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Leonardo Nascimento de Araújo

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16 Giugno 2019
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Alla squadra serve una scossa al più presto e Massimo Moratti punta tutto su Leonardo, che è ancora tutto da farsi dal punto di vista tattico (ricordate il Milan del 4-2-Fantasia?) ma compensa le lacune strategiche con un’intelligenza relazionale notevole. Dal primo secondo rievoca l’immaginario, il vocabolario e la mistica di Mourinho, depurata dai lati più polemici perché l’ex Milanista ha parole al miele per tutti: giocatori, tifosi, Moratti (sei mesi di vera e propria bromance), giornalisti, avversari, persino per i milanisti, che dal canto loro lo ritengono, per usare le parole del leggendario Gianni da Pioltello, «uno stronzo». Soprattutto, Leonardo sa che rievocare Mourinho può generare un riflesso pavloviano nei suoi giocatori: «José con me è stato straordinario. L’ho chiamato. Arrivare all’Inter senza passare per José è impossibile: José è ovunque».

Stando ai resoconti della Gazzetta, questo discorso attecchisce. Leonardo convince tutti i veterani che si può ancora riprendere per i capelli la stagione su tutti e tre i fronti. Maicon addirittura decide di posticipare un’operazione al ginocchio già programmata per imbarcarsi in questa sorta di The Last Dance senza Michael Jordan. Il risultato è strepitoso, visto che nelle prime 13 partite di campionato l’Inter di Leonardo guadagna 33 punti, il record di sempre per un nuovo allenatore in Serie A. Non sono quasi mai vittorie facili, non di rado sono folli, ma permettono all’Inter di rientrare in scia al Milan capolista e di ridare un senso a una stagione che sembrava buttata. L’Inter arriva al ritorno in fiducia come non era da tempo, e nemmeno la sconfitta dell’andata sembra turbarla più di tanto.

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Nella sbronza post-vittoria l’idea del triplete back to back era meno peregrina di quanto sembri oggi. L’Inter era ancora in corsa su tre fronti, con un sorteggio ai quarti morbidissimo e il Derby all’orizzonte. In realtà era impensabile pensare di farsi strada in Europa e in campionato a suon di rimonte folli. Quell’inter giocava su un filo davvero troppo sottile che si è spezzato sul più bello.

Il debito con la sorte lo avremmo saldato poco dopo, durante quella che Moratti definì “la settimana maledetta”. 5-2 contro lo Schalke e 3-0 contro il Milan, addio a Champions e Scudetto nel giro di quattro giorni.

Per certi versi l’Inter di Leonardo è stata l’incarnazione più pura del concetto di “Pazza Inter”. Una squadra realmente schizofrenica, capace di vincere e perdere contro chiunque, della quale Bayern-Inter è stata ritenuta la partita manifesto. In realtà, dopo averla rivista per Intero, non credo che Inter Bayern sia stata fino in fondo una partita da “Pazza Inter”. È stata una partita pazza, questo è sicuro, ma il mio concetto di “Pazza Inter” è quello di una squadra autolesionista e disfunzionale, che trova ogni modo di perdere partite che dovrebbe vincere e poi le riprende per i capelli. Non era scritto da nessuna parte che dovessimo passare con il Bayern, non sarebbe stato uno scandalo uscire. L’Inter ha vinto per tanti motivi, non ultimo il suicidio degli avversari, ma soprattutto perché aveva giocatori fortissimi e un gruppo solido, qualcosa che storicamente appartiene alle versioni dell’Inter vincenti, che spesso e volentieri pazze non sono.

Io quella la ricordo come l’ultima volta in cui l’Inter è stata grande in Europa e ci ha dato l’illusione di poter continuare ad esserlo. Quell’illusione si smaterializzò quasi all’istante, giusto il tempo di sollevare una Coppa Italia. Da lì in poi, dieci anni senza trofei e senza imprese in Champions. Nei prossimi tre mesi l’Inter ha la possibilità di rompere la prima astinenza, speriamo che non passi un altro decennio prima di rompere anche la seconda.