Alla fine il totoallenatore si è concluso: Stefano Pioli è il nuovo allenatore dell’Inter. Proprio quando sembrava in pole la scommessa Marcelino, c’è stato il sorpasso dell’ex Lazio. Ora però arrivati la parte difficile. Pioli si trova infatti davanti a due problemi macroscopici, uno di gioco e uno psicologico.

Partiamo dal primo. L’Inter dal punto di vista del gioco è ancora a uno stadio embrionale, alterna ottimi segnali a momenti di buio totale. Nella costruzione dell’azione, i nerazzurri devono imparare ad essere più veloci, soprattutto sugli esterni, e ad assistere Icardi in mezzo all’area. Pioli, da questo punto di vista, lavorerà sugli stessi moduli proposti anche da De Boer e Vecchi, cioè il 4-2-3-1 o il 4-3-3. Sono due assetti di gioco con cui De Boer ha fatto molto bene nella stagione 2014-15, portando la Lazio al terzo posto. In carriera ha usato anche il 4-4-2 al Chievo, che potrebbe essere riproposto in alcune partite, e il 3-4-2-1 al Bologna, praticamente da escludere vista l’assenza di uomini adeguati per percorrere tutta la fascia.

Proprio le fasce sono lo snodo del gioco di Pioli, e qui entra in gioco il lavoro di Candreva e Perisic. L’italiano conosce già l’allenatore, mentre il croato dovrà capire chiaramente le istruzioni del mister. Le due ali saranno infatti esentate da un lavoro di copertura a tuttocampo, e dovranno limitarsi a ripiegate più brevi e al pressing sul portatore di palla. Al contrario, non sarà più richiesta una fase offensiva costituita da semplici cross dalla fascia: nel gioco del nuovo allenatore gli esterni alti hanno un ruolo da attaccanti a tuttocampo, e devono accentrarsi, muoversi anche in mezzo al campo ed entrare spesso in area. Bisognerà anche affinare l’abilità nel puntare l’uomo e nel dialogare anche nel gioco palla a terra con Icardi, che con i suoi movimenti smarcherà a turno un esterno o sè stesso.

Molte fasi del gioco offensivo di Pioli vengono poi costruite in verticalizzazione, giocando il pallone in profondità soprattutto per arrivare velocemente all’area avversaria. Ciò richiede un movimento senza palla visto in pochissime occasioni quest’anno, anche a causa della forma fisica precaria. Saranno quindi necessari numerosi allenamenti volti a rinforzare dal punto di vista atletico la condizione dei giocatori. I movimenti senza palla non sono però richiesti solo per costruire il gioco, ma anche per concretizzarlo.

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Queste immagini, in cui sono cerchiati in rosso i giocatori che partecipano in area alla fase offensiva al momento di un cross, indicano chiaramente come Pioli faccia salire a supporto del centravanti almeno altri due giocatori. Finora Icardi si è trovato al massimo una spalla a ricevere i traversoni con lui (solitamente si è trattato dell’esterno opposto al crossatore). Migliorare su questo aspetto significherebbe aiutare Mauro a liberarsi, senza la marcatura di almeno due difensori, e il crossatore a trovare un bersaglio. Così facendo si eviterebbe di sprecare le caterve di cross che arrivano soprattutto da Candreva. Chi deve inserirsi? Le mezzali, quindi Brozovic e Joao Mario. Sono giocatori che peraltro hanno già dimostrato la loro utilità in fase offensiva, quindi a loro sarà richiesto proprio di andare a cercare gli spazi in area.

In un 4-3-3 alla Pioli sarà però difficile trovare una collocazione per Banega. Non avendo la corsa richiesta alle mezzali, che devono svolgere anche il compito solitamente attribuito al mediano, all’argentino rimane solo il ruolo del regista basso. Abbiamo però già avuto modo di constatare che non è la posizione che più gli si addice, anche a causa delle molte palle perse, che diventerebbero pericolosissime in quella zona del campo. L’alternativa però è Medel, non abbastanza tecnico per il gioco di Pioli. In un 4-2-3-1 l’inserimento di Banega sarebbe invece più semplice, ma a scapito di una delle due mezzali, che andrebbe sacrificata per un centrocampista più di contenimento (toccherebbe probabilmente a Brozovic, che in un centrocampo a 2 si trova spesso in difficoltà).

Ora passiamo alla fase difensiva, quella che forse ci lascia più dubbi. Attenzione, non stiamo parlando di un fondamentalista offensivo alla Zeman, al contrario le sue squadre hanno sempre avuto un buon rendimento e un discreto equilibrio in fase di contenimento. Tuttavia preoccupa il fatto che le difese di Pioli abbiano sempre presentato lo stesso problema: concedono praterie agli attacchi avversari. Non parliamo dei contropiedi subiti negli ultimi minuti, con la squadra alla carica alla baionetta; troppo spesso queste situazioni si verificano in fasi di stallo o equilibrio.

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Le frecce rosse indicano i movimenti dei giocatori avversari, le linee blu quelli dei difensori della Lazio di Pioli o la loro staticità. Queste difese sono coordinate a livello collettivo, quindi si rivelano molto efficaci quando sono in sintonia (parlano le 14 reti inviolate in una stagione), ma basta che si rompa solo un anello della catena per aprire voragini spaventose. È da considerare anche il fatto che le squadre di Pioli tengono la linea difensiva molto alta, quindi più veloce nel recupero della palla ma anche più facile da prendere “in infilata”. Gran parte dei problemi nella retroguardia laziale era poi arrivata in seguito all’infortunio di De Vrij, vero e proprio riferimento della difesa biancoceleste. Sarà quindi fondamentale che Miranda prenda le redini del reparto nerazzurro, dimostrando ben altro carisma rispetto a quello visto finora.

Passiamo dunque al problema psicologico. Questo ha fortemente condizionato i giocatori nerazzurri, quasi mai capaci di approcciare nella maniera migliore alla partita. Tralasciando le chiacchiere riguardo allo scarso impegno e al “giocare contro” di alcuni elementi, è però oggettivo che troppe volte l’Inter ha pagato disattenzioni imperdonabili dei singoli. Alla base di questo sta l’insicurezza di alcuni giocatori e lo scarso carisma di quelle che dovrebbero essere le colonne portanti dello spogliatoio. Manca anche la rabbia agonistica, quella che ha portato al dominio in Italia la Juventus. Se Pioli saprà lavorare adeguatamente su questi fattori, schierando una squadra con la giusta mentalità, allora anche il fattore tecnico passerà in secondo piano. Basti vedere l’affiatamento del Milan, che grazie all’entusiasmo e alla voglia di fare bene riesce a nascondere i suoi evidenti limiti qualitativi.

È presto per capire se Pioli sarà una scelta giusta, certo è che il suo curriculum tutto sommato fa ben sperare. Si troverà però di fronte a moltissimi problemi, e per risolverli avrà bisogno di quello che De Boer non ha mai avuto: una società forte alle spalle, pronto a difenderlo. Senza questo presupposto, qualsiasi allenatore è destinato al fallimento.