MILANO – Si è vista un’Inter positiva ma sfortunata nel posticipo di stasera contro il Verona. Il primo tempo è stato uno dei migliori della gestione Mazzarri e nella ripresa – con la squadra in 10 per quasi tutta la frazione – i meccanismi difensivi hanno funzionato bene. Peccato per l’errore nel finale che ha concesso il pari al Verona. Individualmente, spicca la grande prestazione di Handanovic, mentre vengono “rimandati” Medel, Dodò e l’arbitro Rocchi, che quando vede nerazzurro scade in una mediocrità imbarazzante. Gli staremo mica antipatici?

HANDANOVIC 7 (il migliore) – Nel primo tempo neutralizza in modo felino un tiro velenoso di Christodoulopoulos, ma è nella ripresa che si esalta: manda di traverso il fischietto a Rocchi respingendo il rigore (l’ennesimo) a Toni e nel complesso dà sicurezza a tutta la retroguardia

RANOCCHIA 6,5 – Nel primo tempo è l’uomo in più della manovra nerazzurra. Si stacca dalla linea difensiva e crea superiorità numerica sulla destra. Non a caso da un suo cross nasce il gol del pareggio. Peccato per una mezza disattenzione sul primo gol del Verona.

VIDIC 6 – Mette i brividi a San Siro perdendosi Toni dopo pochi minuti e non è perfetto nella chiusura sul gol del vantaggio dell’Hellas, ma nel complesso disputa una buona prestazione, sfiorando il gol di testa in due occasioni.

JUAN JESUS 6 – Il brasiliano è il meno impegnato della retroguardia nerazzurra e “governa” Juanito Gomez con saggezza. Nel finale in trincea il suo atletismo è fondamentale per reggere la pressione del Verona.

NAGATOMO 6 – Come Dent Due Facce di Batman, l’ultimo samurai vive in un perenne stato di bipolarismo: in attacco è una costante spina nel fianco, pennella ottimi traversoni a ripetizione, punta e salta l’uomo con continuità. In fase difensiva, però, non trova mai i giusti tempi di intervento.

KUZMANOVIC 6,5 – Altra nota positiva della serata. Il Kuz corre e lotta per due e ha finalmente rinunciato a ogni velleità da rifinitore. San Siro apprezza la sua generosità e forse, se invece del palo avesse trovato il gol, avrebbe finalmente venduto qualche maglietta.

MEDEL 5 – Nel primo tempo regala ad Halfredsson le chiavi per scardinare la mediana nerazzurra. Non fa filtro in occasione dei contropiedi avversari, ora facendosi tagliare fuori con arrembaggi dissennati, ora schiacciandosi su Vidic. Completa la serata no alzando ingenuamente le braccia (anche se chi scrive ritiene che il Pitbull si stesse coprendo il volto) e e causando il rigore. Lascia l’Inter in 10.

KOVACIC 6 – Nel primo tempo è il motore della manovra (finalmente rapida e nella metà campo avversaria). Cerca qualche invenzione delle sue ma non trova mai autentici giochi di prestigio. Si fa male andando in tackle e spezzando una ripartenza veneta, segno che il ragazzo ha finalmente messo i denti (dal 19’st KHRIN 5,5 – Buttato nella mischia per fare da frangiflutti, non frange praticamente niente e in un paio di circostanze complica la vita a sé e alla squadra).

DODO’ 5 – Davanti combina qualcosa, sfoderando un paio di punizioni niente male, ma dietro è da mani nei capelli. Non ha i tempi del difensore e va sempre in affanno nell’uno contro uno, e completa l’opera lasciando Nico Lopez libero di siglare il gol del definitivo pareggio.

PALACIO 6 – Non bene nel primo tempo, quando perde qualche pallone e nel complesso non sembra mai pericoloso. Si riscatta nella ripresa servendo l’assist del 2-1 e lottando con la sua consueta caparbietà (dal 42’st OBI s.v.).

ICARDI 7 – Torna al gol su azione dopo una vita: entrambe le reti segnate denotano un non comune fiuto d’area di rigore. Si muove più del solito cercando il pallone e le combinazioni con i centrocampisti. La mano all’orecchio però è una cavolata (dal 48’st OSVALDO s.v.).

MAZZARRI 6 – Stasera l’Inter ha ingranato. Nel primo tempo il 75% di possesso palla ha finalmente avuto un senso, a ridosso dell’area del Verona e con la circolazione affidata ai centrocampisti. Si è vista qualche bella azione e sono tornati a funzionare gli esterni (quanto meno Nagatomo). Se Medel lascia la squadra in 10 WM non ha certo colpe.

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