Ci siamo. Da oggi si entra ufficialmente nella settimana che ci porterà – 96 giorni dopo – a rivedere una partita della Beneamata. Voci sulla probabile formazione, sensazioni della vigilia, preparazione tattica ad Appiano basata sull’avversario: le care e vecchie abitudini, insomma. Prima tappa: San Paolo di Napoli. L’Inter avrà il compito di ribaltare quello 0-1 di San Siro datato 12 febbraio che ormai, con tutti gli eventi intercorsi, sembra appartenere ad un’altra era geologica. Riprendere subito, dopo tre mesi di inattività, da una partita così determinante – come sappiamo – ha i pro e contro. L’aspetto positivo è da individuare principalmente nella storica capacità di Antonio Conte di partire subito a mille dopo i lunghi periodo di stop, a livello atletico e psicologico. L’altro lato della medaglia, però, è che se entrambe le squadre saranno fisiologicamente appesantite, e quindi i problemi dell’una sono anche i problemi dell’altra, l’Inter ha l’ulteriore handicap di partire, come detto, da una situazione di svantaggio derivante dal match di andata. Confidiamo, però, nell’entusiasmo da ritorno in campo e soprattutto nella fame di titoli che deve caratterizzarci: da poco abbiamo tristemente celebrato i 9 anni senza alcun trofeo in bacheca. Proprio una Coppa Italia.

OGNI TRE GIORNI

Ci affacciamo ad un periodo senza precedenti: il campionato d’estate con partite ogni tre giorni. L’Inter, in questo senso, rischia di essere sin da subito la più penalizzata, trovandosi a giocare tre partite in una settimana prima ancora che il campionato riparta al completo, ovvero dopo i recuperi. L’aspetto paradossale è che bisogna fortemente augurarsi di risultare penalizzati, perché vorrebbe dire approdare alla finale di Coppa Italia. Qualunque pronostico sullo stato di forma attuale – e su come le squadre riusciranno a convivere con dei continui stress test dovuti ai ritmi forsennati che si dovranno sostenere da qui ad agosto – appare azzardato. Di certo c’è che, almeno nelle zone di vertice, la Juventus appare a bocce ferme avvantaggiata, potendo disporre di una rosa di altissimo livello sia qualitativamente che – soprattutto – quantitativamente. Perché sarà la quantità di giocatori, di risorse, di opzioni a disposizione a fare la differenza da qui alla fine. La Lazio, invece, potrebbe trovarsi nella situazione opposta, visto che fino al lockdown aveva basato le sue fortune in maniera praticamente esclusiva sul nucleo dei titolari, oltre che concentrandosi esclusivamente sul campionato (la squadra ha volontariamente snobbato l’Europa League, come ammesso candidamente e per questo in maniera inquietante da Lotito…). E l’Inter? Si colloca in una posizione di mezzo. Non vive la penuria oltre i titolari che caratterizza i biancocelesti, ma neanche la beata abbondanza dei bianconeri, che volendo potranno schierare due squadre differenti nel weekend e nell’infrasettimanale. Conte può disporre di una discreta abbondanza in alcuni ruoli, come il centrocampo e la difesa, ma vive sempre con il fiato sospeso in attacco, dove oltre a Lautaro e Lukaku c’è Sanchez – finora tutto fuorché una garanzia a livello fisico – e l’acerbo Esposito. Ecco, proprio gli infortuni saranno la chiave di volta per il destino nerazzurro: se il numero di acciacchi – che inevitabilmente si verificheranno – sarà contenuto, l’Inter potrà guardare con ottimismo al finale di stagione.

CINQUE CAMBI

Un aiuto, forse, arriverà dalla nuova norma ufficializzata venerdì. Con i cinque cambi, ancora una volta la profondità della rosa risulterà fondamentale, ma soprattutto l’atteggiamento con il quale ognuno degli effettivi entrerà in campo. In una tale situazione, nessuno può sentirsi escluso. A prescindere dal futuro. Ogni discorso sarà rimandato a fine stagione. E così ogni gregario dovrà recitare un ruolo da protagonista. L’Inter non può pescare qualità ovunque anche in panchina, anzi, ma qualche carta ce l’ha. Pensiamo ai lampi di Sanchez, alla velocità di Moses, ad uno fra Sensi ed Eriksen con tutto il bagaglio di qualità che si portano dietro. Ma da Ranocchia a Borja Valero, fino ad Esposito: tutti saranno chiamati in causa, questo è certo. Ed ognuno dovrà mostrare la miglior versione di se stesso.

