Parlare a caldo dopo un tracollo così clamoroso rischia di essere tafazzista e controproducente. Analizzare con cognizione le cause della “caduta”, invece,  può essere utile. La partita di ieri è stata una doccia fredda per tutti, ma i segnali negativi li stiamo recependo da più di un anno. Le motivazioni di questa squadra sembrano essere ancora custodite nello spogliatoio del Bernabeu, ed è proprio da quel famoso 22 maggio del 2010 che della vera Inter non si hanno tracce.

L’attacco è il reparto dove ieri si sono evidenziate le maggiori difficoltà della squadra. Milito e Pazzini hanno dimostrato di non essere combatibili, il loro feeling con il gol è diventato sempre minore. Milito è in parabola discendente già da tempo, Pazzini si è fatto contagiare dal compagno e sembra essere meno decisivo del solito. L’ex blucerchiato, è molto bravo nel raccogliere i lanci dei difensori e smistare il pallone per far ripartire le azioni. Ieri, apparte l’errore clamoroso dal dischetto, ha sbagliato anche parecchi appoggi elementari, testimoniando oltre che una scarsa condizione fisica, una mancanza di serenità. Zarate invece, nonostante le eccelse doti tecniche, sta dando alla squadra un apporto fin troppo modesto. Dribbling fumosi, giocate che non si rivelano incisive, l’argentino dovrebbe capire che perserverare nei suoi errori diventerà sempre più penalizzante per la sua carriera.

Capitolo infortunati: Forlan non ha avuto neanche il tempo di riscattare le mediocri uscite iniziali, che subito si è fatto male. Indubbiamente il suo rientro non sarà una manna dal cielo in ottica freschezza, ma sarà senza dubbio un’opzione tecnica di un certo livello. Attaccante dal tiro devastante, con una propensione al sacrificio non indifferente: l’ex Atletico risolverebbe non pochi problemi. La situazione di Sneijder (che ricorda parecchio quella di Maicon) invece resta abbastanza anomala: l’olandese (insieme a tanti altri giocatori) è vittima di continue ricadute muscolari. I suoi problemi riassumono un pò quelli di tutta la squadra: sfortuna, sufficienza e poca incisività. Il mistero però ha un nome e cognome: Andrea Poli. Interisti.org lo definisce “un’invenzione astratta di Branca“, io credo che sia semplicemente un acquisto illogico: non metto in dubbio le sue dote tecniche, ma non veniamo solo ora a conoscenza della sua scarsa integrità fisica.

L’unico segnale incoraggiante è stato il discreto rendimento dei giovani nelle ultime gare. Castaignos, Coutinho e Alvarez avevano fatto intravedere segnali positivi, risultando come i protagonisti principali della “breve” risalita . La prestazione impalpabile di Ricky Alvarez di ieri sera, ha però frenato gli entusiasmi, riaccendendo vecchie polemiche. I tifosi dovrebbero capire però, che prendersela con un giocatore giovane che viene da un altro calcio e che gioca in Italia da pochi mesi, può essere soltanto dannoso. E allora perché continuare a farci del male da soli? Perché insistere in giudizi affrettati, che non fanno altro che diventare penalizzanti? Questi giovani valgono davvero qualcosa, meritano la nostra fiducia, e se la situazione è questa di certo non sono i primi responsabili.

E i panchinari? Dove sono i giocatori che entrano dalla panchina e risolvono le partite? C’era una volta Mario Balotelli, e lasciatemelo dire, c’era una volta Goran Pandev. Il macedone è sembrato imbarazzante in alcune uscite nella passata stagione, ma “regalarlo” a una diretta concorrente è stata una delle mosse più errate che si potessero mai fare. Prestito gratuito e pagamento del 60% dello stipendio: Goran, come il migliore dei regali, è “spuntato” a ridosso di Natale. Adesso quali sono le opzioni dalla panchina? Ranieri persiste nel fare cambi dopo 45′ : a mio avviso questo è un grave atto di sfiducia verso l’11 scelto durante la settimana. I giocatori meriterebbero meno pressione e più “libertà” di sbagliare, mandare subito un giocatore in panchina non può fare altro che demoralizzarlo. Togliendo regolarmente giocatori offensivi come Alvarez e Zarate, si spezza sempre le gambe alla manovra offensiva. A Bergamo (come contro la Juve) tanto per fare un esempio, dopo un primo tempo equilibrato (terminato 1-1) e con qualche occasione da gol, Ranieri spedì Zarate in panchina. Nella ripresa i ritmi calarono vertiginosamente, e apparte l’occasione clamorosa fallita da Milito, l’Inter subì l’Atalanta.

Subire l’avversario: questa sta diventando una costante. Che sia la Juventus o che sia il Siena, il risultato è sempre lo stesso. Gli avversari corrono il triplo, e l’Inter non da mai l’aria all’avversario di essere davvero l’Inter, ovvero una grande squadra che può segnare da un momento all’altro con una muraglia dietro. Le piccole ormai vengono a San Siro con l’intenzione di vincere la partita, le grandi invece con l’obiettivo di dominarla. Sembra essere diventata inevitabile a questo punto una rifondazione: la riunione di ieri sarà davvero stata utile in questo senso? Il futuro passa per il mercato di gennaio. Prendere altri giovani inesperti non è una buona idea, la squadra ha bisogno di gente con personalità che sappia dare subito una scossa all’ambiente e che dia il tempo agli altri giovani di crescere nelle migliori condizioni possibili.

A questo punto mi vien da dire che le sorti della squadra, più che in campo dovranno essere sistemate in via Durini..