La ricostruzione di 9 mesi estenuanti in cui solo Wanda Nara ne esce oggi da vincitrice

Mauro Icardi giocherà nel Paris Saint Germain in prestito gratuito nella stagione 2019–2020.

E’ questa l’unica, sorprendente per certi versi, certezza che abbiamo dopo 9 estenuanti e logoranti mesi di decisioni disciplinari, comportamenti non professionali, multe (pagate o meno), infortuni al ginocchio (veri o presunti), scuse (richieste e mai arrivate), panchine, rigori, polemiche, insulti, battaglie mediatiche senza esclusione di colpi, avvocati, post su Instagram, trattative di cessione senza alcuna speranza di andare in porto ma spifferate a giornalisti ben lieti di raccontarle senza specificare che nulla sarebbe accaduto fino alla fine di agosto.

La classica montagna che ha partorito il topolino perchè l’argentino resta legato all’Inter con un contratto rinnovato fino al 2022 e aumentato di ingaggio (solo nell’ultima stagione?) e, ricordando quanto accaduto con Salah e la Fiorentina e conoscendo la sua imprevedibilità comportamentale, potrebbe anche decidere di tornare a Milano per prendersi una rivincita, anche se Leonardo decidesse di esercitare il diritto di riscatto, pagando a Zhang quei 70 milioni che Marotta ha sempre considerato la valutazione minima per un centravanti nella top ten dei marcatori più prolifici della storia nerazzurra.

Uno scenario neppure tanto fantascientifico che forse solo il ragazzo si augura (come può intendersi dal suo saluto social), di certo non i tifosi, gli unici in larga maggioranza coerenti nel non considerarlo più un giocatore dell’Inter dal momento in cui si è rifiutato di salire sull’aereo per la partita di Europa League, non Conte, poco propenso a sopportare elementi che antepongono l’io alla squadra, non Marotta, il quale ha fatto di tutto per liberare Appiano dalle mele marce che per anni hanno infestato lo spogliatoio e mollato nei momenti di difficoltà, e probabilmente neppure Wanda Nara, illuminata sulla via della novella Damasco negli ultimi giorni da chissà quale mancata promessa (la Juve) o minaccia (legale) tanto da spingere il refrattario marito a cambiare idea nelle ultime “drammatiche” 24 ore prima della chiusura del mercato (ben raccontate dal Corriere dello Sport oggi).

Se analizziamo la situazione considerando esclusivamente la tempistica, hanno prevalso la logica ed il compromesso sul masochismo e sull’orgoglio, evitando a Icardi di restare in tribuna per almeno altri 5 mesi e all’Inter una bomba mediatica pronta a esplodere alla prima crisi di risultati o ai primi infortuni e squalifiche di un paio di elementi del reparto offensivo.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI

Sebbene dagli addetti ai lavori e dagli stessi supporters questa lettura salomonica sia oggi comunemente accettata e benedetta, non sarebbe onesto intellettualmente giudicare l’operazione senza riannodare i fili della memoria e contestualizzarla nella narrazione degli eventi così come si sono succeduti.

Icardi perde la fascia a favore di Handanovic il 13 febbraio, due giorni dopo Parma-Inter, con un comunicato ufficiale su Twitter che segue l’annuncio fatto de visu al giocatore dalla dirigenza e da Spalletti, causando la reazione istintiva (e stupida) del ragazzo che decide di autoescludersi dalla trasferta a Vienna. Ma è già da oltre un mese che Marotta, confidandosi con alcuni agenti, è propenso, di fronte ad una offerta congrua, a sacrificarlo sull’altare del bilancio e del rafforzamento della rosa. E in ogni rapporto umano (professionale,di amicizia, sentimentale) se una delle parti pensa che possa fare a meno dell’altra, significa che, prima o poi, lo farà.

Cosa è cambiato da quando l’amministratore delegato stringe la mano agli Zhang per salire in corsa sulla nave nerazzurra, dopo essere stato brutalmente scaricato da quella bianconera, fino a metà gennaio? Perchè era pronto a spingersi a rinnovare a circa 7–7,5 milioni di euro nella trattativa con l’agente Wanda e poi tutto è naufragato? Perchè solo 6 mesi prima era favorevole a portarlo a Torino, proponendogli lo stesso ingaggio di Higuain e facendo credere ai Nara che Ausilio e Spalletti avessero già accettato la proposta di Gonzalo più 50 milioni, ed all’Inter, in un reparto offensivo povero di alternative di un certo livello, diventa cedibile?