L’ORA DI ERIKSEN

Molto del destino nerazzurro passa dal modo in cui Christian Eriksen riuscirà definitivamente ad integrarsi nel mondo Inter. Se a gennaio si è trovato catapultato in una nuova realtà, in un nuovo Paese e in un nuovo campionato, senza i tempi fisiologici per l’adattamento, stavolta il danese ha potuto contare su quasi un mese di allenamenti ad Appiano Gentile. Sia all’Ajax che al Tottenham non è esploso subito, ma quando è entrato nei meccanismi non ne è più uscito, anzi, diventandone il fulcro principale. L’auspicio e le aspettative vogliono che all’Inter segua lo stesso iter adattativo. Eriksen deve diventare leader tecnico, e la sua qualità può portare i nerazzurri su un altro livello. Nello stesso tempo, però, non dovrà accontentarsi della tecnica sopraffina, impegnandosi a seguire le direttive di Antonio Conte in entrambe le fasi, cosa che un giocatore dalla suprema intelligenza calcistica è certamente in grado di fare. Può nascerne un cocktail micidiale.

FATTORE L

Conte potrebbe a sua volta adattarsi alle caratteristiche di Eriksen, scegliendo di modificare leggermente o radicalmente l’assetto tattico. Nel primo caso il passaggio sarebbe al 3-4-1-2, nel secondo al 4-3-1-2 con il rombo di centrocampo. Comun denominatore? La casella da trequartista, quella in cui Eriksen si incastra storicamente meglio, e i due attaccanti dietro i quali dovrà agire. Già, la doppia L. Il tandem Lautaro-Lukaku – già a quota 39 gol complessivi in stagione – dovrà ritornare sui livelli (alti) che hanno dimostrato di poter raggiungere. Riguardo all’argentino, le voci che lo vorrebbero al Barcellona impazzano, ma come si diceva in apertura nessuno dovrà pensare al futuro, focalizzandosi su un determinante presente. Chi avrà la testa altrove, dovrà farsi da parte. Ma siamo certi che Lautaro non rientri in quest’ultima categoria. Ce lo dice la sua mentalità, la sua professionalità, la sua tenacia: risparmiarsi non sarebbe da lui, non sarebbe da Toro. Lukaku, invece, dovrà superare se stesso ed i propri limiti, diventando determinante anche quando la palla scotta e la pressione sale. La sua stagione è stata finora ottima, può renderla straordinaria. Ultima partita in cui sia Lautaro che Lukaku sono andati a segno? Napoli-Inter, 6 gennaio 2020. Neanche a dirlo.

È SEMPRE MERCATO

Se in campo nessuno dovrà pensare al futuro, in dirigenza le cose cambiano. Il futuro è da sempre la dimensione temporale privilegiata degli uomini mercato. Un altro ambito che rappresenta un unicum nella storia recente: giugno, luglio e agosto, di solito mesi della sessione estiva, godranno invece della possibilità di firmare esclusivamente “contratti preliminari”. Acquistare o cedere un giocatore significa in ogni caso vedere concretizzate le operazioni – sul campo – solo nella stagione 2020-21. La sessione ufficiale, in Italia, dovrebbe durare dall’1 settembre al 5 ottobre. L’Inter è già fra le più attive, in ogni caso. Il primo grande colpo (l’unico, peraltro, a livello internazionale) è stato realizzato in uscita, con la cessione a titolo definitivo di Icardi al Psg. Adesso, dopo l’acquisto del giovane Vagiannidis, gli obiettivi più caldi sembrano rappresentati da due classe 2000: Sandro Tonali Marash Kumbulla. Su entrambi l’Inter sembra aver anticipato la concorrenza e collocarsi in una posizione di forza, forte del gradimento dei giocatori. Puntuale come un orologio svizzero (anzi, forse lo aspettavamo già da un po’…) è arrivato l’inserimento della Juventus e quindi di Paratici per Kumbulla, obiettivo di Marotta. Non una novità. Il club nerazzurro dovrà essere bravo a trionfare nella corsa di mercato al difensore albanese, che vede iscritta anche la Lazio. Per Tonali, invece, la strada sembra in discesa: i dialoghi fra Marotta e Cellino vanno avanti spediti alla ricerca dell’intesa. Ma il campo e il mercato, in alcuni casi, vanno di pari passo: questa ripresa servirà anche a facilitare le decisioni in vista dei prestiti con diritto di riscatto. È il caso, per esempio, di Alexis Sanchez, il cui problema stagionale sono stati gli infortuni, ma quando è stato chiamato in causa ha sempre fatto bene. E poi Victor Moses, finora visto pochissimo causa infortunio e conseguente lockdown, ma nel quale Antonio Conte crede fortemente.

CONCLUSIONI

Cinque giorni per rivedere l’Inter, cinque giorni – per l’Inter – di farsi bella in vista dell’appuntamento con i suoi tifosi. Purtroppo sarà virtuale, televisivo, visto che – almeno inizialmente – le partite si terranno rigorosamente a porte chiuse. Proprio per questo, l’entusiasmo dei tifosi potrebbe non essere quello di sempre, almeno nelle battute iniziali. Starà alla squadra coinvolgere tutti, regalandoci delle notti magiche. E magari un titolo.

23 anni, laureato in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.