• Benvenuto su Interfans.org

    Il forum dei tifosi dell'Inter, registrati per discutere con centinaia di cuori neroazzurri
    Stai navigando nella nostra community come Ospite.

    Avere un account su Interfans.org ti permetterà di creare e partecipare alle discussioni, mandare messaggi privati agli altri utenti, partecipare ai nostri quiz e giochi e di utilizzare tutte le funzioni di questo sito.
    Condividi anche tu la tua passione per Interfans.org

    Registrarsi è gratis!

Werckmeister Harmonies

ambrose_sault

Esordiente
152
57
36
Tre chilometri di camminata, tra semafori, alt, grazie e prego, gruppi etnici variegati ammassati sul piccolo spiazzo antistante la fermata dell’autobus; tre chilometri e mezzo, per l’esattezza, di specchietti d’automobile che si sfiorano venendosi incontro, piccole orecchie metalliche puntate sull’asfalto e dio, questa vetrina di ***** manda una luce sulla strada da rischiarci l’incidente, capiterà prima o poi, con questo neon ed il suo ottuso saldo autunnale.
Svoltato l’angolo, spalle al fracasso, c’è quest’oasi scura nascosta dall’edicola, ruotando i piedi di 45° se ne esce vivi, da ‘sto bordello, per ritrovarsi in questa minuscola via ultraterrena fatta di un placido, semplice, drammaticamente rigenerante vuoto assoluto. Ad interromperlo c’è questa anziana dai capelli perlati, se ne sta lì col suo mucchio di castagne, lo scialle grigio ed il piccolo fuoco, lì accucciata e sembra che quel buio voglia rubarsela, assorbirla lei e il suo cartoncino avana con la scritta nera tremolante “10 Castagne per 2 euro”.
Ne imbusta un mucchietto consegnandolo ad un ragazzino, non prima di averle ricontate una ad una; le dita curve le raccolgono con un gesto antico, d’abitudine al bruciore, si vede che quello le fa un baffo, alla vecchia, se lo porta dietro come un lurido cane capace ormai solo d’abbaiare a vanvera. Son buone solo a vederle, lo dice la bocca semiaperta del ragazzino in punta di piedi. Lei lo saluta e torna sulla sedia, ne lascia scivolare un’altra dozzina nel padellone bucherellato, sistema lo scialle e resta accovacciata nell’oscurità di novembre.
 

ambrose_sault

Esordiente
152
57
36
Queste stanze non mi bastano piu', mi passa davanti Kirem il drogato col suo passo svelto, si infila nel palazzo in disuso e sento risate, pianti, bestemmie monche.
Cammino verso il lungomare, sento le onde e l'inverno che svanisce, vorrei fermarlo e poter avere la forza di fermare il tempo, tutto, avere sempre freddo e conservare la grazia del gelo che si deposita sui fianchi.
Sono il barbone, il senza dimora, il bugiardo colto in fallo, la vigliaccheria fatta persona, i 4 litri di vino, le putt4ne sorridenti, le carte false, i soldi gettati; sono l'amicizia tradita, la masturbazione su tua moglie in calze a rete, la schiena curva per un lavoro inesistente; sono il delitto e la passione, sono Salinger e Dostoevsky, sono il baratro di Nietzsche ed il riflesso del tuo culo fiorentino che mi dice prendimi, ubriaca, ubriachi, cantando il canto della sbronza sconfinata che non ci conviene e che non finisce mentre delirando accarezzo il tuo seno gonfio di un figlio non più mio.
 

