Non è possibile. Siamo alla fine del 2018 e ancora leggiamo di episodi di razzismo? Lo sport che unisce e invece ci divide ancora una volta e lo fa proprio su quel rettangolo di gioco che tanto amiamo e seguiamo con passione.

Sono bastati i buhhhhh di pochi codardi (sì perchè chiamarli tifosi è far loro un complimento) a rovinare una giornata di calcio. Il 26 dicembre, primo boxing day italiano, si è rivelato invece un disastro. Ma lo è stato solo per una fatidica coincidenza. Sì perchè nulla c’entra la scelta della Serie A di giocare durante le vacanze natalizie. Invece siamo qui, purtroppo, a parlare di cori razzisti e addirittura di un morto poco prima dell’inizio di Inter-Napoli.

E’ sport questo? Provo vergogna e imbarazzo soltanto a pensare, soltanto a cercare di “mettere giù” due righe per tentare di spiegare cosa è successo il 26 dicembre 2018. Come lo spiegheranno alla famiglia di quel tifoso interista che è morto? E poco importa che sia dell’Inter o del Napoli. La morte durante o dopo una partita di calcio NON deve esistere a prescindere!

Di fronte a uno scempio del genere, i vertici del calcio hanno adottato (e giustamente) pene salatissime:

Due gare a porte chiuse più una terza con l’ingresso vietato ai soli tifosi della curva: è questa per l’Inter la sanzione decisa dal giudice sportivo, Gerardo Mastrandrea per i ‘cori di matrice razziale e territoriale ieri nella gara col Napoli’. Stando al comunicato emesso dalla Lega Serie A, la sanzione è stata emessa per i cori “reiterati nel corso del match, nei confronti della squadra avversaria, provenienti dalla grande maggioranza dei tifosi assiepati e percepiti in tutto l’impianto; recidiva specifica; nonché per coro denigratorio di matrice razziale nei confronti di Kalidou Koulibaly. (…) Ritenuta altresì, data la gravità dei fatti, l’insussitenza dei presupposti per applicare la sospensione di cui all’art. 16 comma 2 Bis CGS quanto alla fattispecie di denigrazione di matrice razziale“. L’Inter quindi giocherà a porte chiuse la gara con il Sassuolo in campionato e quella con il Benevento in Coppa Italia; la Curva sarà assente nella gara contro il Bologna.

Punizione esemplare, per muovere le coscienze comuni. Così però si finisce per punire anche quelli che allo stadio ci vanno solo per “tifare per” e non “contro”. Così la sì da vinta a quei codardi che ieri per farsi “fighi” con i propri amici, hanno insultato Koulibaly senza “probabilmente” sapere nemmeno da dove viene il giocatore. Ma tanto che importa loro?

Riteniamo giusto l’intervento del giudice sportivo, sicuramente di grande impatto mediatico. Non siamo però convinti dell’efficacia a lungo termine. Il razzismo lo si sconfigge allontanando la gente dallo stadio?

Urge un gesto ancora più grande di questo, fatto proprio da chi in campo ci va per giocare. Lo ha suggerito in conferenza stampa proprio l’allenatore del Napoli (persona di grande umanità), Carlo Ancelotti:

“La  soluzione c’è, la partita si deve interrompere. Se non lo fanno, la prossima volta ce ne andiamo noi, ci daranno la partità persa. Non è una scusa, non va bene per il calcio italiano tutto questo”.

Ha ragione Carlo, sì perchè a quei codardi, almeno gli togliamo la partita…

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