Continua la striscia positiva con la sesta vittoria in campionato al Barbera contro un Palermo ordinato e aggressivo alla lunga deve arrendersi di fronte all’insaziabile fame di rivincita nerazzurra. Novantacinque minuti giocati in un campo al limite della praticabilità per via di incessanti piogge torrenziali, con un arbitraggio confuso per entrambe le squadre e con l’ultimo quarto d’ora di match giocato in inferiorità numerica per l’espulsione di Ansaldi. La decide ancora una volta Mister Pioli con l’ennesimo cambio azzeccato, stavolta è Joao Mario il match winner che da subentrato di piatto insacca il più facile dei gol, con meravigliosa assistenza del solito Candreva.
Nonostante le difficoltà legate all’avversario chiuso e pronto a ripartire, all’insufficiente direzione arbitrale e all’impraticabilità del campo, di tutte le vittorie del filotto questa è quella che sancisce definitivamente la maturità del gruppo.

Handanovic 6: Inoperoso, non deve compiere nessun intervento e si dimostra sicuro nelle uscite alte.

D’Ambrosio 6: Accompagna intelligentemente l’azione offensiva soltanto quando necessario, difensivamente si dimostra sicuro e concentrato. Prende un’ammonizione generosa.

Murillo 6,5: L’equilibrio non è mai stato il suo forte, anche oggi si trova a scivolare in almeno tre situazioni ma riesce sempre a mettere una pezza con la sua potenza fisica ritrovata. Difficile per Medel conquistarsi il posto da titolare in difesa ora.

Miranda 6.5: Gli viene fischiato praticamente ogni contatto con gli attaccanti rosanero, nonostante tutto non soffre minimamente le poche transizioni offensive degli avversari e infonde sicurezza a tutta la squadra.

Ansaldi 5,5: Ancora una volta troppo pasticcione nella metà campo avversaria, cerca sempre di strafare percorrendo a ripetizione la fascia ad altissima intensità, la sua irruenza gli costa la doppia ammonizione. In fase difensiva non sbaglia nulla.

Gagliardini 6,5: Terza consecutiva da titolare in una settimana, e terza prova di estrema maturità. Le sue giocate non sono mai banali e tutte compiute con estrema intelligenza, va ancora vicino al gol e inventa un assist al bacio per Icardi che per pochi centimetri non sblocca il risultato. Leggermente in ombra nel primo tempo cresce vertiginosamente nella ripresa.

Brozovic 6: La solita abbondante decina di kilometri per lui che giocoforza negli ultimi minuti, dove servirebbe tanta lucidità per addormentare il gioco, lo porta a perdere tre palloni velenosi nella metà campo avversaria. Soltanto una grande parata del portiere avversario gli nega un bellissimo gol nel corso del primo tempo.

Banega 5: In 55′ minuti riesce a prendere palla tra le linee una sola volta, sbagliando poi il passaggio successivo. Ancora una volta non la sua partita.

Perisic 5,5: Tenuto a riposo nella partita di Coppa Italia di martedì sera per un affaticamento muscolare sembra non essersi ripreso al 100%. Troppo poco incisivo oggi.

Candreva 6: Opaca prestazione se non per l’assist che vale tre punti, il quinto personale in campionato. Esce per colmare l’inferiorità numerica facendo spazio a Santon.

Icardi 6: Va vicinissimo al gol con una giocata da applausi dopo pochi minuti poi di fatto non ha più occasioni. L’atteggiamento è quello del trascinatore, ogni volta che un compagno non riesce a ripiegare va lui a coprire la zona scoperta.

Joao Mario 7: Entra e segna, ruba e difende palla, conquista falli e fa ammonire gli avversari. Impossibile chiedergli di più, match winner.

Kondogbia 6,5: Anche se per pochi minuti si conferma in condizioni straordinarie sradicando preziosi palloni a centrocampo e facendo valere la sua stazza. Peccato soltanto perché arriverà diffidato alla sfida contro il Pescara, che precede la sfida contro la Juventus.

Santon s.v. (Rispolverato dal nulla non fa correre rischi alla squadra).

Pioli 7,5: Ancora opera sua, la vittoria della maturità nasce di nuovo da un cambio azzeccato, la compattezza difensiva e lo spirito di gruppo crescono di partita in partita.

L’ultima striscia di sei vittorie consecutive in campionato risale al 2012, quando Stramaccioni poteva contare su diversi Campioni che venivano dal triplete. Pioli ha preso un gruppo al limite della depressione e con il virus della sconfitta ormai ben annidato ed ha scacciato l’alone di mediocrità riportando enorme fame di vittorie.