L’Inter risponde presente, seppur con non piccole sofferenze, nella più classica delle partite da ultima spiaggia autunnale nella partita casalinga contro il Southampton. Si, avete letto bene: ultima spiaggia ad ottobre, perché quando si parla di Inter esiste sempre un’ultima spiaggia o una crisi interista da dare in pasto ai calciofili nerazzurri o di altri schieramenti, e poco importa se anche solo il giorno prima lo stesso allenatore faccia intelligentemente notare che non si vince a suon di ultime spiagge e di avvicendamenti in panchina, per tutti la panchina interista è traballante per definizione.

Nonostante il parere contrario di celeberrimi giornalisti di rinomate emittenti private a pagamento, il nostro Frank sta dimostrando, oltre a notevoli progressi linguistici, di avere ben salde le redini del comando della nave nerazzurra, non fallendo la seconda ultima spiaggia della stagione (n.d.a. la prima fu quando affrontammo la Juventus un mese fa).

La partita di stasera di certo non andrà negli annali ma ha segnato il vero inizio del cammino europeo dell’Inter dopo due sanguinosi passi falsi che dovevano essere evitati, se non altro nei modi. Il campo di  San Siro è stato tenuto inviolato senza concedere soddisfazioni agli avversari che a dire il vero nel primo tempo e nel finale di gara sono andati molto vicini al goal, ma anche nei momenti più difficili nessuno ha mai mollato, tutti hanno fatto errori ma ognuno ha saputo mettere riparo alle manchevolezze del compagno. Si è insomma giocato di squadra in difesa e di cinismo in fase di proiezione offensiva.

Era un match importante perché si veniva da due sconfitte consecutive in cui pesanti errori difensivi avevano condannato i ragazzi a risultati che, viste le moli di gioco create, potevano sembrare eccessivi. In Europa poi l’Inter giocava contro la storia visto che mai aveva perso più di 4 partite di fila ed oggi c’era il rischio di ritoccare quel record negativo (n.d.a. le 2 sconfitte contro il Wolfsburg di 2 anni fa, e le sfide contro Be’er Sheva e Sparta Praga in questa Europa League) oltre al serio pericolo di scrivere con largo ed indesiderato anticipo la parola fine sulla campagna europea 2016/17.

Archiviata la parentesi europea è già tempo di rituffarsi nel campionato con la breve trasferta domenicale di Bergamo in casa dell’Atalanta, squadra che solitamente stende tappeto rosso e fiocchi da gran cerimoniale quando arriva la seconda squadra di Torino ora capolista della Serie A, mentre in molte altre circostanze è squadra assai tosta e complicata con un allenatore che ha sempre il dente avvelenato contro la Milano nerazzurra. Ritorneranno a disposizione alcuni big come Joao Mario e Banega ma ci sarà da combattere ed evitare distrazioni pericolose in difesa che vengono puntualmente punite. Stasera Miranda ad inizio partita ha lisciato un pallone ma gli inglesi ci hanno graziato, domenica non possiamo permetterci leggerezze perché il non subire goal non deve essere un evento raro, bensì andrebbe catalogato come la normalità.

La serie A tende a premiare chi subisce meno reti rispetto a chi trova il goal con più facilità e quindi lo stringere le viti in difesa è il primo comandamento per la truppa di De Boer. Per i tifosi la parola d’ordine è quella di tifare la squadra, perché come per i giocatori, anche per chi segue la Beneamata dagli spalti, prima viene lei, l’Inter. Oggi il tifo si è dimostrato compatto a sostegno dei ragazzi e così deve essere fino alla fine, tutto il resto verrà di conseguenza, serve solo pazienza, come non si stanca di ripetere De Boer.

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