La domanda che tutti si pongono dopo la tripletta al Messico in amichevole

L’Inter quest’anno potrà schierare il centravanti della Nazionale argentina, il centravanti della Nazionale belga e la seconda punta di quella cilena, ossia rispettivamente la decima, la prima e la quattordicesima Nazionale nel ranking Fifa aggiornato allo scorso luglio. Se pensate come il sottoscritto che quella classifica abbia parametri di calcolo discutibili, sarebbe più utile ricordare come le due sudamericane siano arrivate in semifinale nella coppa America di questa estate , mentre i Diavoli Rossi in quella dell’ultimo Mondiale (eliminati dalla Francia poi campione) con i nostri titolari.

Non arriviamo a scomodare Ronaldo-Vieri-Baggio e neppure Milito-Eto’o-Balotelli, però da anni non avevamo un reparto di attacco di questo livello e prestigio, sebbene ancora troppo scarno per puntare con decisione allo scudetto.

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Martinez dei tre è il più giovane e l’unico per cui si può discutere quale dimensione e parabola di carriera potrà avere in futuro. Non necessariamente all’Inter perchè Marotta alla Juve ha dimostrato come si possa restare in alto in Italia ed Europa anche sacrificando elementi fondamentali under 23 (Pogba docet) di fronte ad offerte congrue. Non mi sorprenderei se l’Icardi dell’agosto 2020, incrociando le dita per la potenziale plusvalenza, potesse essere proprio il Toro, magari dietro pagamento della clausola da 110m presente nel suo contratto (in attesa di rinnovo ed adeguamento).

LA SUA PRIMA STAGIONE ALL’INTER

Guardare ai numeri della sua prima stagione italiana è esercizio parziale se non discutibile.

Impossibilitato a mettere in discussione la centralità nel progetto tecnico, tattico e societario di Icardi (con il quale l’intesa sul campo non è mai stata granchè per caratteristiche), Lautaro si è messo disciplinatamente (zittendo il padre come Mauro non ha mai fatto con la moglie agente) a disposizione di un allenatore poco incline a lanciare i giovani come Spalletti, soprattutto se provenienti dal Sudamerica, ossia da Paesi così diversi e molto meno competitivi rispetto al passato. I suoi 6 gol in 27 presenze in serie A, solo la metà da titolare e con 1336 minuti giocati, con momenti da ricordare come il gol nel derby o la rete decisiva a Parma, con un infortunio muscolare che ha pesantemente condizionato il finale di stagione, sono bottino accettabile, salutato con favore da Zanetti, artefice con Milito del suo arrivo in Italia.

IL CONFRONTO CON GLI ALTRI GRANDI ATTACCANTI ARGENTINI

I confronti con calciatori,epoche e tornei diversi (dai quali escludiamo Messi e Icardi formatisi qui) lasciano il tempo che trovano, ma sono indicativi per inquadrare ulteriormente il suo inizio di carriera.

Sergio Aguero, a cui spesso è paragonato per la sua atipicità di avere un fisico da seconda punta ma con evidenti caratteristiche da prima, fu un esempio di precocità assoluta e sbarcò in Europa all’Atletico Madrid a 18 anni, giocando tantissimo in Liga e piazzando in fondo al sacco “solo” 6 palloni, sbocciando definitivamente l’anno successivo, triplicando lo score.

Più particolare la traiettoria di Carlos Tevez, altro totem a cui viene associato per garra e bravura nel puntare l’avversario e andare alla conclusione: lascia il Boca a 21 anni per il Corinthians grazie alle manovre spericolate di Kia (proprio l’agente di Gabigol…), segna tantissimo in due stagioni e vince un torneo brasiliano, prima di sbarcare in Premier a 23 al West Ham assieme a Mascherano, incontrando parecchi problemi di ambientamento e di rapporti con mister Pardew e Curbishley.

Anche Gonzalo Higuain sceglie la Liga e Madrid sponda Real come primo approdo europeo: nella sua prima annata intera (arrivò alle merengues in gennaio…), in un contesto molto più competitivo rispetto a quello della A e dell’Inter, si fermò a 8 gol in 25 presenze in campionato. In quello successivo però, finalmente titolare indiscusso, ne mise a segno 22.