ambrose_sault

Esordiente
152
57
36
Il Cavallo di Torino parla. E non dice. Muove gli arti senza andare. Passa il tuo sguardo perso sulla mia barba. Ascolta l'ansia e fanne un prego. Respira.
I venditori di libertà li hanno quasi tutti arrestati. Lavoravano per una multinaziona bulgara o rumena. Le loro donne parlano di pompini con gli occhi arrossati ed i volti disfatti.
Il Cavallo di Torino avanza.
Batte sul cemento e sulla fanghiglia.
Che strana terra l'Ungheria. Fatta di rivolte mai narrate. Di assuefazione, droga e morte.
Questa musica sghemba mi taglia il viso.
Venne il tempo dei profeti e venne il tempo degli incauti.
Venne un esercito di croci rotte e consumate a pregarci di pregare in un dio senza speranza.
Laureati in malagrazia e rovina; accettammo il patto osceno e squilibrato.
Ora ci riconosciamo e ci teniamo a distanza sul bordo di una chiesa sconsacrata.
Il Cavallo di Torino si arrende.
Posa le sue gambe denutrite al suolo e lascia la testa rivolta verso il cielo.
Siamo qui a guardarlo;
siamo qui a tradirlo e ad insultarlo, mentre le lancette degli orologi trafiggono la nostra incoscienza lasciandoci rughe, figli imbecilli ed altra miseria.

https://www.youtube.com/watch?v=aoERWukgg_Q
 

ambrose_sault

Esordiente
152
57
36
omaggio ad un poeta:

Lezione di poesia ai miei bambini letterari

Uccidete la realtà
e crepate di sogni.
Niente è più difficile
se volete
misurarvi col mondo.

Imparate a truffare
in modo da non essere
sorpresi e mentite sovente,
più sarete bugiardi
meno dovrete immaginare.
Impazzite nudi
nelle strade di periferia
e spassatevela
tutte le notti,
gli altri impareranno
che essere profondi
è un privilegio.

Non date retta alla cultura.
Vi porta dove vuole lei,
nelle secche della vita
e i suoi ambasciatori
hanno letto troppi libri
per giocare con voi.

La poesia è nel cortile
di casa vostra
nella vostra vigna
tra le bande della vostra ragazza
sotto i peli del vostro cane
nelle rughe di vostra madre.

Sfuggite il potere
i dittatori vi odiano
e nulla detestano quanto
le vostre poesie.
Nulla di più banale:
quando sarete rinchiusi
in un carcere
e le vostre idee
staranno per marcire
fra topi e scarafaggi
l'unica vostra arma
saranno le parole.
Se non ne avrete
sarete già morti
o servi.

Fate l'amore bene, generosamente,
profondamente.
Niente di più facile
in questo mondo selvaggio.

Se non ci riuscite
andate a guardare
l'erba dei prati
piegata dal vento
quando il sole
è un occhio dolce
colorato d'arancio.

Se piove contate
le gocce d'acqua acida
che vi separano
dalle candele
della notte
e scrivetele in versi
per le donne più belle.

E se non ci riuscite
o non lo volete
siete già
schiavi del mondo
e allora crepate
nelle braccia di donne
che non amate
costruitevi
una casa di caccole di mosca
andate nei palazzi del potere
fatti di stronzi di mosca
e dimenticate la poesia,
che è fatta
di mucche e di vampiri
di sangue e di latte

e di dolci baldracche
che smussano gli angoli
della solitudine
per renderci unici.

Gianmarco Griffi
 

ufo club

Vice capitano
7.351
1
0
Il Cavallo di Torino parla. E non dice. Muove gli arti senza andare. Passa il tuo sguardo perso sulla mia barba. Ascolta l'ansia e fanne un prego. Respira.
I venditori di libertà li hanno quasi tutti arrestati. Lavoravano per una multinaziona bulgara o rumena. Le loro donne parlano di pompini con gli occhi arrossati ed i volti disfatti.
Il Cavallo di Torino avanza.
Batte sul cemento e sulla fanghiglia.
.................

nulla di preoccupante, un classico delle fellatio con finale sul viso :sizi
 

ufo club

Vice capitano
7.351
1
0
omaggio ad un poeta:

Lezione di poesia ai miei bambini letterari

Uccidete la realtà
e crepate di sogni.
Niente è più difficile
se volete
misurarvi col mondo.

