E così, le tanto temute trasferte del giovedì nell’Europa dell’Est sono arrivate. L’avventura dell’Inter in Europa League comincia in Bulgaria, non senza un filo di tristezza, angoscia e depressione nel vedere il piccolo stadio da 11mila posti e a pensare a cosa sarebbe potuto essere, in Champions League. Tuttavia, agli uomini di Conte tocca affrontare la dura realtà e calarsi nell’avventura nell’Europa minore sfidando il Ludogorets. L’approccio dei primissimi minuti è tutto sommato buono, con Biraghi che sfiora il gol. Poi, però, il primo tempo scivola via accompagnato da innumerevoli sbadigli: una noia mortale. Ritmi bassissimi, solo 4 tiri totali nel corso dei primi 45 minuti, record negativo per l’Europa League.

Il tandem Lautaro-Sanchez funziona oggettivamente male, ed è strano pensare che ad ottobre i due sudamericani erano protagonisti ad ottobre, quando l’Inter per un tempo dettava meravigliosamente calcio al Camp Nou. Buona la prestazione dei tre difensori, invece, con un particolare da non sottovalutare: Godin è stato schierato nuovamente a sinistra, come nel finale di gara all’Olimpico contro la Lazio, mentre D’Ambrosio è stato schierato regolarmente a destra, ruolo nel quale anche Skriniar – in ottica campionato – si trova meglio. A centrocampo, Moses si è messo in mostra con un paio di iniziative interessanti sulla destra, calando alla distanza, mentre Biraghi ha confermato tutti i suoi limiti.

Pagelle Ludogorets-Inter

L’Inter che comincia il secondo tempo ha un atteggiamento diverso, più convinto, più tenace, più deciso, e sfiora il gol già in avvio. Dopo dieci minuti di forcing, però, la fiammella ricomincia a spegnersi e la partita sembra ritornare sui binari del primo tempo, spenta e noiosa. L’ingresso di Lukaku per Lautaro non sembra dare inizialmente gli effetti sperati, perché i nerazzurri non riescono ad affacciarsi con pericolosità verso la porta avversaria. Poi, però, quando succede, è tutta un’altra musica, favorita da un celebre direttore d’orchestra…

WELL DONE, CHRIS

Era la sua notte. Il tema relativo a Christian Eriksen aveva fatto discutere molto, specialmente dopo la sconfitta contro la Lazio che lo aveva visto subentrare dalla panchina. Verso Antonio Conte sono piovute pesanti critiche per aver negato la titolarità al danese, che ieri è invece arrivata in Bulgaria. E dal 65′ al 73′, Eriksen dà sfoggio di tutto il suo repertorio: prima il gol con un preciso destro da fuori area, poi altro tentativo e traversa. Nel mezzo, tanta lucidità, intelligenza e tante palle interessanti messe in mezzo sui calci piazzati. Le polemiche e gli isterismi collettivi degli ultimi giorni si placheranno a breve. La gestione di Eriksen da parte di Conte è semplicemente una gestione intelligente, da grande allenatore. Parliamo di un giocatore sì affermato, sì con qualità eccelse, ma pur sempre appena arrivato in un nuovo campionato (non esattamente uno dei più semplici nei quali integrarsi) e con una nuova lingua e tutte le difficoltà che ne conseguono e che sarebbe inutile ribadire. Quando Conte dopo la Lazio dice “siamo arrivati fin qui senza Eriksen, non si dipende da un singolo”, dice una sacrosanta verità e non manca di rispetto a nessuno (che poi, perché Conte dovrebbe “attaccare” un giocatore che è appena arrivato e potenzialmente decisivo per le sorti dell’Inter?): mette soltanto in chiaro che non è il nome che porti sulla maglia a garantirti la titolarità. Almeno nelle sue squadre. I meccanismi di gioco e i famosi “codici” delle squadre di Conte richiedono un lungo processo di memorizzazione, come sappiamo, ed Eriksen deve integrarsi, imparare, correre e sudare. Proprio come tutti gli altri. E siamo sicuri che lo stesso fuoriclasse danese ne sia consapevole e non pretenda di essere un privilegiato. Si dimentica che Conte sta anche proteggendo il giocatore da potenziali premature critiche (probabilmente dagli stessi che ne invocano ossessivamente l’utilizzo dal primo minuto e che probabilmente non l’avevano mai visto giocare), perché le aspettative su Eriksen sono altissime ed il giocatore non è ancora in grado di rispettarle. Oltre ad essere appena arrivato in una nuova squadra, un nuovo Paese e un nuovo sistema di gioco, la sua condizione fisica è lontana dal top, come ha ribadito Conte ieri nel post-partita. Probabilmente, incide la particolare situazione nella quale si è trovato al Tottenham, dove sapeva fin dall’estate di avere i giorni contati fino a gennaio o, al più tardi, fino a giugno. Una situazione sempre difficile dal punto di vista della gestione. Per cui, stop agli isterismi: Conte sa come gestire i giocatori ed il giocatore, e lo ha messo in chiaro anche ieri: “Uno come Eriksen non può mai diventare un problema, il problema è vostro. Io penso al bene dell’Inter, altri all’effetto novità…”. Il processo è lungo, e questi mesi saranno solo la prima tappa di un percorso d’integrazione che si completerà soltanto durante il prossimo ritiro estivo, quando Eriksen potrà lavorare con calma e senza l’ansia del risultato e della prestazione per comprendere alla perfezione i diktat di Conte. E siamo sicuri che il risultato finale sarà dei migliori, perché quando parliamo di Eriksen parliamo di una sublime intelligenza calcistica.

IL RUOLO DELL’EUROPA LEAGUE

È vero che l’Europa League può potenzialmente “spappolarti” a lungo andare, ma non se affrontata con le giuste contromisure e la giusta dose di fortuna. Conte ha messo in chiaro che il torneo verrà affrontato ricorrendo a rotazioni, anche massicce come quelle di ieri. Parliamoci chiaro: le gerarchie esistono e l’Europa League viene dopo campionato e Coppa Italia. E proprio in fatto di rotazioni, il fattore determinante sarà quello di non incappare in infortuni, in modo da poter sfruttare praticamente l’intera rosa in tutte le competizioni. Chi spera di poter arrivare in fondo ovunque, giocando sempre con gli stessi uomini, si illude o provoca. Ci vuole la giusta dose di fortuna, come detto, con gli infortuni, e anche con gli accoppiamenti nei turni successivi: evitare una big negli ottavi (ancora da conquistare formalmente nel ritorno a San Siro di giovedì prossimo) sarebbe importantissimo. Inoltre, l’Europa League può essere una grande occasione. Quella di facilitare l’inserimento dei nuovi arrivati, come Eriksen Moses (Young è già più avanti, avendo già acquisito lo status di titolare facilitato dalla modesta concorrenza e da una capacità di adattamento più rapida), ma anche quella di far ritrovare la forma ideale a giocatori come Alexis Sanchez, che ieri ha dimostrato di poter reggere nuovamente i 90 minuti. Si tratta di una fase della stagione molto delicata, ma con la giusta intelligenza, lucidità e fortuna l’Inter può uscirne rafforzata. Tutto è ancora in gioco.

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23 anni, laureato in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.