CI SONO voluti 31 giorni esatti e – tra campionato ed Europa League – cinque tentativi, ma alla fine è arrivata la prima vittoria dell’avventura Mancini 2.0 sulla panchina nerazzurra. Un successo che ci voleva come il pane per cementare il rapporto fra una squadra resa fragile dai recenti insuccessi e il suo nuovo, vincente allenatore. Al di là dei 3 punti ritrovati, l’importanza del successo contro il Chievo è da ricercarsi nelle suoi risvolti psicologici. Mancini sa bene che, in questo momento, la classifica conta poco: prima di avviare il suo progetto, deve creare la sua Inter.

IL LAVORO di Mancini, in questo momento, è tutto indirizzato verso la testa dei giocatori. Prima di ricostruire un progetto tecnico-tattico a sua immagine e somiglianza, per il quale serviranno acquisti mirati – “Mi servono delle ali“, ha ribadito ieri sera il Mancio ai microfoni di Sky – il tecnico di Jesi sa che deve rifondare la squadra nella sua tenuta psicologica e nell’autostima individuale degli uomini a sua disposizione. La partita contro il Chievo sta lì a dimostrarlo: contro i veronesi sono partiti titolari 10 reduci dalla sconfitta interna con l’Udinese (compreso Palacio, gravemente insufficiente contro i bianconeri), che al netto del cambio di modulo – difesa a 4 piuttosto che a 3 – sono gli stessi uomini che giocavano con Mazzarri.

COSA è cambiato (o sta cambiando), dunque? La risposta è in una parola: consapevolezza. La squadra di Mazzarri giocava impaurita: difendeva bassa con due linee strette e infarcite di terzini. Non cercava mai la verticalizzazione. Non alzava il ritmo nel giro palla per paura di perderla. Non accompagnava le azioni offensive. Con Mancini, anche a costo di prendersi dei rischi – e ieri sera qualche volta abbiamo tremato – la squadra gioca alta, con la linea difensiva a centrocampo, i terzini che sovrappongono, le punte che danno profondità e le mezzali che cercano l’inserimento. Prima che di uomini, è una questione di mentalità.

LA SQUADRA di Mancini è qualitativamente equivalente rispetto a quella di Mazzarri, ma gioca con un’attitudine diversa, in modo quasi arrogante, cercando il palleggio anche senza avere la qualità per farlo – anche ieri sera, Medel e Kuzmanovic hanno perso almeno cinque palloni da infarto sulla mediana – e andando a cercare subito il pallone. La fotografia della serata è Ranocchia che va ad accorciare al limite dell’area del Chievo, lasciando Juan Jesus uno contro uno con Meggiorini. Si tratta di un approccio che può avere solo ricadute positive: prima si rinunciava a fare la partita per non correre rischi; adesso si corrono rischi perché siamo l’Inter, e a fare la partita dobbiamo essere noi, senza se e senza ma.

LA CHIUSURA è per il futuro. Mi pare evidente che l’Inter schierata da Mancini finora sia solo sperimentale, transitoria, e che vedremo la vera formazione targata Mancio solo dopo il mercato di gennaio, quando si spera che arriveranno queste benedetti ali – è il caso di dirlo – a far decollare il gioco nerazzurro. Nel caso, avremo finalmente un’Inter di stampo “europeo”, con terzini arrembanti, qualità in mezzo al campo – Kovacic tornerebbe a fare la mezzala al posto dell’impalpabile Guarin – e tre uomini davanti, a imporre il gioco come vuole Mancini. Forse parlare di reinserimento nella lotta per il terzo posto è ancora prematuro ma, per la prima volta dopo mesi di profonda depressione, personalmente guardo a questa squadra con una curiosità stimolante.

Interfans.org è la community dei tifosi dell'Inter. Ogni giorno centinaia di neroazzurri si incontrato sul nostro forum e si informano sulle notizie neroazzurre