) sono arrivati. Ancora una volta il finale di partita a Firenze si rivela atroce e tremendamente amaro, per il terzo anno consecutivo: due anni fa Simeone, l’anno scorso il vergognoso rigore assegnato da Abisso e trasformato da Veretout, questa volta l’azione personale (posso dirmi abbastanza certo che non rivedremo mai più nulla di simile nella carriera di Vlahovic) dell’attaccante serbo. L’Inter viene immeritatamente agganciata dalla Juventus in vetta alla classifica. In altre condizioni avrei colpevolizzato maggiormente la squadra per la mancanza di cinismo nel realizzare il 2-0, ma c’è da dire che il fattore stanchezza pesa come un macigno su alcuni giocatori. Lukaku ha sì sbagliato ancora una volta un’occasione facile, sicuramente ha delle grosse responsabilità sia nella sfida contro il Barcellona, sia in quella di ieri, ma è visibilmente alla frutta. È in riserva, non ne ha più, gioca ininterrottamente da agosto. Ogni singola partita. Così come Skriniar, che sul gol poteva fare molto meglio.

PAGELLE FIORENTINA INTER

INGENUITA’ – Quello che a mio parere non è assolutamente giustificabile è l’atteggiamento che da qualche mese a questa parte contraddistingue gli spezzoni di partita nei quali viene impiegato Matteo Politano. Anche ieri, pessimo impatto sulla partita, così come contro il Parma e contro il Barcellona. L’esterno romano è riuscito nell’impresa di essere dannoso in dieci minuti scarsi. La palla persa sul gol della Fiorentina è sanguinosa, pesa come un macigno. Ed è ancor più deprecabile perché proviene da uno sterile tentativo di dribbling senza senso. Guadagnare un calcio d’angolo in quella situazione era troppo difficile? Richiedeva un’intelligenza superiore? Non credo. La voglia di strafare di Politano è totalmente dannosa per l’Inter oltre che grave, tanto grave, perché testimone del fatto di mettere se stessi davanti ai risultati della squadra. Il finale di partita del classe 1993 è in linea con la sua stagione: altre due palle perse con le quali uccide la minima speranza nerazzurra di poter segnare nel recupero dopo il pareggio di Vlahovic. L’Inter l’aveva controllata anche abbastanza bene, meglio del previsto, peccando di lucidità in alcune scelte (Lukaku e Vecino su tutti) ma comunque rischiando il giusto. L’aggancio della Juventus è immeritato perché non rende merito – appunto – all’enorme sforzo che la squadra di Conte sta proferendo in una situazione paranormale, nella quale gli uomini a disposizione sono sempre meno e con la quale sta convivendo da ormai più di due mesi. E nonostante ciò è lì, a pari punti con la Juventus. Impresa.

EMERGENZA – Anche ieri, altri due pezzi persi per infortunio. Stavolta si tratta di Bastoni Borja Valero. Doverosa parentesi su quest’ultimo, che gioca una partita fantastica impreziosita da un gran gol nella sua Firenze. È proprio vero che, in alcuni casi, la classe non invecchia. Il fisico però sì, e l’affaticamento muscolare lo conferma. Altri due giocatori salteranno il Genoa per squalifica, e si tratta di due big assoluti: Lautaro Martinez e l’insostituibile Brozovic. Chiedersi chi giocherà contro il Genoa senza chiamare in causa la Primavera di Madonna diventa esercizio molto, molto difficile. È vero che, se tutto dovesse andare secondo i piani, al rientro dalle festività natalizie dovrebbe rientrare quasi un’intera squadra, ma c’è ancora un’altra fondamentale partita da affrontare. Poche le soluzioni a disposizione, specie se Borja non dovesse farcela. L’Inter si ritroverebbe con un solo centrocampista centrale a disposizione, cioè Vecino. Si potrebbe proporre nuovamente Agoumé, entrato ieri nel finale, e affiancarlo magari a Skriniar che in nazionale ha spesso ricoperto il ruolo di centrocampista. Certo, pensare ad un centrocampo Agoumé-Skriniar-Vecino non è proprio il massimo della vita. In alternativa, si potrebbe cambiare modulo e passare ad un 3-4-2-1 con il tridente Politano (auspicando un atteggiamento differente), Lukaku ed Esposito. Allo stesso tempo, però, riflettere sul fatto che l’Inter in queste condizioni sia ancora in testa alla classifica, seppur in coabitazione, deve alimentare l’orgoglio verso questa squadra e verso il lavoro che sta facendo. L’augurio è l’ambiente nerazzurro possa rendersene conto, trasformando l’orgoglio in passione pura, per 90 minuti. Gli ultimi del 2019. Questo gruppo ne ha bisogno. Lo merita.

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23 anni, laureato in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.