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F.C. Juventus

kalle2016

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17 Luglio 2016
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Spoleto
Prende la palla, ma prima travolge Djuricic colpendolo al ginocchio mentre si distende. Fosse stato il contrario - prima prende la palla e poi l'uomo - non sarebbe stato rigore. Altrimenti, con questo metro di giudizio, non è rigore nemmeno il fallo di Ichazo su Ronaldo (era Ronaldo?), dato che tocca leggermente la palla e nel mentre travolge l'uomo, ma appunto il pallone lo prende, anche se di poco. E invece è stato giustamente dato. O non è rigore nemmeno quello di Cuadrado con Reina in Coppa Italia. O li dai sempre o non li dai mai.
Inoltre, se non avesse travolto l'uomo, la sfera stessa, nonostante la parata, sarebbe rimasta nella disponibilità dell'attaccante. Questo è rigore.
Poi chiaro, non è uno di quei casi evidentissimi tipo i fuorigioco di Catania o i gol di Muntari.
Mazzoleni va al VAR e non dà rigore perchè tanto sa già che, comunque, in ogni caso l'episodio sarà ignorato e fatto passare come "decisone giusta" in primis dagli skyavi e poi dagli scendiletto delle testate giornalistiche.
 

Bob Garde

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Mazzoleni va al VAR e non dà rigore perchè tanto sa già che, comunque, in ogni caso l'episodio sarà ignorato e fatto passare come "decisone giusta" in primis dagli skyavi e poi dagli scendiletto delle testate giornalistiche.
E infatti ha fatto una cazzata, il rigore andava dato. Stavamo discutendo del provvedimento disciplinare, ma il fallo c'era tutto.
 

FDB99

Pulcino
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22 Agosto 2016
Non sapevano se farla piú sporca dando il rigore e poi sbagliandolo o non darlo direttamente. Dipende da come si erano messi d'accordo prima del match
 

CircolocoMDC

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23 Giugno 2015
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fanno un bond per coprire il debito (indebitandosi ulteriormente quindi) ma per la gazzetta "la juve cresce ancora"

un modo diverso per dire "stanno con le pezze ar culo"
L’ho notato anche io... l’avesse fatto l’Inter:

“Inter in affanno: ricorre al bond per finanziare il mercato”

Lo fa la Juve:
“La Juve cresce ancora”

Il bello è che non si vergognano:cod
 

fast65

Pallone d'oro
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La Juventus ha annunciato l’emissione di un bond tra 100 e 200 milioni, entro il 30 giugno, riservato a investitori qualificati, come fondi d’investimento. È stato il consiglio d’amministrazione presieduto da Andrea Agnelli a deliberare la possibilità di varare, in una o più tranche, un prestito obbligazionario non convertibile, allo scopo “di dotare la società di risorse finanziarie per la propria attività ottimizzando la struttura e la scadenza del debito”. I dettagli non sono stati ancora resi noti. In base alle opportunità offerte dal mercato, verrà stabilito l’ammontare esatto dell’operazione, così come la durata e le caratteristiche. È previsto, comunque, che le obbligazioni siano quotate presso un mercato regolamentato o un sistema multilaterale di negoziazione dell’Unione Europea.
CREDIBILITÀ — La decisione di emettere un bond rappresenta uno step significativo nel processo di crescita internazionale della Juventus. Ci si rivolge al mercato istituzionale perché si ritiene di avere le carte in regola per convincere gli investitori a puntare su uno strumento finanziario sicuro e remunerativo. La stessa operazione, a cavallo tra il 2017 e il 2018, è stata compiuta dall’Inter che con le spalle forti di Suning ha migliorato la solidità finanziaria e incrementato la credibilità (raccolti 300 milioni al tasso del 4,875%).
COSTI — Al 30 giugno 2018 la Juventus aveva un indebitamento finanziario netto di 310 milioni, in netta crescita dai 162 dell’anno prima, composto per 182 da prestiti bancari, per 110 da fattorizzazioni e per 37 dal mutuo col Credito Sportivo (19 milioni gli attivi). L’obiettivo del bond è di ottimizzare il debito, diversificando le fonti di approvvigionamento e allungandone la durata, e venire incontro alle esigenze di cassa del club, sempre pronto a investire. D’altronde, con l’operazione Ronaldo sono aumentati notevolmente i costi che impattano subito a bilancio (circa 80 milioni tra stipendio e ammortamento), mentre il giro d’affari lieviterà in maniera più graduale. Si punta, nel giro di 2-3 anni, a sfondare il mezzo miliardo di ricavi, partendo dai 411 milioni del 2017-18. Il rinnovo con Adidas, in vigore dal 2019-20 a cifre più che raddoppiate (51 milioni fissi annui, con un bonus di 15 milioni già riconosciuto), ha rappresentato un primo passo.


