La Juve è più forte, non è stata l’Inter migliore che tutti ci aspettavamo

Cosa è mancato all’Inter per uscire imbattuta contro la Juventus?

Antonio Conte ha chiarito in conferenza stampa, con la solita brutale schiettezza, che scalare un grattacielo in breve tempo è impossibile, ricordandomi la famosa battuta, che sancì di fatto il divorzio con Andrea Agnelli, del non poter pensare di mangiare con 10 euro in un ristorante da 100. Invero lui è pagato ben 12 milioni per provarci e riuscirci come già fatto in carriera e ieri, nonostante una promettente prima mezz’ora di gioco, non ha presentato al gran galà di San Siro la versione migliore della sua creatura, ammirata in abiti scintillanti per organizzazione tattica e personalità solo pochi giorni prima al Camp Nou.

Le ragioni sono molteplici, la più banale e scontata è data dal diverso valore tecnico, ma anche fisico e mentale, dei titolari e delle riserve.

LA PANCHINA

Se Valverde mercoledì ha pescato dalla panchina Vidal e Dembelè, Sarri si è potuto giocare le carte Higuain in attacco, Bentancur ed Emre Can a centrocampo, potendo scegliere di tenere accanto a sè due dei tre acquisti principali estivi come Rabiot e Ramsey (il terzo, De Ligt, se Chiellini non si fosse infortunato gli avrebbe fatto probabilmente compagnia), lasciando al confino Mandzukic.

Conte, per sostituire l’infortunato Sensi (tra l’altro l’unico che poteva condividere con Brozo la responsabilità del possesso), ha dovuto sfogliare la margherita tra Vecino e Gagliardini (chiedendosi chi farà meno errori tra i due), per l’acciaccato Godin tra il semidebuttante Bastoni ed il capitano non giocante Ranocchia, mentre davanti non aveva alcun dubbio perchè, con Sanchez squalificato, c’era un solo maggiorenne a disposizione, ossia Politano.

Conseguenze di un calciomercato palesemente incompleto a causa dell’impossibilità di cedere elementi reduci da situazioni e stagioni negative, nonchè di scelte che finora hanno pagato poco o nulla come Lazaro, un esterno con buona gamba ma con caratteristiche tipicamente offensive, a cui serviranno mesi per imparare movimenti e diagonali difensive come sanno fare D’Ambrosio e Candreva.

I TITOLARI

Il gap c’è anche tra i titolari e non solo perchè Cristiano Ronaldo ha disputato la sua miglior partita stagionale, mentre Lukaku è ancora alla ricerca della miglior condizione.

Chi tra i nostri sarebbe uno dei fedelissimi di Sarri?

De Vrij e probabilmente lo Skriniar d’altri tempi, sicuramente nessuno dei nostri esterni difensivi, non Brozovic che per arrivare al livello di Pjanic deve ancora dimostrare in Europa e in queste partite di fare la differenza, non ancora Sensi e Barella che pagano dazio in termini di esperienza e fisicità contro Khedira e Matuidi, mentre Lautaro (il migliore dei nostri per continuità, efficacia al tiro e partecipazione al gioco) ed Handanovic, se guardiamo al presente, hanno più chances contro Dybala e Szcesney, sebbene questi ultimi in Champions abbiano fatto un percorso più lungo dei nostri.

L’ABITUDINE A GIOCARE QUESTE SFIDE

La differenza di valore si esprime senza alcuna ombra di dubbio nell’arco di una competizione lunga 9 mesi come un campionato, nella partita singola si appiattisce ed è condizionata anche dal diverso momento di condizione e stanchezza, nonchè dagli episodi. Ieri sera invece si è vista chiaramente.

Non credo abbia particolarmente inciso il giorno in più di riposo settimanale dopo gli impegni contro Leverkusen e Barca (anche perchè loro hanno confermato dieci undicesimi della formazione iniziale contro i tedeschi, noi ne abbiamo cambiati due e Sarri non è uno che fa ampio ricorso al turnover), mentre sicuramente ha avuto un peso la diversa abitudine mentale a giocare queste partite.

L’Inter ha speso molto a livello di energie nervose per imporre il proprio piano gara al Barcellona per oltre un’ora, dovendo poi resistere al forcing blaugrana, la Juve ha vinto in scioltezza contro avversari inferiori e in una competizione in cui nei turni iniziali sono a loro agio. Si è presentata a San Siro lucida, convinta dei propri mezzi e capace di gestire le pressioni di una sfida contro una antagonista scudetto, almeno in base alla classifica perchè in realtà chi vincerà il titolo anche quest’anno non è in discussione, a meno che lo buttino via.

LA DIVERSA FILOSOFIA DI GIOCO

A molti non è sfuggito come, ad esclusione del periodo in cui hanno giocato contemporaneamente le tre punte bianconere scoprendo il centrocampo e lasciando più spazi a Brozovic, i bianconeri abbiano gestito a lungo il possesso nella nostra metà campo (Pjanic troppo libero da marcature,specie dopo l’uscita di Sensi), trovando una buona fluidità di manovra e dando sempre l’impressione di poter segnare o crearci pericoli.

Se riesci a tenere le distanze corrette tra i reparti e a muovere velocemente il pallone ti stanchi di meno e costringi gli avversari a rincorrerti, facendoli allungare perchè il serbatoio alla lunga si esaurisce.