Marotta, frequentando lo spogliatoio e l’ambiente, capisce che Icardi crea più problemi fuori campo di quelli che risolve dentro il terreno di gioco.

In una società senza alcuna gerarchia e rispetto delle regole, l’accettazione dell’invito ad assistere alla finale di Libertadores a Madrid due giorni prima della sfida decisiva contro il Psv, il ritardo nel ritorno dalle vacanze di Natale e la multa comminata, su invito di Spalletti, e contestata da Mauro, la partecipazione della moglie come opinionista in un programma sportivo, il blando impegno negli allenamenti (non è stato l’unico, gli altri sono stati ugualmente ceduti) e il calo verticale nelle prestazioni post eliminazione Champions, sono prove sufficienti al dirigente lombardo per cambiare idea sulla sua indispensabilità e sul rinnovo.

La decisione di degradarlo dal ruolo di capitano, dopo i litigi nello spogliatoio del Tardini e le ultime esternazioni televisive, è l’extrema ratio per dare una scossa e un segnale ad un gruppo che, come ogni anno, si lacera al suo interno e mette in pericolo l’obiettivo quarto posto in campionato. Quel che succede dopo spiazza Marotta e la dirigenza (ma ad uno della sua esperienza non può essere perdonato di non prevedere e arginare la reazione di un dipendente che conosce bene, direttamente e indirettamente), tanto da voler trovare a tutti i costi una soluzione per il reintegro, nonostante il mister e buona parte dei giocatori si aspettassero scuse che non sono mai arrivate. Reintegro, caldeggiato anche da Zhang, che avviene, ma l’apporto del centravanti, in condizioni psicofisiche precarie, è stato quasi nullo, con il neo del rigore sbagliato nella sfida chiave contro l’Empoli.

HA VINTO WANDA, HANNO PERSO ICARDI E MAROTTA

Alla luce dei fatti e delle scelte compiute, essendone responsabile in prima persona, aver ceduto Icardi in prestito gratuito è una sconfitta per la società Inter(temporanea, ma giudichiamo il presente, del futuro non vi è certezza) dal punto di vista economico, parzialmente compensata dal voler affermare il nuovo regime disciplinare, che solo il credito della proprietà al nuovo corso e la decisione di allargare i cordoni della borsa per il pari ruolo Lukaku, senza avere la certezza di cedere il suo alter ego, hanno evitato di causare pesanti danni sul piano sportivo e nei rapporti con Conte (anche se probabilmente è saltato l’acquisto di un grande centrocampista).

E’ legittimo chiedersi se, in un clima meno teso, in un rapporto meno lacerato e a fine stagione, Mauro avrebbe reagito diversamente se gli fosse stato comunicato che lui non rientrava più nei progetti per il futuro. Probabilmente no perchè il suo desiderio era quello di essere per l’Inter un simbolo se non addirittura l’incarnazione stessa del club, tanto quanto Totti a Roma per intenderci, venendone lautamente compensato. E’ una curiosità che non vedremo mai soddisfatta.

Proprio Icardi da questa vicenda ne esce maggiormente danneggiato e di conseguenza vinto: deriso esageratamente per la sua subalternità alla moglie, lascia l’Inter tra gli insulti, non può vendicarsi con la maglia della Juventus, ha perso la Nazionale argentina oltre alla coppa America, dovrà ricostruirsi una carriera in un ambiente esplosivo come quello del Paris Saint Germain in cui non è la stella, non è il più pagato, non è il leader, non è un acquisto progettato ma contingente alle assenze per infortunio di Mbappe e Cavani, non è il centravanti ideale per il calcio associativo di Tuchel ed in cui dovrà subito ritrovare la forma e fare la differenza per non rischiare di finire in panchina. Dovrà dimostrare di essere qualcuno anche fuori dalla comfort zone nerazzurra e non è scontato.

