Le prime impressioni dopo la presentazione dei due progetti

Si è da poco concluso presso il Politecnico l’evento di presentazione dei due progetti scelti da Inter e Milan per costruire lo stadio che (mi devo adeguare al clima propositivo e positivo tipico di questi contesti) accompagnerà tifosi e cittadini milanesi nel futuro.

LA RETORICA DEL NUOVO STADIO

In effetti Scarone ed Antonello, nonchè i due responsabili dei prestigiosi studi di progettazione, si sono concentrati, per la quasi totalità del tempo a disposizione, su quella che sarà la nuova casa del calcio meneghino, avendo cura di sottolineare anche pretestuosamente (la scarsa visibilità di alcuni posti nel primo anello…) i difetti e la vetustà di quella odierna, e minimizzando tutto quello che ci sarà attorno, ossia nuovi palazzi, uffici, attività commerciali ,soluzioni abitative che sono il vero jolly che il fondo Elliott e Suning possono giocarsi per pensare di rientrare da un investimento complessivo da 1,2 miliardi di euro. E spiegano facilmente la ferrea volontà di costruire a Milano e in un quartiere come San Siro non così abbandonato,periferico e da riqualificare rispetto ad altri (a Sesto San Giovanni o Rogoredo tutto costerebbe e renderebbe meno ).

Non siamo Alice nel Paese delle Meraviglie e non ci sorprendiamo che ad imprenditori stranieri, in particolar modo al fondo americano che in due anni deve estrarre valore dal Milan in ottica cessione, interessino più il business e/o esportare il proprio brand nel mondo, anche in ottica di maggior prestigio e potere in patria, che discorsi sentimentali e affettivi su quella che per loro è una semplice costruzione in cemento armato su più anelli.

D’altronde nessuno di noi tifosi sarebbe pregiudizialmente contrario ad avere un nuovo impianto più moderno, più comodo, più tecnologico, più sostenibile e più inclusivo (ho sistemato anche la quota lettori Greta e il popolo arcobaleno), magari ad uso esclusivo di un solo club e non di entrambi.

CI SONO DUE NODI

I nodi da sciogliere, che Sala vuole lasciare ai proprio tecnici, ad una consultazione cittadina e al consiglio comunale per non passare alla storia come il sindaco che ha abbattuto un monumento storico come San Siro in vista di un probabile futuro da politico nazionale, sono essenzialmente due.

Il primo è relativo alla capienza: quanti saranno, e con quali prezzi, i biglietti a disposizione degli abbonati ma anche del tifoso occasionale? Immaginando un totale di 60mila, sottraendo quelli destinati ai remunerativi skybox, alle istituzioni e agli ospiti, non saranno prevedibilmente più di 40–45 mila. Cifra risibile che si potrebbe raggiungere solo con la vendita estiva delle tessere.

Il secondo è del tutto legato all’abbattimento dello stadio Meazza in cui molti di noi hanno ricevuto il battesimo dell’interismo, condividendo emozioni, gioie, dolori, amicizie, passioni che a distanza di anni, specialmente quando ti rendi conto che non puoi più fare tutto, riscaldano il cuore. Non siamo pagati come Franco Baresi, fulminato sulla via di Damasco in pochi mesi, e ci possiamo permettere di sostenere che avremmo preferito una soluzione/zona diversa, di non dover assistere alla demolizione di un luogo in cui, pur andandoci pochissimo, ci sentiamo come a casa. E che avremmo voluto restasse tale, anche se abitata da altri, il giorno in cui ci fossimo trasferiti in una nuova.

CONCLUSIONI

Ne convengo che sono riflessioni da vecchio trombone nostalgico over 40, ma la moral suasion di Ferri , Zaccardo, di un tifoso indiano o cinese, di giornalisti che non si fanno domande ma si fanno dare le risposte, di architetti con l’aria finto trasandata e immobiliaristi con la barba lunga e la catenina sui pantaloni che non arrivano alle caviglie, non ce la meritiamo.

Il nuovo stadio di Milano nel nuovo quartiere di San Siro si farà. Quando e come sarà, al sottoscritto piace di più il progetto Manica , soprattutto chi se lo intesterà, politicamente e non, è ancora da vedere.

Vorrei solo sapere quali campioni ci giocheranno, con quali ambizioni e assieme a chi, amici o sconosciuti, festeggiare un gol, un trofeo o disperarsi per una sconfitta. Mi interessa dentro il campo, non se attorno ci saranno alberi, ristoranti stellati e uffici dell’Onu.

L’Inter è di Milano, ma non è Milano.


Nuovo stadio Milano o nuovo quartiere San Siro? was originally published in FabbricaInter on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.


L'articolo è stato inserito in originale sul sito parner
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