È sempre stata nella mente di Spalletti l’idea di riproporre la difesa a 3 con due centrali veloci ed uno che agisce da regista arretrato. Ci ha provato due volte dal primo minuto nello scorso campionato, con il risultato che ha regalato un tempo all’avversario in entrambe le occasioni, ha provato a mutare il suo classico 4-2-3-1 in una sorta di 3-4-2-1 in fase di possesso palla, riuscendo a sfornare buone prestazioni, concedendo però qualcosa in più agli avversari. L’arrivo di De Vrij ha spinto ulteriormente il tecnico nerazzurro ad optare per la difesa a tre poiché Miranda, leader della difesa dalla stagione 2015/2016, rimane un giocatore imprescindibile nonostante abbia compiuto 34 anni lo scorso mese. Così nel precampionato abbiamo visto Spalletti cimentarsi nell’impresa di cambiare modulo mantenendo intatta la solidità difensiva e di riproporre per davvero il modulo con cui ha fatto un ottimo lavoro a Roma.

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Ritorno alle origini

Il tutto si è rivelato una vana chimera: se nelle amichevoli estive Spalletti non ha ricevuto che ottimi responsi dai tre difensori, nelle prime due giornate di campionato la difesa interista si è rivelata un colabrodo. Al di là dei 3 goal subiti, tutti noi eravamo preoccupati per la scarsa sicurezza che mostravano De Vrij e Skriniar, costretti ad adattarsi ad un modo di giocare completamente nuovo e che non si confà alle loro caratteristiche tecniche. Non stupisce, quindi, che le prime due partite siano state quelle in cui l’Inter ha sofferto di più ed è stata in balìa dell’avversario. Il timore di perdere ulteriore terreno sulle rivali Juventus e Napoli ha indotto Spalletti ad accantonare (momentaneamente?) i propositi di difesa a tre per un ritorno alle origini: linea difensiva a quattro con De Vrij-Skriniar coppia centrale, con il primo nel doppio ruolo di difensore e regista.

Le statistiche

Il cambiamento non si è avuto tanto nelle occasioni concesse all’avversario quanto nella capacità di resistere agli assalti. Tralasciando l’incredibile partita contro il Parma, più un episodio che un campanello d’allarme, contro Tottenham, Sampdoria, Fiorentina, Cagliari e Psv Eindhoven, l’Inter ha subìto molto l’iniziativa dell’avversario ma ha saputo contrastare efficacemente gli attacchi, subendo goal solo grazie a sfortunate deviazioni (Tottenham e Fiorentina) o grazie ad una grande giocata dell’avversario (vedi il goal spettacolare di Rosario nella partita di mercoledì). Vediamo alcuni dati

Inter-Tottenham: i nerazzurri schierano un’insolita difesa a 4, dovuta alle assenze di Vrsaljiko e D’Ambrosio, con Skriniar terzino destro bloccato e De Vrij-Miranda centrali difensivi. Questa è la classica situazione in cui Spalletti adotta un modulo fluido e passa dal 4-2-3-1 di base ad un 3-4-2-1 in fase offensiva. Al termine del match, si contano ben 11 tentativi degli inglesi, di cui 8 tiri indirizzati in porta. Ottima precisione ma che ha fruttato un solo goal, quello di Eriksen, grazie ad un rimpallo su Miranda che ha reso imprendibile il tiro per Handanovic.

Sampdoria-Inter: dopo l’esordio vittorioso in Champions, per l’Inter è il momento di tornare a vincere in campionato. La Sampdoria è un avversario tosto per i nerazzurri ed infatti ha provato fino all’ultimo ad impensierire Handanovic. In 95 minuti, si contano 9 tiri, di cui 6 in porta e 3 fuori; la maggior parte di essi (il 78% si conta a fine gara) proviene dal centro e più precisamente da fuori area. Nonostante questo, il risultato ha premiato la caparbietà dei nerazzurri, i quali hanno trovato il goal partita nei minuti di recupero.

Inter-Fiorentina: altro test ed altra vittoria importante per i nerazzurri. Il secondo tempo è stato un incubo per Icardi e compagni, dal momento che gli ospiti hanno concentrato gli attacchi nella ripresa. Sono 17 i tiri totali dei viola, di cui 13 diretti in porta; numeri che impressionano ma che incredibilmente hanno portato ad una sola rete, grazie alla deviazione di Skriniar su un tiro di Chiesa diretto fuori dalla porta difesa da Handanovic. Come con la Sampdoria, anche la Fiorentina ha concentrato i suoi attacchi nella zona centrale dell’area di rigore: il 65% dei tentativi è giunto da quella zona, mentre solo il 44% dei tiri sono avvenuti dentro l’area di rigore.

Inter-Cagliari: più un test per le riserve che per la difesa, come dimostrano i soli 6 tiri concessi all’avversario che non ha mai realmente impensierito Handanovic nemmeno nel momento in cui molte delle riserve dell’Inter stavano accusando la fatica. A differenza delle altre gare, qui vediamo gli attacchi dell’avversario equamente distribuiti su tutte e 3 le zone del campo (33% a destra, centro e sinistra). Zero goal subiti, l’unica critica che si può muovere ai nerazzurri è quella di non aver chiuso subito la partita, nonostante le occasioni avute per farlo.

Accantonare la difesa a tre

I dati parlano chiaro: i nerazzurri hanno assimilato il 4-2-3-1 dopo anni in cui i vari allenatori che si sono succeduti hanno sempre utilizzato questo modulo. L’idea di un’ Inter in grado di interpretare più moduli è sicuramente ambiziosa ma impossibile da mettere in atto a causa delle caratteristiche tecniche della squadra, assolutamente inadatte ad interpretare quel modulo per 90 minuti. Per fortuna, mister Spalletti sembra aver capito che gli esperimenti ad inizio campionato non portano a nulla se non a sconfitte o pareggi inaspettati. Magari in futuro sarà possibile, ma solo dopo che la qualificazione in Champions League sarà ufficiale. Almeno è questo quello che tutti noi ci auguriamo. Sono già 5 i punti persi e non vorremmo diventassero troppi a fine campionato.

(fonte statistiche: whoscored.com)

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