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Il Calcio

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Il Calcio è uno sport, un rito colletivo, uno schieramento in battaglia contro chi tifa altre fazioni ma anche una importante lezione di vita perchè chi lo pratica si rapporta con il gruppo, ma anche chi lo tifa. Viene spesso rappresentato e discusso ( specialmente in un ambiente omologato e controllato come la TV ) nei suoi aspetti meno nobili.
C'è chi sta tentando di presentare un concetto di "vivere e discutere la passione del calcio" in una maniera differente ( parlo di Vieri, Adani, Ventola,Cassano con i loro ospiti del momento in quella che su Twitch viene definita la "Bobo TV" ), non sempre esprimono concetti elevati però stanno riscontrando un discreto successo per la genuinità del modo in cui lo stanno facendo, senza schemi nè costrizioni. Personalmente sono portato a vivere e seguire gli sport che amo a metà strada tra passione ( quindi con la parte meno razionale di me ) e razionalità ( respingendo la parte più becera di quello che comunque è uno "show business" ), lo seguo da un pò e non ho vent'anni quindi ho seguito tutta l'evoluzione ( o l'involuzione secondo i punti di vista ) del mondo del calcio.
Apro questo post sicuro che ci saranno testimonianze, le più varie, su come viene vissuto il momento ( personalmente l'assenza di pubblico ha smorzato di molto il mio entusiasmo nel seguire le partite ) odierno, sulle filosofie che piacciono, su ciò che si reputa inaccettabile e sulle nostalgie romantiche a riguardo.
 
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A proposito di nostalgie pubblico una splendida testimonianza del grande Bruno....

"Il più bravo di tutti è stato Rivera. Poi è arrivato Baggio. Roberto mi ha conquistato con la sua vocazione a divertire e divertirsi nonostante i gravi infortuni patiti in avvio di carriera. Perciò eleggo lui a preferito. Eppure nella mia carriera da telecronista ho visto tanti campioni. Ho commentato cinque Mondiali e quattro Europei, peccato per non aver avuto il piacere di esultare per un trionfo azzurro.
Facchetti, Danova, Rivera sono stati gli amici che ho frequentato di più nel mondo del calcio. Ma ho vissuto un’epoca in cui i calciatori e i cronisti andavano a braccetto, si giocava a carte. Intervistare Rocco ad esempio era spesso molto divertente. Oggi sono mondi lontanissimi perché le squadre vivono in isolamento. Ma ho l’impressione che i rapporti siano difficili anche fra i giocatori. Al di là della tavolata negli orari canonici ognuno ha le sue cuffiette, il suo mondo. È difficilissimo per un tecnico creare un clima di complicità, solidarietà.
Spesso il calcio di oggi è noioso, i calciatori sembrano omologati, nessuno tenta di uscire dagli schemi, è un calcio muscolare e tattico, il talento è difficilmente esprimibile. Il calcio che ho commentato io si muoveva su ritmi più conciliabili con l'estro, produceva quasi sempre spettacolo".

Bruno Pizzul.
 

carlo314

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Il calcio del passato era piú divertente e produceva spettacolo per lo stesso motivo per cui la torta di pere di mia nonna é la piú buona che io abbia mai mangiato: c'era un ingrediente irripetibile, i miei 6 anni :D

Ció detto: il calcio per me é uno sport fondamentalmente noioso, la partita piú bella ed emozionante di tutti i tempi potrebbe essere agevolmente riassunta in una sintesi di 15 minuti a stare larghi. E spesso due squadre forti giocano una partita noiosa, mentre nel basket le finali NBA sei praticamente certo che produrranno spettacolo. Per me il calcio é interessante esclusivamente per il coinvolgimento emotivo: Barca - Real o Liverpool - Manchester io non le guardo perché non sono coinvolto, mentre se passo davanti a un campetto dove giocano i bambini e ce n'é uno con la maglia dell'Inter io un'occhiata ce la butto :D
 
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Il calcio del passato era piú divertente e produceva spettacolo per lo stesso motivo per cui la torta di pere di mia nonna é la piú buona che io abbia mai mangiato: c'era un ingrediente irripetibile, i miei 6 anni :D

Ció detto: il calcio per me é uno sport fondamentalmente noioso, la partita piú bella ed emozionante di tutti i tempi potrebbe essere agevolmente riassunta in una sintesi di 15 minuti a stare larghi. E spesso due squadre forti giocano una partita noiosa, mentre nel basket le finali NBA sei praticamente certo che produrranno spettacolo. Per me il calcio é interessante esclusivamente per il coinvolgimento emotivo: Barca - Real o Liverpool - Manchester io non le guardo perché non sono coinvolto, mentre se passo davanti a un campetto dove giocano i bambini e ce n'é uno con la maglia dell'Inter io un'occhiata ce la butto :D
Il discorso dei sei anni in parte è vero e in parte no, vale per il calcio come vale per la musica, per dire.
In quel momento i tuoi gusti e il tuo essere erano differenti e quindi se la riguardi con gli occhi di oggi la percezione è diversa.
Ma infatti c'è la percezione del momento in cui stai guardando la partita, poi però ci sono pure le componenti oggettive, incontestabili.
Se riguardo Italia - Brasile dei Mondiali 1982 ovviamente non c'è lo stesso pathos di allora, allora fu la più bella partita che avessi mai visto ma, oggettivamente non lo fu....però altrettanto oggettivamente ci si possono riscontrare giocate tecnicamente pregevoli di fuoriclasse che oggi ce li sognamo per quantità e qualità.
Così come se riguardo alcuni match di tennis giocati da John McEnroe, sebbene fosse un tennis diverso, rimango ancora estasiato da certe giocate che oggi non si vedono più perchè non c'è più un tennis così e perchè non ci sono più i John McEnroe.
 