Imparate a truffare
in modo da non essere
sorpresi e mentite sovente,
più sarete bugiardi
meno dovrete immaginare.
Impazzite nudi
nelle strade di periferia
e spassatevela
tutte le notti,
gli altri impareranno
che essere profondi
è un privilegio.

Non date retta alla cultura.
Vi porta dove vuole lei,
nelle secche della vita
e i suoi ambasciatori
hanno letto troppi libri
per giocare con voi.

La poesia è nel cortile
di casa vostra
nella vostra vigna
tra le bande della vostra ragazza
sotto i peli del vostro cane
nelle rughe di vostra madre.

Sfuggite il potere
i dittatori vi odiano
e nulla detestano quanto
le vostre poesie.
Nulla di più banale:
quando sarete rinchiusi
in un carcere
e le vostre idee
staranno per marcire
fra topi e scarafaggi
l'unica vostra arma
saranno le parole.
Se non ne avrete
sarete già morti
o servi.

Fate l'amore bene, generosamente,
profondamente.
Niente di più facile
in questo mondo selvaggio.

Se non ci riuscite
andate a guardare
l'erba dei prati
piegata dal vento
quando il sole
è un occhio dolce
colorato d'arancio.

Se piove contate
le gocce d'acqua acida
che vi separano
dalle candele
della notte
e scrivetele in versi
per le donne più belle.

E se non ci riuscite
o non lo volete
siete già
schiavi del mondo
e allora crepate
nelle braccia di donne
che non amate
costruitevi
una casa di caccole di mosca
andate nei palazzi del potere
fatti di stronzi di mosca
e dimenticate la poesia,
che è fatta
di mucche e di vampiri
di sangue e di latte

e di dolci baldracche
che smussano gli angoli
della solitudine
per renderci unici.

Gianmarco Griffi
 

ambrose_sault

Esordiente
152
57
36
... a vent'anni aveva un senso... adesso è inutile.
Ma ogni volta che ti vedo non posso farcela. La tua stanza, la musica il vino, gli sguardi, i litigi, gli abbracci; le mattine di caffè, il cielo basso, le tue poesie lette a voce.
L'ultimo Spettacolo cantato dal vivo, il bicchiere di vino posato sul pavimento, le birre infinite e le tue splendide mani sulla schiena: l'amore vince su tutto perché mente su tutto, ed io, cane randagio, cerco ancora luce nella galassia di infinita follia che ti porti addosso.
 

FrancescoSC

Interfan del mese
Interfan del mese
11.006
3.219
75
... a vent'anni aveva un senso... adesso è inutile.
Ma ogni volta che ti vedo non posso farcela. La tua stanza, la musica il vino, gli sguardi, i litigi, gli abbracci; le mattine di caffè, il cielo basso, le tue poesie lette a voce.
L'ultimo Spettacolo cantato dal vivo, il bicchiere di vino posato sul pavimento, le birre infinite e le tue splendide mani sulla schiena: l'amore vince su tutto perché mente su tutto, ed io, cane randagio, cerco ancora luce nella galassia di infinita follia che ti porti addosso.
Tematica ricorrente e direi azzeccata :ghigno:
 

