La vittoria nel derby ha cambiato qualcosa nella storia del campionato oppure Ibra ha ragione?

L’Inter ha vinto il derby di Milano rispettando il pronostico della vigilia perchè, come un severo ma giusto Mauro Suma ha commentato sui social in giornata, è ormai, assieme alla Juventus, di un’altra categoria rispetto ai rossoneri.

Ed i numeri, gli unici che contano quando si parla di calcio e di sport ad alto livello, dimostrano chiaramente questa tendenza: negli ultimi 15 derby “casalinghi” di serie A i nerazzurri hanno vinto undici volte, pareggiato tre e perso solamente una, mentre l’ultima sconfitta “in trasferta” risale a poco più di 4 anni fa, quando il presidente era l’ologramma di Berlusconi, in panchina siedeva un Sinisa Mihajlovic ancora senza tumore e quindi accettabilmente definibile zingaro o fascista ed andavano a segno attaccanti come Bacca e Niang molto più forti di Piatek e Leao.

Un altro mondo e non solo perchè come allenatore avevamo Mancini e come centravanti Icardi.

PIOLI HA STUDIATO, CONTE HA RISPOSTO

A sorprendere è stato il modo in cui si è arrivati alla conquista dei 3 punti, ossia regalando il primo tempo ai rossoneri con un approccio simile a quello della Juve di Sarri dopo che va in vantaggio,andando al riposo sotto di due reti, lasciando loro il controllo del pallone e facendo fare a Stefano Pioli la figura del grande stratega per aver messo sotto scacco tatticamente Antonio Conte.

Il mister parmigiano, tifoso nerazzurro che ha rinnegato la passione di una vita in cambio di 6 mesi alla guida di uno dei peggiori Milan della storia, in settimana ha dimostrato di aver studiato con profitto il modo per metterci in difficoltà: le due punte, Ibrahimovic e per l’occasione Calhanoglu, a uomo sui nostri creatori di gioco De Vrij e Brozovic, pressione sugli esterni e immediata verticalizzazione tra le nostre linee di difesa e centrocampo, sfruttando poi il lancio per lo svedese o la catena di sinistra, Rebic-Rodriguez, per creare superiorità e pericoli.

Gli studenti migliori però sono quelli che sanno ragionare velocemente e trovare una soluzione quando sono in difficoltà. Nella ripresa il nostro comandante, bravo a prendersi le responsabilità di 45 minuti così negativi, ha sistemato le nostre uscite in pressione sugli avversari, ha accorciato la squadra ed ha messo i suoi uomini di fronte alle loro responsabilità, ottenendo una reazione veemente con due gol in 5 minuti nel primo quarto d’ora.

Il Milan si è sciolto mentalmente ed il fantastico gol di De Vrij, con una torsione in area da grandissimo centravanti, ha ristabilito la realtà dei valori in campo, prima che l’ingresso di Eriksen congelasse il possesso palla e Lukaku trovasse a tempo scaduto il gol dell’orgasmo finale, issando la sua maglia sulla bandierina e consegnando ai posteri l’immagine simbolo di questa stracittadina.

Una vittoria legittimata più dal carattere e dalla dimensione dei protagonisti, Conte ed i giocatori, che dal gioco, ostaggio di una condizione fisica non sempre massimale per una squadra che corre più di tutte e che è costretta a convivere con le assenze.

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L’INTER E’ DA SCUDETTO?

Ibrahimovic ha aperto il dibattito, prendendo posizione come sempre senza paura di fare una brutta figura. In una epoca di finti buonisti, Dio benedica chi ha coscienza e orgoglio del proprio talento, della propria forza e della propria arroganza, nonostante l’avanzare dell’età consigli una maggiore cautela.

Da Zlatan si accetta tutto, anche l’esultanza polemica sotto la Nord, perchè sul campo dimostra ancora più classe e voglia di vincere di tanti ventenni considerati campioni per qualche gol segnato e qualche milione di follower su Instagram.

Un assist di testa sovrastando Godin, un gol piegando le mani di Padelli, un palo appoggiandosi su Skriniar sono il suo probabile biglietto di addio al derby di Milano. Ho visto finali di carriera peggiori, pur camminando per gran parte dei 90 minuti si è fatto trovare al posto giusto quando poteva lasciare un segno. Oscar come attore non protagonista e record come marcatore più longevo della storia.

Ibra è il vecchio playboy che ti corteggia per ore al bar di un locale per portarti a letto mentre i ventenni si scelgono in 5 minuti scorrendo con il dito le foto su Tinder. Fuori moda e fuori dal tempo, ma sempre con grande dignità.

