In una lunga intervista concessa al Corriere della Sera, mister Francesco Guidolin ha parlato di questi mesi trascorsi alla guida dello Swansea, club gallese ormai quasi salvo in Premier League. Dalle colonne del noto quotidiano, Guidolin non si è nascosto sul tema Nazionale, avanzando la sua candidatura.

Ecco alcuni stralci dell’intervista.

SWANSEA – «Mi piace allenare ed essere manager di questo club, nel campionato più bello del mondo: essere tra i 20 allenatori di Premier League è affascinante e importante».

LEICESTER – «Lo guardo con ammirazione, anche per Claudio Ranieri che stimo tantissimo, ma con relativa sorpresa. Li vediamo giocare e capiamo che stanno sognando a occhi aperti: a volte i sogni si possono realizzare, perché se tutti sognano allo stesso modo si uniscono delle forze che sembra che non possano esistere. E invece ci sono e fanno ottenere risultati insperati».

CRUYFF – «È stato l’idolo della mia adolescenza, assieme a Eddy Merckx. Erano gli anni 70, provavo a portare i capelli come lui, le basette lunghe. Era il 68 calcistico. Qualcuno di più bravo ci sarà stato, ma per me il Pallone d’oro di sempre va a Cruyff. Sono giorni tristi per me».

ANNATA TOP – «Fu quella dell’Udinese 2010-2011, con Sanchez e Di Natale, capace di arrivare ai preliminari di Champions: se fosse stata mantenuta com’era, l’anno dopo potevamo giocare per lo scudetto».

CALCO ITALIANO – «E’ malato come si dice? Dal punto di vista delle espressioni tecniche direi di no e può competere con le altre leghe. Basta guardare la Juve con il Bayern o al gioco espresso da Napoli e Roma. Ma tutto quello che non riguarda il campo deve cambiare: l’atmosfera qui è più bella e da noi non so se riusciremo mai ad averla. Non vedo passi in avanti».

SARRI – «Sarri ha avuto un occasione alla quale io ho rinunciato, una delle 6/7 chiamate che ho ricevuto quando ero fermo. Non ho alcun rimpianto e anzi faccio i complimenti a Sarri. Del resto non avevo dubbi… Quello dell’allenatore bravo solo in provincia è un luogo comune tutto italiano. Sono convinto che avrei potuto fare molto bene anch’io».

NAZIONALE – «Io sottostimato a livello di immagine?No. La scelta di non curare molto l’immagine è mia. E due anni fa, prima che si liberasse Conte, penso di essere stato molto vicino alla panchina azzurra, almeno secondo i rumors. Mi piace quando parlano bene di me, perché credo di aver fatto molto bene in carriera: mi sento come quei registi che non vengono premiati a Hollywood, ma piacciono tantissimo a una nicchia. E questo mi gratifica. Dicono che soffrirei la pressione della Nazionale? Mi sento molto in equilibrio in questo momento particolare della mia vita. E anche molto tranquillo. Vivo il calcio con grande intensità, senza la quale non sarei diventato il settimo allenatore con più presenze della storia della serie A. Per quello che ho fatto non devo ringraziare nessuno. E penso di avere l’equilibrio e la lucidità per poter gestire ogni situazione. Anche sulla panchina della Nazionale».

(Corriere della Sera)

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