Più occasioni da gol che giocatori in campo. È questa la sintesi di Roma-Inter, andata in scena ieri sera. Rimangono, per entrambi gli allenatori, i mille quesiti sulla fase difensiva e l’equilibrio. Scrier il Giorno: “Quesiti che valgono anche per Spalletti, sia chiaro, più pragmatico di De Boer però, nel disegnare una Roma stretta e più da ripartenza veloce. La partita, dal punto di vista tattico, è un capolavoro al contrario. Nel senso più spettacolare della definizione, chiaro. Perchè quando due squadre. aldilà dei singoli, difendono come la Roma e l’Inter, si fa fatica a tenere il conto delle occasioni da gol. Se a Torino Spalletti s’era infuriato con i suoi, definendoli «malati di mente» per gli orrori nella fase difensiva e per mollezza sulle seconde palle, De Boer era rimasto agghiacciato dalla partita di Coppa dei suoi contro lo Sparta.”

La lettura della partita – “De Boer ne cambia sette rispetto a Praga e, sì, Joao Mario c’è, ma si vedrà poco fino alla sostituzione, soffocato da Strootman. Man mano che passano i minuti si capisce che Spalletti ha costruito

la gara sulle sponde del bosniaco per Salah e la palla di prima a far correre l’egiziano. Una tattica impreziosita

dalle 27 palle perse dagli interisti nel primo tempo che, spesso, si tramutano in ripartenze. La Roma va spesso

in tilt su Banega, con De Rossi che non sa scegliere: seguirlo o aspettare? E qui che fa possesso palla l’Inter,

sempre con il rischio di essere infilzata dalle ripartenze spallettiane. Il punto è: chi protegge Santon e Ansaldi lì sui lati? Nessuno o quasi e la Roma è lì che affonda.”

(Il Giorno)

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