È il 5 luglio 2018 quando Matteo Politano viene presentato ufficialmente al mondo nerazzurro. Periodo tipicamente caldo nell’estate italiana, soprattutto se le voci su Cristiano Ronaldo alla Juventus continuano a rincorrersi, dando la sensazione che l’affare andrà realmente in porto. Così sarà, ed è proprio per questo motivo che l’arrivo di Politano nell’universo nerazzurro viene vissuto (anche in maniera giustificata) con una punta di scetticismo ed ironia. “Loro prendono CR7, ma noi abbiamo Politano…”, è il leitmotiv di quei giorni, anche in riferimento al ruolo simile nelle rispettive squadre. Matteo non si lascia scalfire e comincia il proprio ritiro ad Appiano Gentile con professionalità e voglia.

Dopo una prima prova da dimenticare (il discorso va però generalizzato a tutti i giocatori impiegati in quella serata) contro la sua ex squadra e nel suo ex stadio, Politano si mette in mostra già nel primo tempo della sfida contro il Torino, regalando un assist a De Vrij. Una serie di prestazioni in crescendo, a parte qualche spezzone in cui non riesce ad entrare bene in partita, fanno sì che Spalletti decida di affidargli il ruolo da titolare della fascia destra che, almeno fino ad oggi, Matteo continua a ricoprire con successo. Da non sottovalutare il fatto che, a mercato concluso si pensava che sarebbe stato Keita a chiudere il terzetto dietro Icardi insieme a Nainggolan e Perisic. Di sicuro, le prestazioni non ancora convincenti del classe ’95 senegalese e una predisposizione tattica non totalmente affine alle idee di Spalletti hanno per ora inciso nella scelta, ma sarebbe ingiusto confinare la meritata titolarità di Politano soltanto a demeriti altrui.

IL DRIBBLING CHE MANCAVA

Fra le tante lacune che l’Inter presentava nella scorsa stagione, c’era anche quella di un giocatore che riuscisse a saltare l’uomo con regolarità all’interno della stessa partita, con una buona velocità di base, capacità nei cross e feeling con il gol. Piero Ausilio ha deciso di intervenire essenzialmente proprio con questi due uomini, Politano e Keita, in modo da rendere più imprevedibile la manovra offensiva nerazzurra. Ebbene, il classe 1993 romano per ora ci è riuscito eccome, riuscendo a rendersi pericoloso con costanza, regalando un altro assist a Nainggolan nella sfida del Dall’Ara contro il Bologna e realizzando il primo gol in nerazzurro nella sfida del 29 settembre contro il Cagliari, sigillando il risultato finale sul 2-0.

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Soprattutto, però, le prestazioni che hanno colpito i tifosi della Beneamata sono state quelle in Champions League. Sì, perché Politano veniva da una realtà di provincia come quella di Reggio Emilia ed era difficile ambientarsi con rapidità ad una dimensione totalmente differente come quella dell’Inter, figuriamoci essere un uomo chiave in una squadra che ritornava in Champions League dopo sei anni. Nella prima, folle sfida contro il Tottenham, fa tanto lavoro sporco e si distingue per la grande intensità che riesce a mettere in campo contro la fisicità degli inglesi; è soprattutto nella seconda sfida, però, contro il PSV Eindhoven, che Politano però gioca una delle migliori partite (forse la migliore?) in carriera. Sfrontatezza, estro, sacrificio: c’è tutto nella sua gara in Olanda, compreso un divertente siparietto con un bicchiere di birra arrivatogli dagli spalti del Philips Stadion.

I NUMERI

Apporto determinante quello di Politano, come testimoniano le statistiche fino a questo momento della stagione. Politano è l’unico, insieme ad Handanovic e Perisic, ad aver giocato tutte e 10 le partite stagionali dell’Inter (8 in campionato, 2 in Champions League), partendo per ben 7 volte da titolare, lasciando i ballottaggi a gente del calibro di Perisic, Keita e Candreva (non male per chi veniva considerato l’acquisto meno importante dei sette totali, vero?). Il 25enne cresciuto nella Roma è il secondo della squadra per tiri tentati (17 totali) dietro Perisic; è il primo per assist (2) insieme ad Icardi e allo stesso Perisic; è secondo per dribbling riusciti (8, Keita a 10); è il primo per occasioni create (13) insieme a Perisic; terzo per i tocchi nell’area avversaria (21), ancora dietro Icardi e Perisic (rispettivamente 27 e 34).

Ovviamente non stiamo parlando del giocatore perfetto, ci mancherebbe. Matteo deve crescere, magari ripartendo da due critiche che gli si possono muovere in quest’avvio di stagione. In primis, quella relativa alle palle perse: 130, primo nella squadra, ma a sua difesa si può dire che non si limita di certo al compitino come alcuni giocatori passati in questi anni dalle parti di Appiano Gentile, cercando sempre la giocata con coraggio. Non facile, in un ambiente come quello di San Siro e dell’Inter in generale. Un’altra riguarda una leggera mancanza di cinismo in zona gol: che ci sia da finalizzare o da servire l’ultimo passaggio ad un compagno, Politano spesso si perde, anche perché dà frequentemente l’idea di arrivare stanco alla fine dell’azione.

LE PROSPETTIVE

Con il miglioramento dei difetti sopracitati, Politano potrebbe davvero diventare decisivo ed affermarsi anche a livello internazionale. Il 25enne romano, d’altronde, è facilitato dalla vetrina della Champions, ed in questo senso la sfida del Camp Nou che incombe sarebbe decisiva per una consacrazione come top. Da non dimenticare, però, il campionato: Milan e Lazio rispettivamente precedono e seguono la sfida di Barcellona, con la prima sfida soprattutto che spesso, nella storia, è servita per creare degli idoli nella tifoseria nerazzurra. Politano deve mantenere alta la concentrazione e continuare a dimostrare il proprio carattere, quello che gli è servito finora per spazzare via lo scetticismo estivo, lasciando che a parlare fosse il campo. E se continuasse così, si faticherebbe davvero a comprendere la scelta del C.T. Roberto Mancini di lasciarlo fuori dal giro della Nazionale, visto che ad oggi ha ampiamente dimostrato di meritarla maggiormente rispetto ad alcuni attaccanti che sono stati convocati per le sfide contro Ucraina e Polonia. Ma in fondo, forse, è meglio così. Perché a Matteo, sentirsi snobbato, forse un po’ piace.

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24 anni, laureato in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.