E’ quello che è accaduto nel derby d’Italia (almeno per la rivalità tra le due tifoserie ha ancora senso chiamarlo così), tuttavia, allargando il discorso alla filosofia di gioco del sergente salentino, l’intensità che chiede ai suoi è il suo miglior pregio ma anche il difetto più grande perchè è impensabile che si riesca a tenere al massimo ogni 3 giorni e arrivare in fondo a tutte le competizioni.

Non è un problema per chi come noi non ha quegli obiettivi, si evidenziano comunque ancora di più i nostri limiti a livello tecnico quando Barella e compagni diminuiscono le frequenze. Ci abbassiamo, non teniamo più palla (grandi difficoltà in costruzione, i difensori hanno sofferto anche in questo fondamentale), la recuperiamo vicino alla linea difensiva con troppo campo da percorrere per ribaltare l’azione e per attaccare con tanti uomini, non possiamo fare quei cambi di gioco che allargano le maglie delle difese altrui.

La società dovrà dargli una panchina all’altezza che gli permetta di non far calare l’intensità quando vi farà ricorso, ma anche altri Sensi, non solo a centrocampo, che riescano a gestire con qualità il possesso, rifiatando senza concedersi agli avversari.

LA DIFESA

Che De Vrij, Skriniar e Godin vivessero una serata più incerta dei difensori bianconeri era impronosticabile. Eppure fin dall’inizio non ho mai avuto quella sensazione di solidità vista per un’ora a Barcellona e in altri momenti della stagione, pur se lo standard dell’organizzazione contiana è inevitabilmente lontano.

Non solo merito di Dybala e Ronaldo che si sono scambiati spesso la posizione e non hanno dato punti di riferimento fissi. Se l’olandese si è fatto trovare troppo avanzato in occasione dello 0–1 ma è stata l’unica sbavatura di una prestazione del tutto sufficiente, ai suoi lati lo slovacco e l’uruguaiano confermano di non essere ancora perfettamente integrati nel sistema a tre.

Skriniar gioca sul piede debole e soffre a mettersi in moto e a girarsi contro avversari rapidi che lo puntano dall’esterno, Godin fatica (e perde lucidità) quando ha molto campo dietro di sè e deve alzare la linea, al contempo partecipando all’azione offensiva uscendo oltre la metà campo.

La soluzione non può essere solo quella di far entrare Bastoni (positivo fino a quando si è perso Higuain) nelle rotazioni, ma migliorare i meccanismi dell’intero reparto, specialmente con gli esterni del cc a 5 che non sempre danno la copertura necessaria (Asamoah doveva aiutare il ragazzo nell’1–2).

CR7-LUKAKU

Cristiano vive per queste partite, la Juve gli chiede di essere al massimo e fare la differenza in quelle 6–7 occasioni in cui serve in campionato e nelle sfide ad eliminazione diretta in Europa.

Contro l’Inter si mosso tanto e bene, pur prendendosi le sue pause, ha portato spesso fuori zona Godin, ci ha dato molto fastidio quando si accentrava sia nella rifinitura sia nella conclusione.Con Dybala ha tolto sicurezze ai nostri centrali, Sarri ha azzeccato la formazione iniziale.

Di Lukaku mi è piaciuto l’impatto iniziale, quando con Lautaro partecipava attivamente alla salita della squadra ed ai cambi di gioco sulle fasce. Finchè le gambe e il fiato lo hanno sorretto (poi ha sbagliato anche molte scelte), è stato all’altezza come regista offensivo, mentre è mancato come centravanti puro, mai pericoloso, sempre contrato da Bonucci, sempre scoordinato e poco concreto. Dopo l’ultimo anno allo United, a lui e a Sanchez va dato il tempo di ritrovare innanzitutto la piena efficienza fisica prima di partire con confronti oggi disonesti con Icardi.

CONCLUSIONI

Non è stata la miglior Inter (ma neppure ha demeritato) nella partita più attesa e importante della stagione, non abbiamo giocato sui nostri massimi, mentre la Juve, per ribadire la propria superiorità italiana, è stata costretta a giocare un match di campionato con la concentrazione e l’intensità che di solito riserva alle sfide di Champions. Una piccola e magra consolazione per noi, anche se la sconfitta a testa alta la lasciamo volentieri ad altri.

A Conte si chiede di continuare a vincere tutte quelle partite in cui parte da favorito, senza far calare stimoli e tensione emotiva ad un gruppo che in passato, di fronte all’evidenza di non poter competere per vincere, si è spesso lasciato andare. Anche coinvolgendo chi finora si è visto poco e trovando alternative tattiche al 352: se i centrocampisti di riserva non danno garanzie, perchè non virare su un 3421 in cui anche Lazaro (lo stesso Politano) potrebbe avere più senso logico?

Gli chiediamo di fare il Conte, di andare oltre le potenzialità della rosa come sta facendo in campionato, non di ricordarci che non è Cristo e che i suoi discepoli, tra cui finora non c’è nessun traditore, in gran parte, come ben sappiamo, non meriterebbero di stargli accanto nell’Ultima Cena.


Inter-Juve 1–2: Conte non è Cristo,ma non serviva un miracolo was originally published in FabbricaInter on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.


L'articolo è stato inserito in originale sul sito parner
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