Nella scenata del “potrebbe essere” di Spalletti nel post partita di Fiorentina Inter, c’è stato un passaggio molto emblematico su quello che significa sedersi sulla panchina dei nerazzurri: “Domani si ricomincerà a dire via Spalletti, viene questo, viene l’altro, invece la partita è vinta“. In una frase tutto lo stress da precariato di un ruolo in discussione ad ogni risultato negativo, anche se arrivato dopo un furto gigantesco al sesto minuto di recupero. Ci aveva provato nei mesi scorsi a tirare fuori il petto e dichiarare indifferenza nei confronti dei fantasmi degli allenatori futuri evocati alle sue spalle, ma domenica sera fra le rughe di una pelata rossa di rabbia è emersa questa traccia di sincerità.

Oltre ad esprimere il timore di rimanere senza panchina, l’insofferenza di Spalletti era indirizzata nei confronti di quell’assunto secondo il quale ogni risultato negativo dell’Inter debba portarsi dietro una complessiva messa in discussione delle certezze acquisite nelle precedenti vittorie. Una fastidiosa condizione che sembra stampata sui colori nerazzurri e che fa di ogni partita un enorme esame collettivo da dentro o fuori. Acutissimo dottore (a parere di chi scrive) nel diagnosticare i malanni della beneamata, il tecnico toscano già nei mesi scorsi aveva sottolineato come questa condizione pesi come un macigno sulle spalle di una squadra che avrebbe bisogno di serenità ed equilibrio ed invece non sa fare altro che volare sulle ali dell’entusiasmo o scivolare nella spirale della crisi.

Al martedì, puntuale come una discesa di San Douglas Sisenando sulla destra, si è tornati a parlare della sostituzione del tecnico a giugno, dei possibili successori, delle cene segrete di Conte e delle dichiarazioni d’amore di Mourinho, proprio come profetizzato dal vate di Certaldo. Un mantra che si ripete dopo ogni non-vittoria dei nerazzurri ed i più hanno ormai abbracciato come verità assunta, come l’altra parte di ragionamento che si porta dietro: il lavoro di Spalletti e la stagione dell’Inter sono un fallimento.

Ma da che momento esattamente la qualificazione in Champions è diventata il “minimo sindacale” per una squadra che dal 2011 l’ha raggiunta solo una volta (proprio con Spalletti) lo scorso anno? Perché lo stesso obiettivo per i cugini rappresenta un sogno da inseguire nonostante i quasi 400 milioni spesi in due anni? Perché Di Francesco che allena una squadra che si è qualificata quasi sempre nell’ultimo decennio sembra più saldo nella sua panchina nonostante insegua al quinto posto? In che momento siamo passati dal considerare Tottenham e Barcellona avversari troppo probanti al lamentarsi per il fallimento di uscire all’ultimo minuto per differenza reti?

Ambiente si dice. Questo strano, inconsistente, indefinibile, inafferrabile ambiente. Ma l’Inter non è localizzabile in un quartiere di Milano, è composta da milioni di tifosi sparsi sulla nazione che si fanno un’idea rispetto a quella che è la narrazione dei media. E allora fa bene Spalletti ad attaccarsi ossessivamente a quel “potrebbe”. Perché sa bene che fra l’utilizzo o no di un condizionale si possono raccontare diversamente sconfitte o vittorie, che con i giusti aggettivi un eventuale trofeo europeo è un attimo che diventa “coppetta di consolazione” e che con una giusta scelta di sostantivi si può lasciar intendere che i polpastrelli non siano una parte della mano. Che fra scrivere “Clamoroso rigore negato” e “Inter raggiunta nel finale da un rigore dubbio” c’è un abisso (sic), e che poi arrivare a “polli che si son fatti recuperare due gol” è un attimo e che concludere con un richiamo a Guido Rossi tifoso interista è sempre quella ciliegina che mette tutti d’accordo. Perché pure questo sono in grado fare con la loro narrazione, buttare la vergogna di calciopoli sulle vittime invece che sui carnefici. Per questo quei due punti rubati all’ultimo minuto pesano come un macigno, non tanto per il fiato maleodorante dei cugini alle spalle, quanto per i soliti fantasmi pronti a far tremare le fragili fondamenta di una squadra alla perenne ricerca di certezze.