Roberto Mancini, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha rivelato curiosi retroscena sulla trattativa che lo ha riportato sulla panchina dell’Inter: “I momenti della trattativa? Momenti belli, intensi, il martedì avevo detto “ne parliamo”, poi ho detto sì. Si è svolto tutto in tre giorni, ma mi è parso un mese: ore lunghissime, non passavano mai, ma belle. Cosa mi promesso Thohir per farmi dire si? La prima cosa che mi hanno detto è stata: “Guarda che non abbiamo una lira, ma ti vogliamo”. Io? Io non c’ho creduto, al fatto delle… lire, e ho detto di sì: perché l’affetto che mi lega a quest’ambiente è forte, perché l’idea di affrontare una cosa difficile mi ha esaltato e perché quando arriva l’Inter, beh. è l’Inter.

Quanto sono stato vicino alla Nazionale? Non era una priorità, semmai è vero che avrei potuto aspettare altri club, tipo in Francia. Ho avuto zero segnali per la Nazionale, davvero. Lascerò l’Inter solo per quella? Non lo so, nel calcio spesso succedono cose inattese. Io non pensavo nemmeno di essere qui e invece sono tornato a Milano, dieci anni dopo. Ed è stato come ritrovare un affetto, casa. Detto questo, se in futuro dovesse arrivare l’azzurro, sarebbe un onore. Sarà più facile per Mancini arrivare in Champions o per Matteo Renzi in generale? Per me, per me. “

 

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