Nelle interviste post partita ha mentito sulle reali possibilità della sua ex squadra di vincere lo scudetto o no?

NON E’ CAMBIATO NULLA IN OTTICA SCUDETTO

Nonostante Conte forse per la prima volta abbia ammesso che Inter e Lazio possano sognare lo scudetto, pur dipendendo tutto dalla Juve e rinviando ogni discorso alla fine di questo maxi ciclo da 11 partite tra campionato e coppe ogni 3 giorni, non c’è ancora quella evoluzione in termini di certezze di gioco che possa far pensare di poter raggiungere l’obiettivo grosso già quest’anno.

Il motivo è semplice: i nerazzurri devono spingere sempre al massimo dell’intensità fisica per fare risultato, non avendo ancora potuto inserire Eriksen nè recuperare al 100% Sensi e Sanchez, ossia gli uomini che possono migliorare la qualità del possesso palla, facendo rifiatare la difesa, e al contempo con un assist, un calcio di punizione o una giocata individuale cambiare l’inerzia di una partita, specialmente di quelle casalinghe quando gli avversari si difendono in undici, mettendosi spesso a specchio e intasando gli spazi centrali.

Dipendiamo ancora troppo dalla ricerca della profondità verso le due punte, oggi Lukaku e da domani nuovamente con Lautaro, dai chilometri percorsi dai nostri centrocampisti, non solo Brozovic e Barella ma anche un Vecino rinato fisicamente, e dai traversoni, non sempre precisissimi, dei nostri esterni, con Candreva che prevedibilmente nei match clou sarà preferito a Moses mentre Young pare più uomo di lotta e di governo rispetto a Biraghi.

La nuova Inter ancora deve nascere e deve farlo in fretta, magari sfruttando la palestra europea dell’El, in cui si può sperimentare senza l’ossessione di dover vincere sempre per non perdere contatto con la Juve. Anche in difesa dove, in alcune situazioni, un elemento duttile come D’Ambrosio a destra nello schieramento a tre può aiutare a migliorare la transizione del pallone tanto quanto Bastoni a sinistra, accorciando la squadra meglio di quanto fanno Godin e Skriniar.

IN MANO ALLA JUVE

Le speranze sembrano aumentate in considerazione dei numerosi problemi della Juventus, finora compensati dal gap tecnico con le rivali, dalla straordinaria vena realizzativa di Cristiano Ronaldo e dai guizzi periodici di Higuain o Dybala (nonchè dal maggiore peso politico).

Eppure nelle ultime 5 giornate il ruolino di marcia è identico per noi e i bianconeri, mentre è la Lazio ad aver rosicchiato ad entrambe due punti, a cui ha aggiunto quello del recupero contro il Verona.

Il pensiero neppure tanto segreto di Conte, evidentemente da mesi ben informato della insoddisfazione di qualche giocatore nei confronti del tecnico e dei problemi gestionali sorti dopo l’addio di Marotta, è quello che se resteremo in scia ai campioni d’Italia in primavera, quando loro saranno impegnati nella conquista della loro ossessione Champions, potremmo approfittare sia del pesante dispendio energetico e mentale sia dell’eventuale contraccolpo psicologico in caso di eliminazione.

Neppure lo scontro diretto del primo marzo potrebbe essere decisivo, bensì essere alla fine del mese anche a 4–5 punti di distanza avendo compiuto quel salto di qualità che Eriksen, Sensi e Sanchez possono garantire.

CONCLUSIONE

Solo la Juventus e Sarri possono buttare questo scudetto, ma noi e non la Lazio dovremo essere pronti a raccoglierlo se si dovesse concretizzare questa eventualità.

Arrivare dopo la squadra allenata da Inzaghi non sarebbe accettabile, in considerazione del diverso livello di investimenti e di ingaggi, nonchè della maggiore esperienza e abitudine a vincere di alcuni dei nostri, tecnico in primis.

Se alzeremo nel breve volgere delle prossime settimane il nostro livello di competitività, non avremo rimpianti. A Conte capitò nel suo primo anno bianconero contro il Milan di Ibrahimovic,sempre lui, di Allegri e di Muntari.

Può accadere di nuovo, si può sognare ma tenendo gli occhi bene aperti su quello che siamo e dobbiamo ancora diventare.


Inter-Milan 4–2: l’Inter è da scudetto? was originally published in FabbricaInter on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.


L'articolo è stato inserito in originale sul sito parner
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