Saneman

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L'anno scorso alla ripresa ho seguito con scarso interesse perche' penso la pausa nel momento clou abbia falsato un po' tutto, quest'anno sono leggermente piu' coinvolto ma certo la normalita' e' altra cosa.

cosa reputo inaccettabile?
Finire nelle mani di faccendieri di mezzo mondo che se ne sbattono i coglioni della nostra storia e non solo.
Non fosse per questo sentimento irrazionale non ci sarebbe mezza ragione per continuare a seguire questa montagna di merda.
 

Tuettili

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Bof ! Bell'argomento ma difficile da esplicitare.
All'epoca della Grande Inter di HH io c'ero anche se ero molto piccolo, quindi avete un'idea di quanto calcio mi è passato davanti e soprattutto che tipo di formazione abbia avuto. Per me il calcio era uno sport da praticare più che da guardare, non nascondo che a volte mi è capitato di preferire di giocare una partita con gli amici piuttosto che guardarne una in TV - ed immaginate la mia meraviglia quando lessi, nel suo libro, che da piccolo Sandro Mazzola faceva lo stesso ! Con risultati un filino diversi, ovvio. Ho sempre trovato l'atmosfera dello spogliatoio come qualcosa di assolutamente unico, l'unico luogo dove gli Italiani perdevano un po' del loro proverbiale individualismo, il loro ritenersi unici padroni del mondo, per diventare parte di un insieme perfettamente integrato con un unico obiettivo. Ed a meno che non si avessero dei pessimi educatori, sia in casa che sul campo, si arrivava a considerare gli avversari non come nemici da sopraffare ma come "colleghi" che al loro interno erano esattamente come noi ed avevano il nostro stesso obiettivo, quindi da rispettare e contrastare lealmente ma con estrema determinazione. Non era infrequente che in campo ci si picchiasse come fabbri per poi, dopo la partita, andare insieme magari al cinema o al bar. Tutto questo naturalmente poi si rifletteva sul calcio "guardato" : non ho mai capito né condiviso il tifo viscerale e l'idea di "noi contro tutti" di certi tifosi, anche se spesse volte questo mi ha procurato dei guai. Allo stesso tempo ho sempre guardato una partita di calcio non come un puro e semplice spettacolo quanto anche (e direi soprattutto) un confronto sul piano tecnico, tattico e strategico. Mi piace osservare il movimento sul campo di una squadra e dei singoli calciatori,cercare di capire perché anche il campione sbaglia un movimento o un gesto apparentemente facile, perché un allenatore sceglie un giocatore anziché un altro, ecc. ecc. - in questo modo, anche la partita inguardabile come spettacolo può fornire spunti interessanti.
Il calcio di oggi rispetto a quello di quando giocavo (si fa per dire) è un altro sport, completamente stravolto a tutti i livelli - non è migliore o peggiore, è diverso e probabilmente va di pari passo con l'evoluzione/involuzione della vita quotidiana. Oggi non si vede più una rimessa laterale effettuata in modo decente, una marcatura ad uomo come si deve, però di vedono spesso anche campioni strapagati che sbagliano un goal da zero metri per voler colpire la palla con il piede favorito, quando invece sarebbe più opportuno farlo con l'altro - tutte cose per le quali il mio primo allenatore, che riposi in pace, avrebbe costretto ad una lunghissima serie supplementare di giri di campo all'allenamento successivo. Soprattutto il calcio non solo è business, ma si gioca anche più sui social che in campo e tutto, ma proprio tutto (dalle magliette agli orrendi orari delle partite, ai calendari sovraffollati) senza minimamente considerare il lato puramente sportivo. Però è e rimane la mia passione, non posso assolutamente farne a meno.
 
....

interista.doc

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Vivo l'Inter (e, giusto un gradino più in basso, il cinema) esattamente come Nick Hornby descrive il suo sentimento per l'Arsenal nel gioiellino della letteratura contemporanea chiamato Febbre a 90° (titolo originale: Fever Pitch) da cui è stata tratta, nel 1997, una discreta trasposizione cinematografica dal titolo omonimo diretta da David Evans col grande Colin Firth.

Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore e allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.
 
