8 Dec 1997: Francesco Moriero of Inter Milan goes past Yannick Rott of Strasbourg during the UEFA Cup third round second leg match at the Giuseppe Meazza Stadium in Milan, Italy. Inter won 3-0. Mandatory Credit: Shaun Botterill /Allsport

Bella chiacchierta con l’amico Marco Scurati di Ama la Maglia. Con lui abbiamo parlato ovviamente di maglie di calcio. Ecco cosa ci ha raccontato…

Allora Marco per prima cosa, parlaci di Ama la Maglia, da dove nasce l’idea di questo sito?

Il blog Ama la Maglia è nato a marzo 2010. Per anni è stato compagno fedele delle mie pause pranzo quando lavoravo in agenzia, visto che non avevo un posto dove poter andare a mangiare. Così quei 50 minuti quotidiani con la schiscètta al desk sono diventati la piacevole abitudine di scrivere sull’argomento delle maglie sportive: calcio, sport Usa con un focus sul basket Nba e gli eventi speciali come le Olimpiadi sono gli argomenti principali del blog.

Nel corso degli anni abbiamo visto maglie di tutti i tipi, secondo te quali sono le difficoltà per i designer nel crearne ogni anno 3 varianti diverse che siano tutte vendibili?

Il problema a mio parere non sono i 3 kit ogni anno. Il problema è il tempo di lavorazione che prevede circa 2 anni per la creazione di una maglia di un top club. Si parte dai bozzetti, si passa ai prototipi testati in vari ambienti compresi quelli di gioco e poi si passa alla finalizzazione. Chiaro che molte volte bisogna adattare il design al prototipo e non sempre i risultati sono entusiasmanti. Se pensiamo agli ultimi 2 anni e le proposte fatte da adidas, Puma, Nike ci rendiamo conto che la fantasia dei designer è condizionata dai template delle maglie, dai colori e dalle lavorazioni disponibili. Hanno più libertà marchi come Macron, Erreà, New Balance, Umbro, Hummel che riescono ancora a produrre una divisa quasi su misura, ma che riforniscono squadre e federazioni più piccole rispetto ai tre big dell’abbigliamento sportivo.

Per quanto riguarda l’Inter abbiamo visto maglie “brutte” a livello social (mi riferisco alla maglia “Sprite”) poi vendere tantissimo. Mi vuoi quindi dire che più la maglia è “strana”, più vende?

Teniamo presente che il maggior numero di acquirenti di maglie da calcio dei top club europei vive in Asia con gusti profondamente diversi da quelli nostri per design e colori. Quindi non ci meravigliamo di vedere evoluzioni estreme come le righe orizzontali del Barcellona, le strisce sfumate del Milan o il “codice a barre” dell’Inter. Ti direi che più del design vince la presenza sul mercato: la maglia più “bella” è quella che strizza l’occhio ai mercati emergenti ed è in vendita in tutti i negozi del mondo con aggiornamento dello stock in tempo quasi reale.

C’è una maglia neroazzurra che secondo te è rimasta nei cuori dei tifosi 

Premetto che non sono tifoso interista. Mi emoziona però la divisa Umbro del 1997-1998 usata per la vittoriosa stagione in Coppa Uefa culminata nella finale a Parigi tra Inter e Lazio e vinta dai nerazzurri con una partita strepitosa. Una maglia speciale a fasce grigie e nere e lo sponsor in giallo, lo stemma in mezzo al petto… Un modello tanto strano quanto innovativo. E poi, come vuole la tradizione, qualsiasi maglia che vince un trofeo diventa automaticamente bellissima!

Checco Moriero protagonista dell’Inter di Simoni

Noi di Interfans.org abbiamo lanciato un contest dove invitiamo gli utenti a lanciare idee per la prossima maglia dell’Inter. Sei d’accordo che almeno la terza maglia dovrebbe partire proprio dai tifosi?

Sono d’accordo. I motivi per usarla sul campo si riducono a un paio di partite all’anno. Giusto fare uno sforzo per celebrare il legame con i tifosi e, alternativamente nel corso delle stagioni, anche con la città. Ricordiamo che la tradizione della terza maglia è nata in Inghilterra per una finale di FA Cup del 1950: Arsenal e Liverpool avevano la prima maglia rossa, la seconda bianca. Così i Gunners si presentarono a Wembley con un kit giallo mentre i Reds optarono per il bianco. Da quel momento in Inghilterra si è sdoganato il rito della terza maglia, che poi negli anni 90 è arrivato anche nel resto dell’Europa e trovato la consacrazione nelle ultime 10 stagioni. Secondo me la terza maglia perfetta è quella del Porto per il 2018-19: il colore è blu, il taglio è molto casual e quindi perfetta per i tifosi allo stadio, il design è una creazione di uno street artist locale e tifoso della squadra che omaggia la città di Oporto, lo stemma del club per i 125 anni e lo Estadio do Dragao. Semplicemente perfetta!

Nel calcio di oggi è difficile trovare un giocatore identificarsi con la maglia. Nel caso dell’Inter, secondo te c’è qualcuno che incarna i valori della squadra e quindi anche quelli della maglia che veste?

Dico Milan Skriniar, maglia numero 37. Il difensore slovacco è recordman di presenze la scorsa stagione (non ha saltato una partita) e ha recentemente detto che a Barcellona o Manchester City preferisce i colori interisti e firmerebbe a vita per i nerazzurri. Vi sembra poco? Mi ricorda un certo Javier Zanetti entrato ad Appiano Gentile da sconosciuto e diventato capitano del Triplete nel 2010 con una carriera semplicemente devota alla causa dell’Inter. E infatti la maglia numero 4 è stata ritirata per ricordare la sua carriera a future generazioni di tifosi e calciatori nerazzurri.

Javier Zanetti, leggenda e capitano dell’Inter

In conclusione, visto che sono alle porte, ci racconti qualche curiosità sulle maglie dei mondiali che andremo a vedere tra poco?

Direi che sarà il mondiale di calcio della nostalgia: si celebra l’ultima generazione di maglie che sono nei nostri ricordi analogici, cioè sulle foto di giornali e riviste del periodo 1986-1994. La maglia della Germania ricorda quella usata nel trionfo di Italia 90 con la bandiera tedesca sul petto, quella della Russia cita l’Unione Sovietica campione olimpica a Seul nel 1988, la Spagna ha un look simile a quello del 1994, l’Inghilterra torna a vestire i pantaloncini blu come nel 1990. E poi la Nigeria ha fatto il botto con la maglia con una grafica a zig-zag verde e nera che richiama la divisa del 1994: ne hanno venduti 3 milioni di pezzi in 4 ore ed è introvabile!. Ma la vera chicca è la maglia del Brasile: il giallo è della stessa tonalità di quello usato al mondiale 1970, il primo a essere trasmesso in tv a colori! I designer Nike sono andati al museo della federcalcio a San Paolo e hanno cercato la maglia di Pelé indossata nella finale del terzo titolo vinto dai brasiliani in Messico per riproporlo in modo fedele 48 anni dopo. E attenzione anche alla seconda maglia della Seleçao: è blu come quella usata nella finale vinta nel 1958 in Svezia (per la prima volta 60 anni fa esatti hanno usato questo colore come alternativo al giallo), il design con la stella tono su tono celebra proprio il primo titolo vinto dai brasiliani in Scandinavia!

Le maglie dei mondiali di calcio in Russia 2018
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