Di recente un mio conoscente è stato a Manchester in vacanza e ne ha approfittato per andare a vedere il City contro il West Ham.

A parte lo spettacolo in campo, con i Citizens di Guardiola che hanno avuto la meglio sugli Hammers con un gol di Sergio Aguero, mi ha raccontato di una esperienza vissuta in maniera completamente diversa, sia prima che dopo il match, rispetto a ciò che offre il mondo del calcio in Italia: attività e spettacoli di contorno alla partita, estrema facilità di raggiungere l’area dello stadio, nessun tornello per l’ingresso ma una card da passare su un lettore che permette a 1.200 persone al minuto di accedere con sicurezza e senza alcuno stress dentro l’impianto.

Dopo la partita si è intrattenuto a completare la serata presso i negozi e i locali presenti in loco.

Non ci voleva certo il racconto di questa persona per comprendere che, tra le strutture italiane e quelle della gran parte degli stati con i quali ci riteniamo in diritto di concorrere sportivamente parlando, c’è un vero e proprio abisso, ma comunque sentirsi dire queste cose fa sempre una certa impressione.

Da frequentatore più o meno abituale di San Siro, spesso con figli al seguito, ho sempre seguito in maniera piuttosto interessata le notizie relative a ciò che l’Inter ha intenzione di fare circa l’argomento stadio.

Le ultime notizie riportate dagli organi di stampa parlano di un viaggio negli Stati Uniti da parte della delegazione dell’Inter insieme a quella del Milan (Antonello per i nerazzurri e Gazidis per i rossoneri) per visionare il MetLife Stadium nel New Jersey, vicino a New York, non a caso lo stadio condiviso tra le due squadre newyorkesi della NFL, ovvero i Giants e i Jets.

Questo viaggio sembra indirizzare le supposizioni circa la volontà di Inter e Milan di trovare una soluzione condivisa.

Vediamo come questo tipo di coabitazione è stata resa possibile per le due squadre di New York.

Il MetLife Stadium è stato costruito di fianco al vecchio impianto preesistente (il Giant Stadium, successivamente abbattuto) in modo da non inficiare l’attività agonistica nel corso dei 2 anni e mezzo che sono stati necessari per avviare e completare la costruzione.

L’impianto ha una facciata esterna realizzata con alette di alluminio illuminabili dall’interno con colori diversi a seconda della squadra che lo utilizza (blu per i Giants e verde per i Jets). Altri colori vengono configurati per eventi alternativi (ad esempio il rosso è utilizzato per i concerti, mentre il bianco in altre occasioni).

La gestione della personalizzazione dello stadio è stata affidata ad una società ad hoc che si occupa di trasformare in qualche ora la struttura in base a chi la andrà ad utilizzare nei giorni seguenti.

Oltre al Football Americano, il MetLife Stadium viene utilizzato per partite di calcio internazionali, per eventi di Wrestling, concerti musicali, eccetera.

Una soluzione di questo tipo a Milano sarebbe possibile sfruttando l’area ex-trotto di fianco a San Siro.

A brevissimo le parti in causa, ovvero l’Inter, il Milan e il Comune di Milano, dovranno aggiornarsi e prendere la decisione ultima e definitiva, dopo la ridda di voci degli ultimi periodi.

L’Inter e più in generale il calcio Italiano, necessitano di una svolta dal punto di vista infrastrutturale se il target è quello di tornare a competere ai massimi livelli mondiali.

Tornando un attimo all’Etihad Stadium di Manchester, raccontando del quale ho aperto questo articolo, con i soli diritti di “naming rights” dello stadio ceduti alla compagnia aerea di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, il City incassa qualcosa come 22 milioni di euro l’anno.

Recenti studi di settore hanno calcolato che la cessione del nome dello stadio milanese potrebbe fruttare minimo 25 milioni di euro l’anno.

Sembra evidente che la strada sia tracciata e gli esempi virtuosi, come abbiamo visto, non mancano.

Vediamo come si svilupperà la cosa, di certo non c’è più molto tempo da perdere per tentare di recuperare il terreno perduto rispetto a chi ha già fatto tutto da parecchio tempo.

PARLIAMONE SUL FORUM

Impiegato tecnico di professione, cantante e chitarrista rock per passione. Amo stare con i miei figli, leggere, scrivere, fotografare e fare qualsiasi cosa possa dare sfogo alla creatività. Nel cuore porto da sempre i colori nerazzurri: per me c'è solo l'Inter!