Conte aveva ragione nel volerlo accanto a Lukaku

Edin Dzeko è l’attaccante più in forma e decisivo di questo inizio di stagione.

Con il contestato gol al Bologna in pieno recupero che ha lanciato la Roma in orbita Champions League ha raggiunto uno score complessivo di quattro, distribuiti equamente in ogni partita in cui è sceso in campo (Europa League compresa), ad eccezione del derby capitolino in cui è stato comunque determinante, conquistando il rigore trasformato da Kolarov e giocando da vero e proprio regista offensivo.

Una seconda giovinezza, inaspettata per molti (me compreso) in relazione alla scorsa annata in cui numeri e prestazioni erano in netto declino, ma non da chi, mister Fonseca in primis, fin dalle amichevoli estive lo ha messo al centro del suo progetto tattico in campo, come terminale tecnico nel suo 4231, e nello spogliatoio, pur senza fascia da capitano, lasciata a Florenzi.

INTERISTA IN PECTORE

Eppure per mesi il bosniaco è stato un giocatore dell’Inter in pectore, dopo un colloquio con il suo estimatore di lunga data Conte (lo voleva già al Chelsea) e l’accordo raggiunto con la dirigenza nerazzurra. E’ mancato quello tra i club, con Marotta, per nulla convinto di investire tanti soldi nel cartellino e firmare un triennale da circa 4,5–5 milioni netti per un 34enne, messo più o meno volontariamente“sotto scacco” prima dall’accordo Roma-Juventus siglato a fine giugno per lo scambio sistema bilancio tra Pellegrini e Spinazzola, poi dalla ferma volontà del ds Petrachi (e dalla sua incapacità di trovare un sostituto all’altezza dopo il no di Higuain) di non scendere sotto quota 20milioni cash per il cartellino.

La scelta (corretta) di puntare tutto sulla prima scelta del tecnico, ossia Lukaku, e di temporeggiare fino a fine mercato per avere il suo “gemello” d’attacco e costringere i giallorossi ad accettare le nostre condizioni, non ha pagato perchè il calciatore, stufo di aspettare news sulla situazione Icardi, ha sorprendentemente fatto marcia indietro e spinto il suo agente italiano Silvano Martina ad accordarsi per un rinnovo multimilionario a 5m netti (è il più pagato della rosa).

Una soluzione che ha privilegiato gli aspetti extracalcistici della vita di Dzeko e famiglia (ha fatto il paio con il no al Chelsea nel gennaio 2018 quando era già stato venduto insieme ad Emerson Palmieri) che non depone a favore delle sue ambizioni (essere ancora protagonista nell’Europa che conta), probabilmente già soddisfatte ai tempi del Manchester City e negli ultimi anni in cui ha trascinato i giallorossi fino alla semifinale.

PERFETTO PER LUKAKU

L’Inter ha poi preferito virare su un elemento completamente diverso per caratteristiche come Sanchez e reduce da un anno e mezzo disastroso (di fatto non lo abbiamo ancora visto se non per 15 minuti contro l’Udinese), senza mai affondare sul parametro zero Fernando Llorente, altra vecchia conoscenza del mister, e con qualità simili, non identiche, a quelle del bosniaco, in particolare per capacità associative e presenza fisica al centro dell’area. Lasciando insoddisfatto il desiderio di Conte di avere un partner per Lukaku che gli aprisse spazi e giocasse spalle alla porta per permettere al belga di puntare al tiro guardandola frontalmente.

Il campo ha confermato come ad oggi la squadra non sia ancora riuscita a metterlo nelle condizioni migliori per fare la differenza, alimentando il rimpianto per un calciatore che economicamente e progettualmente (quest’anno l’obiettivo non è vincere, avrebbe tolto spazio a Lautaro) sarebbe stato una follia, ma tecnicamente avrebbe completato al meglio il nostro attacco e non solo.

Perchè Dzeko non solo fa tanti gol (ne sbaglia altrettanti) ma ha piedi, conoscenza del gioco ed esperienza tali da migliorare la produzione realizzativa di tutta la squadra, centrocampisti ed esterni compresi. In una Inter che con le due punte sempre in campo ha già permesso a Brozovic, Sensi e Barella di timbrare il cartellino complessivamente 5 gol, si sarebbero aperte prospettive ancora più rosee sul medio lungo periodo, alti e bassi del romanista permettendo.

La discriminante infatti è il suo impiego a tempo pieno: è abituato a sentirsi indispensabile e quando non lo è stato (con Spalletti il primo anno e con Di Francesco l’ultimo) ha faticato a (ri)trovare continuità di prestazioni e di precisione alla conclusione.

CONCLUSIONI

Senza Dzeko, Conte dovrà lavorare per trovare soluzioni alternative nelle giornate di scarsa vena, di mancanza di spazi o di assenza di Lukaku. E i primi esperimenti di 3421, ora con Sensi e Politano più avanzati, in futuro con Lazaro e Sanchez, confermano come il tecnico si sia già posto il problema.

Marotta gli ha complicato i piani nell’immediato, ma lo sta spingendo verso orizzonti di più ampio respiro potenzialmente più interessanti e redditizie.

Con buona pace di Edin, reuccio di Roma Sud ma nella periferia calcistica italiana ed europea.


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L'articolo è stato inserito in originale sul sito parner
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