Non è una settimana delle più semplici per Erick Thohir. Dopo la sconfitta di Genova sono arrivate le frasi di Tronchetti Provera e le complicazioni nella trattativa per Yayà Tourè.

Ultimo anello di questa catena è l'articolo pubblicato dal Corriere della Sera in edicola ieri che descrive l'architettura societaria dei veicoli finanziari che permettono a Thohir di controllare il 70% dell'Inter (con ramificazione in paradisi fiscali). Seguono alcune affermazioni sulla provenienza dei soldi investiti nel club nerazzurro e l'accusa di aver prestato soldi alla società con interessi che tornano nelle casse dell'imprenditore indonesiano.

Questo è forse il punto che sta più a cuore a Thohir: il presidente dell'Inter non vuole passare per un proprietario che drena risorse anziché pomparle. Gli interessi, secondo fonti di Corso Vittorio Emanuele, invece verranno accumulati anno dopo anno restando sempre nella disponibilità dell'Inter. E la struttura di controllo è simile a quella di quasi tutti gli uomini d'affari internazionali.

C'è preoccupazione perché queste voci possono seminare dubbi negli interlocutori internazionali, contraddicendo la credibilità che Thohir si sta costruendo nel calcio europeo con società calcistiche oppure sponsor. Soggetti con i quali l'Inter deve relazionarsi per cercare di fare un mercato di alto livello oppure trovare nuove risorse. E si osserva che inizia a essere eccessiva la quantità di attacchi nei confronti di un imprenditore straniero che ha scelto di puntare sulla Serie A. 

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