Il suo mentore Diego Milito ci metterà molti più anni per attirare l’attenzione di un club del Vecchio Continente, ossia il Genoa di Preziosi che a 25 anni gli regala il palcoscenico della serie B dove il futuro Principe del Triplete si scatenerà con 33 gol in neppure due campionati.

Esempi molto variegati tra loro, ma accomunabili per le difficoltà incontrate per abituarsi a ritmi, tattica e difensori molto diversi rispetto all’Argentina e al Sudamerica. Lautaro è chiamato alla stagione della sua esplosione, se vorrà ricalcare le orme degli altri grandi punteros. E a Milano ha tutto per centrare l’obiettivo.

L’INTER DI CONTE IDEALE PER LUI

Innanzitutto i partner d’attacco: può tranquillamente giocare assieme a Lukaku, prima punta che sa occupare l’area ma anche allargarsi e dialogare con il compagno, così come con Alexis Sanchez, seconda punta esterna, almeno prima della cura inglese in Premier, che ama partire largo e tagliare verso il centro.

Il modulo a due punte di Conte pare tagliato su misura per lui: non ha i fondamentali tecnici nè fisici per giostrare da punta unica in un 4231, specialmente con allenatori che predicano un gioco offensivo, tecnico ed orizzontale. Ha bisogno di spazi, di correre, di puntare l’uomo, di muoversi all’interno di un sistema più verticale, intenso e frenetico. Nell’Inter che il tecnico salentino ha in mente, ancora lontana da quella vista finora, il recupero palla alto con il pressing e la velocità di manovra dovrebbero aiutarlo a non ritrovare i problemi palesati contro le difese chiuse italiche.

In carriera ha superato quota 10 reti in campionato solo in una occasione, non dovesse riuscirci in questa serie A e nel nostro contesto tecnico-tattico, sarebbe una delusione.

DOVE PUO’ ARRIVARE

Ai tifosi è piaciuto particolarmente l’atteggiamento combattivo e mai domo (il confronto con Mauro è stato immediato…), la capacità di giocare anche per la squadra sia in fase di pressing che proponendosi per dettare il passaggio, la resistenza fisica e sapersi destreggiarsi al meglio in area o puntando l’avversario in corsa, anche senza eccellere particolarmente in nulla.

Per poter stabilmente sedersi al tavolo dei grandi (Real e Barcellona più della Premier dove a certi ritmi farebbe fatica) non bastano abnegazione e neppure i gol, altrimenti Icardi sarebbe già in un top club. E’ necessario avere almeno una caratteristica in cui essere tra i migliori al mondo.

A Lautaro, oltre ai centimetri, all’intensità, alla fisicità che per un attaccante sono meno indispensabili di un centrocampista a meno di essere Xavi, Pirlo e Iniesta o per stare al presente Thiago Alcantara e Verratti, mancano proprio i picchi: di velocità, di tecnica, di esplosività, di rapidità che hanno avuto o hanno gli argentini nominati in precedenza.

Vi potrà sopperire con la continuità, fisica mentale e realizzativa, con la partecipazione alla manovra, migliorando in quei fondamentali come il tiro e il timing nell’elevazione che sono già di buon livello ma in cui i margini sono a mio parere rilevanti.

CONCLUSIONI

Oggi scommetterei che possa diventare più un giocatore da Siviglia e Valencia, comunque club che a turno giocano in Champions League, o da primo cambio al Real o al Barca che un nuovo Aguero o Tevez.

La sua parabola sportiva all’Inter dipenderà anche dalla nostra futura dimensione. Per quella attuale è perfetto, non all’altezza dovessero arrivare in nerazzurro estremizzando nuovi Messi o Cristiano Ronaldo.

Di sicuro sarà un affare economico ed il fatto che l’abbiano fortemente suggerito Zanetti e Milito che non fanno parte del nostro organigramma di mercato dovrebbe far ragionare in prospettiva su quali aspetti migliorare per scoprire prima di altri o convincerli a venire a Milano i campioni del domani.

Con Martinez ci avremo comunque guadagnato, in campo e fuori. Non è poco per chi da tempo immemore non riesce neppure a vendere bene un centravanti da oltre 130 gol.


Lautaro Martinez diventerà un campione? was originally published in FabbricaInter on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.


L'articolo è stato inserito in originale sul sito parner
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