Ad uscirne meglio di tutti è sicuramente Wanda Nara, almeno nella versione procuratore, il cui compito, al di là della poesia, è, ricordiamolo, quello di far giocare il/i propri assistiti nelle migliori squadre, in rapporto al potenziale, e fargli guadagnare più soldi possibili. In una situazione oggettivamente complicata e venendo danneggiata dall’incapacità di Paratici di liberare un posto in rosa per il 9, è riuscita in extremis ad ottenere il doppio dell’ingaggio per questa stagione e anche di più nel caso in cui decidesse di continuare la sua esperienza parigina, lasciando una porta aperta al ritorno a Milano, come da desiderio del marito, con un rinnovo a cifre superiori a quelle attuali. Un exploit degno di Mino Raiola, usando parimenti metodi poco ortodossi e spericolati, come quello di affidarsi all’avvocato Nicoletti per trattare il ritorno in squadra, fare un ricorso al Collegio per chiedere il reintegro in ogni parte dell’allenamento o usare strumentalmente i media per far circolare il proprio pensiero, spesso in contrasto con le proprie azioni.

Wanda Nara è un personaggio affascinante, del tutto imprevedibile perchè fuori dal sistema, solo prestata a questo mondo in virtù del matrimonio con un calciatore, non catalogabile e quindi non imprigionabile nei consueti schemi di giudizio. Si consiglia e si fida solo di chi lavora da anni con lei, ascolta tutti ma poi fa di testa sua, rischiando spesso di sbagliare ma convincendo il marito di farlo esclusivamente per il loro interesse famigliare.

Come molte donne di oggi, come la società moderna impone, assume su di sè con consapevolezza e determinazione diversi ruoli e compiti, sempre sotto i riflettori, come ha fortemente voluto fin da ragazza: passa con disinvoltura dal ruolo di madre, moglie, amante, amica, sorella a quello di agente, presentatrice, modella, show girl, imprenditrice. Senza, superficialmente per i più e per questo impazziscono, avere le doti, anche estetiche, le competenze e il merito per ottenere tutto ciò che ha raggiunto.

Vengono imputati a lei, con la stessa retorica delle ammalianti streghe che circuiscono i poveri uomini indifesi, i limiti di ambizione e caratteriali del marito, come se lui non avesse l’età e la maturità per essere responsabile delle proprie scelte personali e professionali. Una litania di insulti e di invidie in cui lei ci sguazza, accrescendo la propria popolarità e il conto in banca, portando a spasso fior di professionisti con un finto pianto in tv o con un semplice aforismo su Instagram.

Mi inchino davanti ad un tale successo.

L’INTER DEL DOPO ICARDI

Il cruccio di aver dovuto spendere così tanto soldi per un ruolo, quello del centravanti, coperto fino a qualche mese fa non da un fenomeno, ma da un goleador egoista perfetto per la serie A, partito forte nel suo debutto europeo in Champions e in lenta crescita nella partecipazione al gioco di anno in anno, non mi è ancora passato, non fosse altro per il motivo che avremmo potuto fare un mercato meno di sostituzione dei perni della squadra, per dirla alla Conte.

Lukaku tuttavia, con altre qualità (progressione, forza fisica, assist) e altri limiti (nel primo controllo, nel giocare spalle alla porta, nella concretezza in area) garantisce sulla carta un numero di gol sicuramente non inferiore a quello dell’Icardi storico. Giocando altresì in una Inter più forte e più ambiziosa, con maggiori responsabilità.

Il pensiero di Conte e di Marotta è che il belga, in campo e nello spogliatoio, ci farà crescere e vincere più di quanto avrebbe fatto Icardi. Una delle tante scommesse degli alfieri della nuova #Jnter , sempre meno pazza e affascinante, ma più solida e affidabile.

Lottando per vincere nessuno rimpiangerà l’argentino, alfiere di una Inter senza ambizioni e campioni, ma il cui nome resterà per sempre nelle statistiche dei migliori bomber e dei capitani nerazzurri. Forse tra qualche anno avremo la serenità e il necessario distacco emotivo per accettarlo, magari anche prima se dalla sua cessione ricaveremo quei 70 milioni che ci aiuteranno a costruire una squadra all’altezza del nostro passato.

Solo allora potremo dirgli finalmente addio e non un freddo e temuto arrivederci.


Icardi al Psg: un arrivederci, non un addio was originally published in FabbricaInter on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.


L'articolo è stato inserito in originale sul sito parner
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