Perfetto il piano gara di Conte, viste le assenze e la stanchezza di troppi elementi, ma la società non è andata sul mercato alla sua velocità, buttando una occasione

Fuori dalla Champions League a dicembre, nella fase a gironi, sprecando un vero e proprio match point a San Siro all’ultima giornata contro un avversario che aveva già definito il proprio destino. Un anno fa contro un tenace ed orgoglioso Psv Eindhoven già eliminato da tutto ma desideroso di mettersi in mostra nel palcoscenico più importante, oggi contro il Barcellona già certo del primo posto, rimaneggiato per scelta ma ricco di dignità, personalità, anche e soprattutto nei più giovani, e qualità tecnica.

Un boccone amaro da digerire, sebbene festeggiare l’approdo alla fase ad eliminazione diretta come obiettivo massimo, per chi era abituato fino ad una manciata di anni fa a partire con l’ambizione di arrivare in fondo nell’Europa che conta, ricorda da vicino i pianti sul prato dell’Olimpico per il quarto posto conquistato in extremis. Traguardi degni di altre tifoserie e altre storie, ad esempio quella romanista che sui social ci ricorda del 3 a 0 infilitto ai blaugrana con Di Francesco allenatore nei quarti della primavera del 2018, venendo poi eliminati in semifinale dal Liverpool.

NESSUN RIMPIANTO,NESSUNA CRITICA A CONTE

Antonio Conte alla vigilia chiedeva ai suoi di non avere rimpianti, in caso di eliminazione, e il responso del campo è stato inequivocabile: abbiamo fatto il massimo con il materiale umano superstite e con la spia della fatica fisica e nervosa già pericolosamente accesa perchè, complici gli infortuni e una rosa con una differenza competitiva e fisica notevole tra titolari e riserve, elementi come Brozovic, Lukaku, De Vrij, Skriniar, lo stesso Lautaro non hanno praticamente mai riposato da fine agosto ad oggi.

Poco onesto intellettualmente rimproverare al centravanti belga di aver sbagliato al tiro o all’attaccante argentino di non aver compiuto sempre la scelta migliore nell’ultimo passaggio senza sottolineare come da settimane siano costretti a crearsi da soli le occasioni da rete, non potendo quasi mai contare sugli inserimenti ed il sostegno dei centrocampisti e di compagni costretti ad abbassare la linea difensiva per sprecare minori energie e lasciando meno spazio tra sè ed Handanovic.

Altrettanto poco corretto attaccare il tecnico per non aver mai sperimentato altre soluzioni,uomini o moduli sia perchè finora i risultati sono stati dalla sua parte (si cambia quando le cose non funzionano, non quando è necessario consolidare le conoscenze tattiche e di gioco) sia perchè elementi come Lazaro, Biraghi, Politano, Borja o Vecino, non hanno la dimensione tecnica, a volte neppure quella agonistica e di intensità, per convincere Conte a dare loro fiducia se non quando non ci sono alternative.

Lazaro a destra sarebbe stato più a suo agio che a sinistra? Probabilmente sì, ma quasi certamente avrebbe avuto un impatto altrettanto nullo sulla partita. Se non è riuscito in 4 mesi a scalzare dal ruolo di titolari Candreva e D’Ambrosio, qualche domanda sarebbe legittimo porsela, prima di puntare il dito su un allenatore la cui filosofia di gioco forse non sarà adatta per vincere in Champions (è lo stesso ragionamento fatto dalla Juve decidendo l’esonero di Allegri) ma prima va messo nella condizione di avere un roster sufficiente per passare il primo turno.

LA PARTITA

I nodi del mercato sono venuti al pettine nell’atto conclusivo: se al Camp Nou e all’Iduna Park avevamo comunque lasciato la sensazione di aver affrontato i rivali con il coraggio, l’intensità e la personalità che oggi sono indispensabili in Europa, salvo poi calare inevitabilmente nel corso del match, ieri a San Siro, senza Barella e Sensi ma anche Candreva ed Asamoah, ossia quattro quinti della linea di centrocampo titolare, ci siamo trasfigurati, adattandoci più alle nostre mancanze che a quelle del Barcellona.

Valverde infatti si è schierato a specchio, con una difesa a 3 mai sperimentata prima con Lenglet, Umtiti e Toribo in affanno, specie in costruzione, e attaccati alti finchè abbiamo avuto fiato, con Firpo e Wague sulle fasce, a questi livelli poco più che debuttanti, con i soli Alena e Perez, prodotti della cantera, motivati a giocare al massimo e nella condizione e nella posizione per farlo, affiancati da Vidal, Rakitic e Griezmann, star che incutono sempre timore e capaci di essere decisivi con una giocata, sebbene con i ritmi e la voglia di una amichevole estiva.

