Il noto editorialista della Gazzetta dello Sport, Sebastiano Vernazza, analizza il particolare momento di Gabigol: “Quanto piace agli interisti Gabriel Barbosa Almeida, per brevità chiamato Gabigol. C’è chi ha messo in dubbio la sincerità delle ovazioni che a San Siro hanno accompagnato i suoi rari ingressi in campo, chi neppure velatamente le ha interpretate come mezze prese in giro, ma ci dissociamo da tali malizie. L’euforia per il brasiliano ci sembra sincera perché Gabigol entusiasma i bambini, e in fondo gli adulti tifosi sono soltanto dei bimbi cresciuti. Gli under 12 vedono in «Gabi» il calcio così come dovrebbe essere, un gioco. Non sono oppressi da sovrastrutture tattiche, sono attratti dalla purezza della tecnica. Nei pochi minuti che Stefano Pioli gli ha concesso in coda a Inter-Lazio prima di Natale, Gabigol ha fatto due cose da «pazzoide» del prato verde. Si è lanciato in una discesa tutta finte e doppi passi, senza spostare la palla, e si è esibito in un passaggio di rabona a Brozovic. La rabona, il tocco del pallone incrociando le gambe, è un colpo proibito. Se lo possono permettere i grandi o gli anarchici. Diego Maradona era il sommo profeta del gesto. In Italia, nel calcio degli Anni Settanta, il rabo-brevetto l’aveva Giovanni Roccotelli, ma l’ex ala destra di Cagliari, Ascoli e Cesena neppure sapeva come si chiamasse e parlava di «incrociata», all’italiana. La rabona non fa prigionieri: chi la pratica è animato da spavalderia e incoscienza ed è destinato a primeggiare o a fallire.E qui sta il punto. Che cosa ne sarà di Gabigol? Riuscirà a sfondare nel calcio italiano, ammesso che da noi rimanga e non venga smistato in prestito altrove? Le motivazioni sembra averle, a giudicare dalla voglia di Serie A che traspare dalle sue dichiarazioni. E l’altra sera, nell’amichevole in Spagna, ha festeggiato la prima rete interista – non banale, un pallonetto sul portiere – come se avesse segnato in partita vera. Comprendiamo le perplessità di Pioli. Tatticamente parlando il brasiliano è un selvaggio, non è pronto per giocare in pianta stabile dentro un campionato super organizzato come il nostro. Si è formato nel futsal, il calcio a cinque brasiliano, tutto basato su uno contro uno, magie di suola e di tacco. Va addestrato al servizio della squadra. Serviranno tempo, pazienza e tolleranza. Bisognerà lavorarci su, come si dice in questi casi. Crediamo che ne valga la pena e non soltanto perché sul ragazzo venuto dal Brasile sono stati investiti 30 milioni di euro. Sarà importante però non togliergli la gioia della tecnica pura, l’azzardo che mai ti aspetteresti, e amen se non tutte le rabone verranno col buco: gli «ooohh» dei bambini non hanno prezzo. E poi ricordiamoci di Coutinho, simil-Gabi ex Inter, diventato qualcuno, sì, ma al Liverpool in Premier League.”

(Gazzetta dello Sport)

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