fonte-gazza a pecora.
 

etingo

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Fabio Paratici, direttore sportivo della Juventus, ha raccontato alla Gazzetta dello Sport come è nato il colpo Cristiano Ronaldo e ha svelato l’alternativa: provare a prendere Mauro Icardi dall’Inter:



«Quando noi abbiamo giocato a Madrid è venuto Mendes, come si fa sempre nei giorni della Champions. Gli dico: “Cristiano ha fatto dei gol incredibili”, avevo ancora negli occhi, con ammirazione e dolore, la rovesciata. Lui mi guarda e mi risponde: “Tu non ci crederai ma Cristiano, se cambia, vuole venire alla Juve. Ricordati che è meno strano di quanto tu possa pensare. Poi ne parliamo”. Io ho pensato a una boutade ma ho cominciato a ragionarci. Ci siamo trovati all’aeroporto dei voli privati di Linate con Mendes e Giovanni Branchini per chiudere, non ci voleva molto, quel fenomeno di Cancelo. Mendes mi guarda ancora, ora si capiva che faceva sul serio: “Ricordati l’altra cosa, vedrai che Ronaldo si muove da Madrid. Te lo dico chiaro: il giocatore vuole venire solo alla Juve. Lui ha giocato nel Manchester United che è la più grande squadra inglese, poi nel Real Madrid, lui va solo in squadre storiche. In Italia non ha mai giocato, vuole vincere anche il titolo italiano. Se lo volete, lui c’è”. Gli ho detto: “Va bene allora tu dimmi un po’ di cosa stiamo parlando”. Io, che certo non mi ero scordato e certo volevo Ronaldo, sono arrivato lì preparato. Pensavo: se lui ne riparla voglio vedere, come al poker, che carte ha in mano: “Di cosa stiamo parlando?”. “Questo è il salario, questo il trasferimento”, dice lui. “Fammi pensare qualche giorno e poi ti darò una risposta”. Non ho detto no, altrimenti lui avrebbe cercato altro».

Posso immaginare l’adrenalina di quelle ore. Dover decidere se portare nella propria squadra il più forte giocatore del mondo…



«Esatto. Ore di tensione e di energia. Tornando da Linate ho pensato: “Noi abbiamo Higuain, che comunque andrà via”. Quindi, dedotto Higuain, questo può essere un buon accordo? Si può incassare di più? Facevo conti elementari. Ma sapevo bene che Ronaldo è una stella che si apre in varie direzioni: tecnica, commerciale, di mondializzazione del marchio. Ronaldo ha un valore aggiunto. Penso, e quasi non credevo a me stesso, “va bene, è una bella sfida, però possiamo anche pensare di provarci”. Non avevo detto nulla a nessuno. Poi facciamo una riunione, era inizio giugno. Buffon andava via, avevamo vinto sette scudetti di fila, la Champions l’avevamo persa malamente: dovevamo fare qualcosa per motivare i giocatori. Perché il calcio è tecnica, ma anche passione, è talento ma anche cervello. Ci vediamo con Andrea, con Pavel, parliamo di programmazione e conveniamo che bisogna dare una scossa a tutto l’ambiente. Non bisogna abituarsi a vincere in Italia e a sfiorare la Champions. La prima sfida non è mai certa, la seconda non è una maledizione. Provo a dire che per far crescere tutto il club, per dare uno shock positivo e proiettare la Juve oltre i suoi confini un’idea l’avrei… “È tutta da valutare, non mettetevi a ridere e non mi buttate fuori dall’ufficio. Ci sono due modi per motivare la squadra: uno non si può dire e l’altro è quello di comprare Cristiano Ronaldo”».

