Le vittorie spumeggianti contro Sampdoria e Roma, lo screzio Conte-Lautaro, la genialata social con la quale l’Inter ha messo fine ad ogni discussione e ridicolizzato chi parlava di spogliatoio in rivolta. Questa la settimana dei Campioni d’Italia, che ieri affrontavano a casa loro i detentori degli ultimi nove scudetti, con la stuzzicante possibilità di estrometterli dalla prossima Champions League non perdendo all’Allianz Stadium, palcoscenico nel quale l’Inter non segnava dal gennaio 2015. Ieri i nerazzurri di Conte ci sono riusciti per ben due volte, ma ciò non è bastato per portare a casa punti, complice l’atteggiamento non proprio da coltello nei denti da parte dai campioni ma, soprattutto, a causa di un arbitraggio ai limiti del paradossale.

I calciatori non sono tifosi

Diciamocelo: ci saremmo aspettati che i nostri calciatori entrassero in campo con un atteggiamento diverso. Guerriglieri, rabbiosi, vogliosi di vincere in casa dei più acerrimi nemici. L’attitudine mostrata dai ragazzi in maglia nerazzurra nel primo tempo non è stata esattamente quella che ci aspettavamo, poiché il ritmo era quello di una normale partita di fine stagione. Dall’altra parte, invece, la Juventus cercava disperatamente una vittoria per la Champions e il carico motivazionale ha fatto tutta la differenza di questo mondo. Tuttavia, bisognerebbe ricordare che i calciatori che oggi vestono la nostra maglia non sono tifosi nati con il nerazzurro nell’anima e, quindi, l’avversione verso la Juventus e tutto ciò che rappresenta: parliamo di professionisti esemplari che hanno già raggiunto il proprio obiettivo, vincendo lo scudetto, e che affrontavano il penultimo turno da campioni in carica. Ciononostante, l’Inter era riuscita a pareggiare, salvo poi ritornare in svantaggio all’ultimo secondo a causa del gol di Cuadrado che ha evidenziato, ancora una volta, un grosso limite da parte di Handanovic nei riflessi: è l’ennesimo gol stagionale subito in cui il numero uno sloveno è da annoverarsi come principale responsabile.

Le vecchie abitudini

L’Inter del secondo tempo è entrata in campo, probabilmente sollecitata dal discorso di Antonio Conte negli spogliatoi, in modalità diametralmente opposta rispetto ai primi 45 minuti. L’Inter è andata più volte vicina al pareggio dominando la seconda frazione. Probabilmente, però, l’espulsione di Bentancur si è rivelata un ostacolo in più sul cammino dei nerazzurri: l’espulsione, che poteva ampiamente starci visto che l’uruguaiano – già ammonito – ha fermato un’azione potenzialmente pericolosa di Lukaku, non solo ha costretto la Juventus a chiudersi nella propria area e ad evidenziare i limiti nerazzurri quando serve sfondare il muro eretto dalle difese avversarie, ma ha anche provocato una svolta nell’atteggiamento di Calvarese. Da lì in poi, infatti, i fischi sono stati indirizzati a senso unico, e l’arbitro avrebbe anche annullato il gol del 2-2. Chiellini ha sfruttato il suo marchio di fabbrica: simulare un fallo subito nonostante sia stato lui a trattenere l’avversario. Calvarese lo ha assecondato, il Var lo ha corretto.

Un minuto dopo, però, l’episodio che ha indirizzato definitivamente la partita: il primo rigore di sempre assegnato ad una squadra per un fallo commesso da chi, in quel momento, lo reclama. Cuadrado scalcia Perisic e, incredibilmente, il rigore viene assegnato alla Juventus. La mancata espulsione di Kulusevski nel primo tempo, un gol inspiegabilmente annullato a Lautaro a causa di un inesistente fallo su Chiellini, il gol del 2-2 inizialmente non convalidato non erano abbastanza: il rigore concesso ai bianconeri è bizzarro, incredibile, inspiegabile. Ma tant’è. La Juventus vince la partita e, se il Napoli dovesse inciampare fra oggi e domenica prossima, andrà in Champions League. L’Inter riscopre vecchi veleni e vecchie abitudini arbitrali che, fatalmente e tristemente, si ripresentano ogni qualvolta l’avversario è la Juventus. Ciò che deve rimanere agli uomini nerazzurri, però, è la soddisfazione per uno scudetto già conquistato. E meno male, verrebbe da dire, che l’obiettivo sia stato raggiunto prima della partita di ieri. Stellini, nel post-partita, lo ha ribadito: “Era importante venire qui ad onorare il campionato, gli episodi sono sotto gli occhi di tutti“. L’Inter è fortunata ad essere già campione, di meno il Napoli che deve ancora conquistare sul campo l’obiettivo. Buona fortuna a loro, ne avranno bisogno.

Festa scudetto: ci siamo

Adesso il focus dell’Inter si sposta verso la festa scudetto che andrà in scena nel prossimo weekend e che, come ha ribadito la Curva Nord, sarà qualcosa di mai visto prima. “Il cielo si colorerà di nerazzurro“, hanno promesso i supporter interisti. L’Inter affronterà l’Udinese per sfondare il muro dei 90 e chiudere a 91 punti, in attesa della premiazione finale. Da quel momento in poi, le attenzioni generali verranno senz’altro calamitate dal futuro di Antonio Conte. Il tecnico chiederà garanzie alla proprietà sul fatto che questo gruppo, che egli stesso ha plasmato egregiamente, non venga smantellato. Un altro anno di lavoro potrebbe garantire a questi ragazzi altra gloria e, magari, un altro trionfo. Prima, però, c’è da godersi una coppa sollevata nel cielo di San Siro.

 

24 anni, laureato in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.