Quella tra Napoli e Inter sarà anche un partita che si giocherà fuori dal campo e in palio la posta è anche più importante del momentaneo primato in classifica. Come sottolinea La Repubblica “tocca al Napoli di Aurelio De Laurentiis tenere alta la bandiera del made in Italy, dopo le sei stagioni di dominio ininterrotto della Juve di Andrea Agnelli. Lassù, adesso, soffia forte per la prima volta il vento d’Oriente, con l’Inter cinese che pregusta il sorpasso nello scontro al vertice del San Paolo: potenziale trampolino di lancio per scavare un solco tra le gerarchie del passato e quelle del presente, in attesa di provare a stravolgere definitivamente la geografia futura della serie A. È l’inizio di un braccio di ferro, insomma: in cui anche i 50mila tifosi del San Paolo scenderanno in campo – più o meno consapevolmente – per sbarrare la strada all’avanzata straniera. Il Napoli, più delle altre big, ha bisogno di fare cassa per restare ad altissimi livelli. O viceversa, di restare ad altissimi livelli per fare cassa. Lo confermano i numeri, con il fatturato del club azzurro che si è quasi raddoppiato nella stagione scorsa (da 155,35 milioni ai 307,87 messi a bilancio nell’ultimo esercizio) specialmente grazie ai 66 milioni che De Laurentiis ha incassato con i brillanti risultati della sua squadra nella passata edizione della Champions League. Ma per far quadrare i conti della società – gonfiati con il bonus straordinario per la cessione di Higuain – la squadra di Sarri è stata costretta a ottenere sul campo dei risultati eccellenti e necessariamente da ripetere. Oppure diventeranno un lusso quasi insostenibile gli stipendi record di Lorenzo Insigne e Dries Mertens, che durante l’estate hanno fatto impennare fino a 80,20 milioni il monte ingaggi, in netto aumento rispetto ai 69,70 della annata precedente. La nuova Inter cinese vive invece in una dimensione economica diversa, che è già ritornata più solida a prescindere dai verdetti del campo. Il fatturato nerazzurro, nonostante la mancata qualificazione per le coppe europee, è cresciuto infatti nell’ultimo bilancio a 320 milioni (una dozzina più del Napoli), grazie anche ai 35 milioni di sponsorizzazioni di Suning, che hanno garantito un incremento del 33 per 100 rispetto a un anno prima”.

“Ma i nuovi padroni arrivati dall’Oriente, per rientrare nei parametri del fair play finanziario, sono stati abili pure a ricavare dalle cessioni 44 milioni di plusvalenze, sul mercato. Ed è stato abbassato contemporaneamente il monte ingaggi: da 93,8 milioni a 75,48, con un risparmio che ha permesso alla società di ridurre il suo debito da 59,57 a 24 milioni. Non sono dunque dei mecenati, come del resto gli americani della Roma, i proprietari cinesi dell’Inter che “minacciano” le gerarchie della serie A. Ma il made in Italy prova a far quadrato, con l’alleanza stretta nell’Eca (associazione dei top club europei) tra la Juve e il Napoli. Agnelli è il baluardo in prospettiva più solido, economicamente. De Laurentiis quello del presente, con il vento d’Oriente che soffia sul San Paolo. La posta in palio, al di là del primato, è rallentare l’avanzata straniera“.

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(La Repubblica)

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