Notti da Inter, notti da Champions. E stavolta il “da Inter” non è da considerarsi nella sua accezione folle, negativa, come il tormentato finale di Reggio Emilia nell’ultima partita di campionato. Stavolta si riferisce alla grandezza, al blasone e alla meravigliosa storia di questo club. Si riferisce ad una squadra che, nonostante un momento di enorme pressione per la complicata situazione nel girone di Champions League, nonostante i pesanti infortuni di alcuni interpreti fondamentali, nonostante i limiti di una rosa già corta e di una squadra inesperta in campo internazionale, sfodera una prestazione piena di maturità come quella di ieri sera. Affronta il Borussia Dortmund a viso aperto, senza paura, con orgoglio, forte della propria identità e batte i tedeschi con un gol per tempo, controllando il vantaggio maturato con Lautaro Martinez e colpendo al momento giusto per chiudere la partita con Antonio Candreva. Così l’Inter di Antonio Conte riprende in mano la situazione nel girone e adesso non è più in una situazione disperata, anche se estremamente difficile. E potrà gustarsi il sapore della sfida vera, della competizione più pura in quel di Dortmund, dove sarà chiamata ad un’altra grande prestazione come quella di ieri per continuare a crederci. Perchè crederci è sempre lecito.

SEGNALI – C’è un momento della partita di ieri che più di ogni altro rispecchia l’anima della squadra che Conte sta formando e modellando a sua immagine e somiglianza. Il momento è quello successivo al rigore sbagliato dal Toro Martinez, autore di un’altra prova egregia, al minuto 84. Quando giochi una grande partita, quando amministri il vantaggio da squadra matura, ma il tuo uomo migliore fallisce l’occasione per uccidere la partita e l’avversario dal dischetto, appare quasi fisiologico un contraccolpo psicologico. Ed è quello che tutti in quel momento temono: un finale d’assalto da parte dei tedeschi e un’Inter asserragliata dietro, a difendere il vantaggio con tutti i mezzi. E invece no. Da quel momento in poi i nerazzurri non concedono più niente, anzi reagiscono con rabbia all’occasione fallita per chiudere il match e ci riprovano con tutta la convinzione di questo mondo, riuscendo a centrare l’obiettivo con Candreva -servito da uno splendido Brozovic, ormai fra i top di centrocampo a livello europeo – al minuto 88. Urlo liberatorio, che significa continuare a coltivare la speranza della qualificazione, ma significa anche aver battuto tutto sommato con tranquillità la seconda miglior squadra tedesca, dal pedigree importante. Un segnale dal peso specifico potenzialmente enorme per il proseguo della stagione, del percorso e del recente progetto che l’Inter ha intrapreso.

LEGGI LE PAGELLE INTER-BORUSSIA

OPERAI – Questa Inter, come si diceva, non è una squadra con esperienza europea, oltre ad avere forti limiti strutturali. Non è, obiettivamente, squadra che fa della classe una peculiarità. Tuttavia, la grinta, l’organizzazione, la determinazione sono ingredienti che possono sopperire a limiti ed inferiorità tecnica. Proprio quello che è successo ieri. Parliamo di una squadra che fa della garra, invece, il cardine dei suoi successi. E se Brozovic apporta qualità alla manovra, al suo fianco c’è l’anima e lo specchio di questa Inter da battaglia: ha il numero 23 sulle spalle e si chiama Nicolò Barella. L’impressione è che il sardo – che già stava crescendo in maniera esponenziale – in seguito all’infortunio di Sensi si sia ulteriormente responsabilizzato, diventando uomo fondamentale della rosa di Conte. Barella è la costante risposta alle richieste del suo allenatore, che pretende voglia, ambizione, infinito sudore. Il numero 23 è ovunque, corre, si sbatte, mostra anche una discreta qualità nel palleggio, e inevitabilmente perde a tratti lucidità, come nel caso dell’ammonizione. E cosa dire dei vari GagliardiniCandreva, con il primo in ottima forma e il secondo ormai recuperato a pieno regime dal nuovo allenatore e dal modulo che favorisce le sue caratteristiche in questa fase della carriera. Se a questi aggiungiamo le capacità di De Vrij in impostazione (altro assist per la punta) e lo stato di grazia di Lautaro, abbiamo gli ingredienti per una serata perfetta. Anzi no. Ne manca uno, importante.

FRESCHEZZA – Già, quella ventata che arriva al minuto 62 da Sebastiano Esposito. Il 17enne di Castellammare sostituisce uno spento Lukaku ed entra deciso, con prepotenza, puntando ripetutamente i difensori del Dortmund, ai quali resiste in occasione del calcio di rigore guadagnato. Il ragazzo è in trance agonistica, e si vede quando esulta smisuratamente dopo il penalty guadagnato (Cambiasso, giustamente, gli dice di non farlo più…). Giustificato, perchè non capita a tutti di esordire in Champions a quell’età. A proposito, Esposito è alla seconda presenza ufficiale con la maglia nerazzurra, di cui una in Europa League. Singolare che non abbia ancora disputato un minuto in campionato, ma siamo sicuri l’evento sia ormai prossimo. Perchè Conte crede ciecamente in lui, e non potrebbe essere altrimenti se decide di inserirlo sull’1-0, con il risultato quindi in bilico, in una partita decisiva per il proseguo della stagione e del cammino europeo. Ed Esposito risponde alla grandissima, ripagando la fiducia dell’allenatore, che magari fra 20 anni verrà ricordato come quello che ha avuto il coraggio di buttarlo nella mischia.

22 anni, laureando in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.