Sono curioso del primo…

«Il primo era comprare Icardi e scatenare un casino incredibile… Ma, come è ovvio, non era questo il mio obiettivo reale. Oppure… Oppure possiamo prendere Cristiano Ronaldo. Andrea fece una smorfia ma io dissi “aspetta, fammi spiegare…”. In verità, in quel momento nessuno poteva pensare che sarebbe venuto via dal Real Madrid per la cifra di cui Mendes mi aveva parlato. Si fece silenzio: “Mendes mi ha detto di riferirti che se la Juve lo vuole, e corrisponde alle sue richieste, lui viene alla Juve. Non vuole altra squadra se non la Juve. Non c’è opzione B, vuole solo la Juve”. Andrea Agnelli è un manager, non è solo un presidente. Capisce di calcio e di azienda, vuole far ancora più grande la Juve. È velocissimo nelle decisioni: ha chiesto di pensarci un attimo e di parlarne con alcune persone. Io già ero contento che non mi avesse buttato fuori dall’ufficio e mi avesse lasciato l’entusiasmo di pensare di poter comprare Ronaldo. Il pomeriggio mi disse di farmi dare bene tutti i conti perché, se era come avevo detto io, saremmo andati avanti».


si sono messi in mano a paratici che è un dilettante che al confronto ausilio è un genio
 

hernan 87

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Fabio Paratici, direttore sportivo della Juventus, ha raccontato alla Gazzetta dello Sport come è nato il colpo Cristiano Ronaldo e ha svelato l’alternativa: provare a prendere Mauro Icardi dall’Inter:



«Quando noi abbiamo giocato a Madrid è venuto Mendes, come si fa sempre nei giorni della Champions. Gli dico: “Cristiano ha fatto dei gol incredibili”, avevo ancora negli occhi, con ammirazione e dolore, la rovesciata. Lui mi guarda e mi risponde: “Tu non ci crederai ma Cristiano, se cambia, vuole venire alla Juve. Ricordati che è meno strano di quanto tu possa pensare. Poi ne parliamo”. Io ho pensato a una boutade ma ho cominciato a ragionarci. Ci siamo trovati all’aeroporto dei voli privati di Linate con Mendes e Giovanni Branchini per chiudere, non ci voleva molto, quel fenomeno di Cancelo. Mendes mi guarda ancora, ora si capiva che faceva sul serio: “Ricordati l’altra cosa, vedrai che Ronaldo si muove da Madrid. Te lo dico chiaro: il giocatore vuole venire solo alla Juve. Lui ha giocato nel Manchester United che è la più grande squadra inglese, poi nel Real Madrid, lui va solo in squadre storiche. In Italia non ha mai giocato, vuole vincere anche il titolo italiano. Se lo volete, lui c’è”. Gli ho detto: “Va bene allora tu dimmi un po’ di cosa stiamo parlando”. Io, che certo non mi ero scordato e certo volevo Ronaldo, sono arrivato lì preparato. Pensavo: se lui ne riparla voglio vedere, come al poker, che carte ha in mano: “Di cosa stiamo parlando?”. “Questo è il salario, questo il trasferimento”, dice lui. “Fammi pensare qualche giorno e poi ti darò una risposta”. Non ho detto no, altrimenti lui avrebbe cercato altro».

Posso immaginare l’adrenalina di quelle ore. Dover decidere se portare nella propria squadra il più forte giocatore del mondo…



«Esatto. Ore di tensione e di energia. Tornando da Linate ho pensato: “Noi abbiamo Higuain, che comunque andrà via”. Quindi, dedotto Higuain, questo può essere un buon accordo? Si può incassare di più? Facevo conti elementari. Ma sapevo bene che Ronaldo è una stella che si apre in varie direzioni: tecnica, commerciale, di mondializzazione del marchio. Ronaldo ha un valore aggiunto. Penso, e quasi non credevo a me stesso, “va bene, è una bella sfida, però possiamo anche pensare di provarci”. Non avevo detto nulla a nessuno. Poi facciamo una riunione, era inizio giugno. Buffon andava via, avevamo vinto sette scudetti di fila, la Champions l’avevamo persa malamente: dovevamo fare qualcosa per motivare i giocatori. Perché il calcio è tecnica, ma anche passione, è talento ma anche cervello. Ci vediamo con Andrea, con Pavel, parliamo di programmazione e conveniamo che bisogna dare una scossa a tutto l’ambiente. Non bisogna abituarsi a vincere in Italia e a sfiorare la Champions. La prima sfida non è mai certa, la seconda non è una maledizione. Provo a dire che per far crescere tutto il club, per dare uno shock positivo e proiettare la Juve oltre i suoi confini un’idea l’avrei… “È tutta da valutare, non mettetevi a ridere e non mi buttate fuori dall’ufficio. Ci sono due modi per motivare la squadra: uno non si può dire e l’altro è quello di comprare Cristiano Ronaldo”».

