Il ritorno all’allenamento di Icardi, per quanto non necessariamente sintomo di pace totale, si inserisce in una pausa di campionato che potrebbe rappresentare per l’Inter un prezioso riavvicinamento alla normalità anche per altri motivi. Primo fra tutti il ritrovamento di una rosa sana come non lo era da mesi: completa dello stesso Icardi, di Nainggolan, di Joao Mario e di Miranda, oltre che dei veri Keita e Brozovic, tutti giocatori che erano venuti a mancare per un motivo o per l’altro nelle ultime settimane. Complice l’assenza di altri impegni e la potenziale tregua all’interno del gruppo, la speranza è di un finale di stagione più tranquillo e dedito all’ottenimento del miglior posizionamento possibile in classifica.

Il ritorno dell’ex-capitano, però, ripropone una questione già discussa in passato nei cerchi nerazzurri, ovvero la convivenza con Lautaro, ma con una dinamica completamente ribaltata dagli eventi dell’ultimo mese. Una “grana” sicuramente più piacevole di quelle affrontate in queste settimane, ma non per questo meno intrigante.

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L’aspetto tecnico e la crescita di Lautaro

Il prolungato forfait di Maurito, infatti, ha consegnato al giovane connazionale l‘occasione di una carriera. Dopo una prima metà di stagione da sostituto, con apparizioni limitate ai minuti finali o a partite minori, Lautaro si è dovuto improvvisamente caricare l’attacco dell’Inter sulle spalle. Alla prima stagione in Europa, il centravanti di Bahia Blanca non ha deluso le aspettative e non si è lasciato sfuggire l’opportunità: è stato capace di incanalare la determinazione e personalità che aveva già dimostrato nelle sparute apparizioni precedenti in uno sviluppo tecnico notevole. La sua maturazione improvvisa è sembrata conseguenza naturale dell’acquisizione di un ruolo di grande responsabilità all’interno della rosa, come se il giocatore non aspettasse altro per esprimersi al meglio.

Il risultato visto sul campo è un misto di spregiudicatezza, sacrificio e tecnica. Da quando Lautaro è titolare, l’Inter ha ripreso a segnare, mentre all’inizio del 2019, prima dello strappo con Icardi, la squadra era rimasta a secco per tre partite consecutive. Oltre a garantire un gioco offensivo più fluido e spesso più efficace, Martinez non non fa sentire la mancanza di Icardi nemmeno nelle marcature personali, mantenendo una media gol di 0.46 reti ogni 90 minuti, praticamente identica a quella dell’ex-capitano. Per quanto riguarda l’abilità nel dialogare con i compagni, ricevere palla spalle alla porta e superare il diretto avversario o subire fallo, Lautaro sembra essere addirittura già superiore al predecessore, o perlomeno più portato.

Quando in una prestazione come quella nel derby abbina queste caratteristiche all’intelligenza situazionale, dimostrata dall’assist per Vecino sul primo gol, e alla freddezza con cui affronta il calcio di rigore (anche se in questo fondamentale gli manca ancora la varietà e finezza tecnica di Icardi), esibisce appieno l’evoluzione che trasforma completamente la dinamica tra i due rispetto a qualche settimana fa. E se in Europa League Lautaro è caduto nella trappola della squalifica, evitarla in campionato nonostante le ben 7 giornate vissute in diffida è sintomo della sua maturazione.

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L’aspetto morale e le scelte di Spalletti

Sarà necessario valutare anche il debito morale di Icardi nei confronti della squadra. Di certo molti tifosi non perdoneranno facilmente il suo rifiuto di giocare anche nel momento di maggiore necessità dell’Inter, e preferirebbero vedere titolare il giocatore che al suo posto ha corso e lottato per la squadra. Si tratta, però, di considerazioni rilevanti anche per gli addetti ai lavori, Luciano Spalletti in primis, in quanto sembra che nemmeno il gruppo abbia apprezzato l’abbandono da parte dell’ex-capitano. L’allenatore dovrà preoccuparsi di premiare i comportamenti e gli esempi positivi, così da mantenere uniti i giocatori e incoraggiarli a dedicarsi innanzitutto al bene dell’inter.

Spalletti si ritrova dunque a gestire il duopolio Icardi-Martinez, ma in vesti molto diverse rispetto al passato. Dall’ultima volta in cui sono stati entrambi disponibili, Icardi ha perso la fascia e si è rifiutato di giocare paventando un problema al ginocchio dalla magnitudine dubbiosa, mentre Lautaro si è calato velocemente nel ruolo di centravanti titolare. Resta da vedere se i tanti gol segnati da Mauro con la maglia dell’Inter e la sua maggiore anzianità di servizio saranno sufficienti a mantenerlo titolare agli occhi dell’allenatore, ma nell’immediato potrebbe non bastare.

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