Il k.o. del cileno evidenzia come in estate la strategia sul mercato degli attaccanti sia stata insufficiente

Alexis Sanchez è stato operato ieri a Barcellona alla caviglia (per la seconda volta in carriera, la prima 12 anni fa, sempre dal professor Cugat) per la ricostruzione del tendine peroneo lungo, infortunatosi in Nazionale dopo uno scontro di gioco con lo juventino Cuadrado.

Una scelta ovviamente presa dal giocatore, a cui spetta di diritto l’ultima parola su ogni trattamento sanitario, e condivisa sia dallo staff medico nerazzurro che da quello dello United, proprietario del cartellino del cileno che, va ricordato, è in prestito secco a Milano (l’Inter paga solo 5 dei 12 milioni netti di ingaggio) e quindi i rischi derivanti da una convalescenza e da un recupero affrettati sono del tutto a carico degli inglesi (per questo si userà ogni cautela sui tempi del rientro in campo, comunque stimati in circa 90 giorni).

COSA PERDIAMO

Conte perde un elemento fondamentale in attacco, in un reparto in cui non abbondano le alternative soprattutto a livello qualitativo (Politano, che come punta pura ha giocato solo mezza stagione a Sassuolo con Iachini ed è considerato dal mister più un esterno, non è all’altezza degli altri, anche sotto il profilo realizzativo) e neppure numerico perchè Lukaku e lo stesso Sanchez, reduci da una annata complicata a Manchester e con un impiego non continuativo, avrebbero prevedibilmente faticato a livello fisico nei primi mesi.

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Il cileno non aveva ancora una autonomia oltre l’ora di gioco, come si è chiaramente visto a Barcellona dove il nostro calo è stato provocato anche dal fatto che le punte non riuscivano più ad accorciare e a tenere il pallone, però aveva dimostrato di essere di un altro pianeta, specialmente a livello tecnico, rispetto a tutti gli altri compagni (vedere il movimento sul primo gol di Lautaro).

Ci priviamo della sua imprevedibilità, dei suoi dribbling, dei suoi tocchi nello stretto e dei suoi gol, ossia di varianti preziose al nostro gioco abbastanza monocorde nei suoi interpreti.

Se ti hanno scelto nell’ordine Barcellona, Arsenal e lo United allenato da Mourinho, in cui hai sempre recitato un ruolo da protagonista ad esclusione dell’ultima esperienza, hai valori oggettivi che non possono essere messi in discussione.

SCOMMESSA RISCHIOSA

Così come è indiscutibile che le condizioni di favore di acquisto strappate ai Red Devils fossero influenzate da una storia clinica recente particolamente pesante, confermata dall’infortunio ai flessori durante la semifinale di coppa America in estate.

Era insomma una scommessa rischiosa e si è finora rivelata tale, al di là del fatto che il problema tendineo sia stato conseguenza di un evento traumatico.

Una scommessa che inizialmente in estate sia Marotta che Conte, a cui era stato proposto dall’agente Felicevich, pur essendo due suoi estimatori da lunga data, non avevano voluto correre, sia per gli alti costi dell’operazione (nella prima fase del mercato non si parlava di condivisione dell’ingaggio) sia per la necessità di avviare un periodo di recupero fisico, senza avere la certezza che avrebbe recuperato appieno velocità e intensità di gioco.

DA DZEKO A SANCHEZ

Il mister voleva Dzeko o un calciatore con le sue caratteristiche, capace di giocare per la squadra, aprire spazi per i centrocampisti ma anche per Lautaro e Lukaku che con un centravanti con quelle caratteristiche possono affrontare gli avversari e puntare la porta frontalmente. Il dietrofront del bosniaco, stufo di aspettare che l’Inter prima trovasse un accordo con la Roma e poi risolvesse la grana Icardi, dopo aver dato la priorità all’acquisto del belga, ha costretto l’amministratore delegato a riaprire il discorso per Sanchez, avendo a disposizione un budget risicatissimo e trovandosi con opzioni limitate a fine agosto. Ma il cileno con Dzeko non c’entra nulla.

Strategicamente non la scelta migliore (economicamente sì, ma di non solo calcolatrici vive il calcio), che ora, senza un apporto significativo di Esposito nelle rotazioni da qui a fine dicembre, rischiamo di pagare in serie A ma soprattutto in Champions dove l’esperienza, la velocità e il valore di Sanchez, specialmente contro avversari che lasciano spazi, si sarebbero esaltati.

CONCLUSIONE

Il vero errore estivo di Marotta è stato questo: non dare a Conte ANCHE un elemento in avanti esperto, senza la pretesa di essere titolare,rispondente all’identikit tecnico tattico tracciato dal mister. Llorente è finito a Napoli a parametro zero sempre alla fine di agosto.

A gennaio c’è ancora tempo per intervenire, ma se si perderà contatto con la Juve per la molteplicità di impegni da qui alla sosta invernale e svanirà la qualificazione agli ottavi in Europa sarà difficile incolpare il mister.

Che non è Gesù Cristo e neppure può moltiplicare gli attaccanti, potendo eventualmente battere la strada di un 3421 in cui ruotare Politano, Lazaro, Sensi e forse Esposito dietro la prima punta. Non proprio attori di punta per certi palcoscenici e certe sceneggiature, anche se Conte sa tirare fuori il meglio pure da comparse come Candreva e Ranocchia.

Per andare oltre il valore della rosa serve stare attenti ai dettagli, per arrivare terzi con una rosa da terzo posto bastava Spalletti.


Sanchez senza Dzeko: l’errore di Marotta was originally published in FabbricaInter on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.


L'articolo è stato inserito in originale sul sito parner
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