Sono curioso del primo…

«Il primo era comprare Icardi e scatenare un casino incredibile… Ma, come è ovvio, non era questo il mio obiettivo reale. Oppure… Oppure possiamo prendere Cristiano Ronaldo. Andrea fece una smorfia ma io dissi “aspetta, fammi spiegare…”. In verità, in quel momento nessuno poteva pensare che sarebbe venuto via dal Real Madrid per la cifra di cui Mendes mi aveva parlato. Si fece silenzio: “Mendes mi ha detto di riferirti che se la Juve lo vuole, e corrisponde alle sue richieste, lui viene alla Juve. Non vuole altra squadra se non la Juve. Non c’è opzione B, vuole solo la Juve”. Andrea Agnelli è un manager, non è solo un presidente. Capisce di calcio e di azienda, vuole far ancora più grande la Juve. È velocissimo nelle decisioni: ha chiesto di pensarci un attimo e di parlarne con alcune persone. Io già ero contento che non mi avesse buttato fuori dall’ufficio e mi avesse lasciato l’entusiasmo di pensare di poter comprare Ronaldo. Il pomeriggio mi disse di farmi dare bene tutti i conti perché, se era come avevo detto io, saremmo andati avanti».


si sono messi in mano a paratici che è un dilettante che al confronto ausilio è un genio
paratici è 10 volte meglio di ausilio, non scherziamo. Uno che di giocatori di calcio ci capisce
 

ufo-club

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10 Dicembre 2015
paratici è 10 volte meglio di ausilio, non scherziamo. Uno che di giocatori di calcio ci capisce
si, non è che ci voglia la scienza del cern per intravvedere in cristiano rubaldo un calciatore forte .............
comprano solo calciatori già affermati grazie ai soldoni ma quello è capace a farlo chiunque abbia soldi.
mi piacerebbe sapere il nome di un calciatore che si è rivelato forte e che è stato individuato come tale da parastinchi e portato alla rube.
 

Bob Garde

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Cabiate (CO)
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1° anello
si, non è che ci voglia la scienza del cern per intravvedere in cristiano rubaldo un calciatore forte .............
comprano solo calciatori già affermati grazie ai soldoni ma quello è capace a farlo chiunque abbia soldi.
mi piacerebbe sapere il nome di un calciatore che si è rivelato forte e che è stato individuato come tale da parastinchi e portato alla rube.
Credo che l'unico che possa corrispondere a tale profilo sia Vidal.
Pogba no, l'ha portato Raiola dopo averlo offerto a mezza Europa.

Gli altri grossi colpi erano tutti già affermati (Pirlo, Tévez, Ronaldo, Ramsey ecc.)
 

ufo-club

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10 Dicembre 2015
Fabio Paratici, direttore sportivo della Juventus, ha raccontato alla Gazzetta dello Sport come è nato il colpo Cristiano Ronaldo e ha svelato l’alternativa: provare a prendere Mauro Icardi dall’Inter:



«Quando noi abbiamo giocato a Madrid è venuto Mendes, come si fa sempre nei giorni della Champions. Gli dico: “Cristiano ha fatto dei gol incredibili”, avevo ancora negli occhi, con ammirazione e dolore, la rovesciata. Lui mi guarda e mi risponde: “Tu non ci crederai ma Cristiano, se cambia, vuole venire alla Juve. Ricordati che è meno strano di quanto tu possa pensare. Poi ne parliamo”. Io ho pensato a una boutade ma ho cominciato a ragionarci. Ci siamo trovati all’aeroporto dei voli privati di Linate con Mendes e Giovanni Branchini per chiudere, non ci voleva molto, quel fenomeno di Cancelo. Mendes mi guarda ancora, ora si capiva che faceva sul serio: “Ricordati l’altra cosa, vedrai che Ronaldo si muove da Madrid. Te lo dico chiaro: il giocatore vuole venire solo alla Juve. Lui ha giocato nel Manchester United che è la più grande squadra inglese, poi nel Real Madrid, lui va solo in squadre storiche. In Italia non ha mai giocato, vuole vincere anche il titolo italiano. Se lo volete, lui c’è”. Gli ho detto: “Va bene allora tu dimmi un po’ di cosa stiamo parlando”. Io, che certo non mi ero scordato e certo volevo Ronaldo, sono arrivato lì preparato. Pensavo: se lui ne riparla voglio vedere, come al poker, che carte ha in mano: “Di cosa stiamo parlando?”. “Questo è il salario, questo il trasferimento”, dice lui. “Fammi pensare qualche giorno e poi ti darò una risposta”. Non ho detto no, altrimenti lui avrebbe cercato altro».