ambrose_sault

Esordiente
152
57
36
Le risate non hanno più suono. Restano soffocate, lì, tra le discariche d'odio che perseguitano questi poveri passi blasfemi.
Le persone sono fatte di tradimenti, menzogne e malagrazia; il mare mi fa un inchino sublime mentre affondo il viso ed è un freddo conquistato.
Versamene un altro, anzi; faccio da solo.
Ho imparato il disincanto e non ho alcuna intenzione di tramandarlo: ho imparato la disgrazia e non ho nessuna voglia di mostrare gli occhi gonfi. Ho imparato la distanza dall'infinito e non ho proprio alcun desiderio di mescolare le carte.
Non è necessario inseguire la sincerità, non serve piegarsi al manifesto cattolico dell'altrui stupore; serve, invece, camminare senza méta, non avere inclinazioni né speranze fosse solo un attimo di ardére, lì, in sconclusionati emisferi di innocenza d'occhi persi.
Un uomo vestito di morte mi accarezza le gambe senza parlare. Un altro mi perseguita con la propria disamina vittimistica del creato. Non ho tempo, né voglia di perdonare nessuno.
Sono nato con l'odio nel petto e respiro più forte di quanto avrei mai potuto immaginare.
Costruirono una casa di legno, tempo fa, arricchita di rugiada, foglie pavimentali, racconti ignobili; la abitarono pazzi, drogati, filosofi dell'ovvio, mercenari di attenzioni e via dicendo.
Le foglie morivano giorno dopo giorno.
Sempre piu' deboli, sempre piu' inutili.
Nel tempo impararono il trucco della calce, l'arte di incollare, gli infiniti deliri tramandati da chissà quali Padri.
Non rimase nulla.
Se non i nostri occhi spalancati ed impotenti, a cercare, ad insistere, ad ardere.
Nel fuoco morto della notte più buia delle nostre stesse meraviglie.
 

ambrose_sault

Esordiente
152
57
36
Il penultimo scalino ha una preoccupante vocazione verso il vuoto, lo evito in punta di piedi prima di ammorbidire i passi sulla sabbia ancora bagnata dalla pioggia notturna.
Guardo questo stabilimento sepolcrale piantato di fronte alla scogliera, una pallida montagna sdentata circondata da residui di bottiglie, cartoni di vino, cordami sfilacciati e ritagli grezzi di fiancate appartenute a barche divorate dall'inverno.
L'umidità insiste stuzzicandomi dall'interno del giaccone fino a sentirla là, dispettosa, a disegnarmi non so quale diavolo sul collo avvolto da un'inutile sciarpa ingrigita: vecchio regalo di Adele, questo straccio di piscio, vomito ed eventuali.
Siedo in uno spazio asciutto della piccola gradinata protetta dall'insegna “Il Veliero” 06, il numero di riconoscimento, estraggo dallo zaino la birra e la lascio per qualche minuto piantata nella sabbia.
Troppo presto e troppo freddo per i pescatori, troppo tardi e desolato per il resto dell'umanità, fisso senza interesse la schiena disarticolata di questo piazzale algido avvolto nella monotonia dell'acqua nera bestemmiata in aria. Più avanti, nelle possibilità di uno sguardo ridestato dai primi sorsi alcolici, c'è un uomo che cerca di avvicinare una barca alla battigia facendola avanzare, metro dopo metro, usando come scivolo dei cilindri di plastica.
Una volta spinta in mare, l'uomo salta su e rema tenendo le spalle all'orizzonte, testa bassa, superando a fatica la fila di scogli e andando oltre, allontanandosi dalla riva al punto da non distinguerne più i movimenti.
La luce magra del mattino di gennaio sparge flebili ritagli di pace, definendo con lentezza i profili della mercanzia maldistribuita a disposizione di chi, come me, viene qui per accontentarsi di una quiete spettrale.
Mi incammino per qualche decina di metri, trascinando le scarpe nei punti sabbiosi più lisci e duri, a ridosso della riva, bevendo gli ultimi sorsi e lasciandomi guidare nel vuoto, senza alcuna direzione, invaghito dalla consapevolezza di non poter essere in un posto migliore di questo.
Dalla fila di scogli vedo riemergere la figura della barca sbattuta tra le onde ed ora, più distintamente, riesco a notare l'espressione arcigna ed affaticata del pescatore; sta armeggiando con qualcosa, vedo il suo capo sparire verso il fondo dell'imbarcazione per pochi secondi per tornare faticosamente in superficie.
Continuo ad osservarlo fino a vedergli sollevare un fagotto, legarlo ad un grosso masso di pietra e lasciarlo cadere in acqua.
 
Alto