L’Inter ha costruito le sue occasioni, esattamente come contro la Roma, sui palloni rubati con il pressing e con i lanci lunghi saltando il centrocampo, strategia obbligata per non crollare dopo 15 minuti e non prestare il fianco alla velocità degli spagnoli. Senza intensità tuttavia era naturale soffrire il loro possesso palla,lasciargli l’iniziativa e puntare su fiammate che avremmo dovuto capitalizzare meglio.

Il piano gara di Conte era corretto: abbiamo avuto occasioni clamorose per vincerla (più due gol annullati), senza sottoporre Handanovic ad eccessivi rischi. Non concretizzare quanto costruito è un limite atavico dei nostri, anche quando stanno bene, figurarsi ora. Senza centrocampisti in panchina, ha provato a inserire due esterni molto offensivi come Politano e Lazaro, ricavandone zero se non una gran confusione, e negli ultimi 20 minuti Esposito come terza punta in un 3421 che ha del tutto perso il controllo del campo, senza tuttavia favorire il forcing finale che il Barca aveva anche assecondato, prima che Fati Ansu ricordasse a tutti perchè è il minorenne più talentuoso del mondo.

COSA RESTA

L’esplosione di Lautaro Martinez come giovane attaccante e bomber della competizione, dietro al norvegese Haland del Salisburgo, al fianco di un Lukaku, frenato solamente da una condizione fisica non ottimale, ci consegna una coppia gol al livello delle migliori del continente. E se Alexis Sanchez non si fosse infortunato gravemente, probabilmente avremmo detto lo stesso anche del nostro reparto offensivo, pur se non ancora completo.

L’argentino ha fatto la differenza quando serviva, ossia contro club del calibro di Barcellona e Dortmund, non solo in area ma anche nei movimenti e nella partecipazione alla manovra collettiva. Una skill richiesta ormai da tutti i grandi club d’Europa, con ampi margini di miglioramento, a differenza di Icardi che ci ha cominciato a lavorare troppo tardi e con una predisposizione mentale al sacrificio molto inferiore.

Lautaro non è un crack in nulla: non è e non sarà il calciatore più tecnico, non segnerà (forse) quanto Lewandowski e Aguero, non vincerà le partite da solo come Messi o CR7, non avrà la strapotenza fisica di Mbappè, non sarà il miglior colpitore di testa ma sa fare bene tutto e ha una dote che in ogni campo della vita è fondamentale per raggiungere certi livelli: l’ambizione (ed il carattere) per diventare uno dei migliori.

Attorno a lui, per età ruolo e qualità, va costruita una Inter all’altezza delle migliori, altrimenti ci saranno altri club a soddisfare i suoi sogni.

COSA MANCA (E QUALE E’ IL RIMORSO)

Manca una linea mediana con la qualità e l’intensità necessarie per dare continuità alle prestazioni, per giocare se non 90 minuti almeno 70 al livello di quanto visto a Barcellona, Dortmund e in parte anche Praga.

Non solo nei titolari, soprattutto nelle riserve perchè per supportare quanto chiede Conte è necessario avere più di un Barella e più di un Sensi, possibilmente più esperti, affermati e abituati a giocare le partite che contano. Anche più forti se si vuole dimezzare il tempo necessario a raggiungere certi traguardi, ad alzare trofei.

Il rimorso è quello di aver fatto scelte non remunerative nelle cessioni e non essere riusciti, in sede di mercato, ad andare alla stessa velocità del mister che in pochi mesi ha alzato i giri del motore ad una squadra che, come ricorda Marotta, non è stata progettata per vincere immediatamente, ma il calcio non aspetta, non c’è una linearità nelle situazioni e nei contesti.

La Juve di Sarri pare battibile ora e il Barcellona si poteva superare ora che è sceso a Milano senza Messi, Piquè e con la qualificazione in tasca. Come dimostra il Napoli con Ancelotti, non sempre è possibile progettare a tavolino una crescita pluriennale.

Il futuro è adesso e ciò significa che a gennaio va fatto un mercato, in entrata ed uscita, per contrastare la Juve in campionato e per arrivare in fondo all’Europa League, migliorando contestualmente il ranking europeo ed assicurandoci un miglior sorteggio nella prossima Champions.

Diversamente da questa sconfitta non avremo imparato nulla, se non a parole come la Juve, e non sarà l’ultima volta che ci presenteremo ad un appuntamento chiave con un centrocampo non all’altezza.


Inter-Barca 1–2: fuori senza rimpianti (ma con un rimorso) was originally published in FabbricaInter on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.

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