Posso immaginare l’adrenalina di quelle ore. Dover decidere se portare nella propria squadra il più forte giocatore del mondo…



«Esatto. Ore di tensione e di energia. Tornando da Linate ho pensato: “Noi abbiamo Higuain, che comunque andrà via”. Quindi, dedotto Higuain, questo può essere un buon accordo? Si può incassare di più? Facevo conti elementari. Ma sapevo bene che Ronaldo è una stella che si apre in varie direzioni: tecnica, commerciale, di mondializzazione del marchio. Ronaldo ha un valore aggiunto. Penso, e quasi non credevo a me stesso, “va bene, è una bella sfida, però possiamo anche pensare di provarci”. Non avevo detto nulla a nessuno. Poi facciamo una riunione, era inizio giugno. Buffon andava via, avevamo vinto sette scudetti di fila, la Champions l’avevamo persa malamente: dovevamo fare qualcosa per motivare i giocatori. Perché il calcio è tecnica, ma anche passione, è talento ma anche cervello. Ci vediamo con Andrea, con Pavel, parliamo di programmazione e conveniamo che bisogna dare una scossa a tutto l’ambiente. Non bisogna abituarsi a vincere in Italia e a sfiorare la Champions. La prima sfida non è mai certa, la seconda non è una maledizione. Provo a dire che per far crescere tutto il club, per dare uno shock positivo e proiettare la Juve oltre i suoi confini un’idea l’avrei… “È tutta da valutare, non mettetevi a ridere e non mi buttate fuori dall’ufficio. Ci sono due modi per motivare la squadra: uno non si può dire e l’altro è quello di comprare Cristiano Ronaldo”».

Sono curioso del primo…

«Il primo era comprare Icardi e scatenare un casino incredibile… Ma, come è ovvio, non era questo il mio obiettivo reale. Oppure… Oppure possiamo prendere Cristiano Ronaldo. Andrea fece una smorfia ma io dissi “aspetta, fammi spiegare…”. In verità, in quel momento nessuno poteva pensare che sarebbe venuto via dal Real Madrid per la cifra di cui Mendes mi aveva parlato. Si fece silenzio: “Mendes mi ha detto di riferirti che se la Juve lo vuole, e corrisponde alle sue richieste, lui viene alla Juve. Non vuole altra squadra se non la Juve. Non c’è opzione B, vuole solo la Juve”. Andrea Agnelli è un manager, non è solo un presidente. Capisce di calcio e di azienda, vuole far ancora più grande la Juve. È velocissimo nelle decisioni: ha chiesto di pensarci un attimo e di parlarne con alcune persone. Io già ero contento che non mi avesse buttato fuori dall’ufficio e mi avesse lasciato l’entusiasmo di pensare di poter comprare Ronaldo. Il pomeriggio mi disse di farmi dare bene tutti i conti perché, se era come avevo detto io, saremmo andati avanti».


si sono messi in mano a paratici che è un dilettante che al confronto ausilio è un genio
si, rubaldo "voleva solo la juve" :cod ancora con sta storia .........
al barcelona (così come in altre squadre della liga) e al psg non poteva andare perchè questo era un punto cardine dell'accordo preso tra lui e perez al momento dell'abbassamento della clausUla, allo united c'era mourinho con cui aveva bisticciato e quindi niente, il bayern mai e poi mai gestisce calciatori con ingaggio da 40 milioni annui. tra i club che potevano prenderlo restavano solo city e rube.
talmente "voleva solo la juve" che mendes prima ancora era andato a bussare al napoli, il quale però ovviamente non poteva permettersi quell'esborso.
 

ufo-club

Campione
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10 Dicembre 2015
Credo che l'unico che possa corrispondere a tale profilo sia Vidal.
Pogba no, l'ha portato Raiola dopo averlo offerto a mezza Europa.

Gli altri grossi colpi erano tutti già affermati (Pirlo, Tévez, Ronaldo, Ramsey ecc.)
si, se si reputa vidal un campione, io lo reputo solo un buon giocatore ma e è un mio parere.
e comunque, nel caso, sarebbe l'unica "scoperta" di paratici (tra l'altro dopo 4 stagioni al leverkusen, che l'aveva portato in europa), altre non ne ricordo.
quando ha preso la strada della "scoperta", non mi pare lo abbia fatto con successo.
 

Lee

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10 Dicembre 2015
Stanno ripercorrendo paro paro l'italico indebitamento dell'azienda di famiglia per vincere quella coppa.
 
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