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Bof ! Bell'argomento ma difficile da esplicitare.
All'epoca della Grande Inter di HH io c'ero anche se ero molto piccolo, quindi avete un'idea di quanto calcio mi è passato davanti e soprattutto che tipo di formazione abbia avuto. Per me il calcio era uno sport da praticare più che da guardare, non nascondo che a volte mi è capitato di preferire di giocare una partita con gli amici piuttosto che guardarne una in TV - ed immaginate la mia meraviglia quando lessi, nel suo libro, che da piccolo Sandro Mazzola faceva lo stesso ! Con risultati un filino diversi, ovvio. Ho sempre trovato l'atmosfera dello spogliatoio come qualcosa di assolutamente unico, l'unico luogo dove gli Italiani perdevano un po' del loro proverbiale individualismo, il loro ritenersi unici padroni del mondo, per diventare parte di un insieme perfettamente integrato con un unico obiettivo. Ed a meno che non si avessero dei pessimi educatori, sia in casa che sul campo, si arrivava a considerare gli avversari non come nemici da sopraffare ma come "colleghi" che al loro interno erano esattamente come noi ed avevano il nostro stesso obiettivo, quindi da rispettare e contrastare lealmente ma con estrema determinazione. Non era infrequente che in campo ci si picchiasse come fabbri per poi, dopo la partita, andare insieme magari al cinema o al bar. Tutto questo naturalmente poi si rifletteva sul calcio "guardato" : non ho mai capito né condiviso il tifo viscerale e l'idea di "noi contro tutti" di certi tifosi, anche se spesse volte questo mi ha procurato dei guai. Allo stesso tempo ho sempre guardato una partita di calcio non come un puro e semplice spettacolo quanto anche (e direi soprattutto) un confronto sul piano tecnico, tattico e strategico. Mi piace osservare il movimento sul campo di una squadra e dei singoli calciatori,cercare di capire perché anche il campione sbaglia un movimento o un gesto apparentemente facile, perché un allenatore sceglie un giocatore anziché un altro, ecc. ecc. - in questo modo, anche la partita inguardabile come spettacolo può fornire spunti interessanti.
Il calcio di oggi rispetto a quello di quando giocavo (si fa per dire) è un altro sport, completamente stravolto a tutti i livelli - non è migliore o peggiore, è diverso e probabilmente va di pari passo con l'evoluzione/involuzione della vita quotidiana. Oggi non si vede più una rimessa laterale effettuata in modo decente, una marcatura ad uomo come si deve, però di vedono spesso anche campioni strapagati che sbagliano un goal da zero metri per voler colpire la palla con il piede favorito, quando invece sarebbe più opportuno farlo con l'altro - tutte cose per le quali il mio primo allenatore, che riposi in pace, avrebbe costretto ad una lunghissima serie supplementare di giri di campo all'allenamento successivo. Soprattutto il calcio non solo è business, ma si gioca anche più sui social che in campo e tutto, ma proprio tutto (dalle magliette agli orrendi orari delle partite, ai calendari sovraffollati) senza minimamente considerare il lato puramente sportivo. Però è e rimane la mia passione, non posso assolutamente farne a meno.
Non avevo dubbi che la tua sarebbe stata una testimonianza di alto spessore o, almeno, dello spessore che piace a me.
Mi sono sparato, durante il lockdown, diverse call che si sono intrecciate tra ex campioni e fuoriclasse di varia nazionalità.
Tanti ragionano sempre e solo soppesando i loro conti in banca milionari.
E invece loro li senti nominare avversari dei primi anni, gente completamente sconosciuta e li senti rivangare aneddoti e ricordi di quando erano sconosciuti e avevano nell'altrettanto sconosciuto Gino Abelardi la loro nemesi in campo o la loro bestia nera e li senti parlare di botte in campo, dispetti, trucchi e trucchetti mentre oggi, con tutte queste telecamere, certe cose non si possono più fare.
E ti accorgi che il lato che tocca la passione è sempre quello che tiene vivo questo mondo specifico, sebbene i soldi abbiano iniziato a girare vorticosamente e tecniche e schemi preconfezionati e assillanti abbiano appiattito di molto estro, fantasia e gusto estetico di questo sport.
 

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L'anno scorso alla ripresa ho seguito con scarso interesse perche' penso la pausa nel momento clou abbia falsato un po' tutto, quest'anno sono leggermente piu' coinvolto ma certo la normalita' e' altra cosa.

A freddo lo pensavo anch'io, tant'è che aprii anche un thread https://interfans.org/forum/threads...ia-o-sconfitta-ai-tempi-del-covid-19.2360682/ . Ma, a caldo, era pressoché impossibile non esultare/tifare/imprecare come se fossimo in condizioni normali. La delusione che ho provato nei minuti immediatamente successivi il fischio finale del match contro il Siviglia è stata devastante come se fosse tutto normale. Tuttavia, a freddo, la stagione 2019/2020, purtroppo o per fortuna, ha un valore sportivo un po'.... "asteriscato" perché tra il pre e il post sospensione sono cambiate tante cose che hanno mutato tutto. L'omogeneità del campionato e delle regole è fondamentale. Sta di fatto che il campo non mente mai e chi vince partite ufficiali ha sempre ragione; chi le perde, ha torto.

Inoltre, la stagione 2020/2021 ha valore sportivo per me. O comunque, seppur con stadi vuoti e con questa particolare tipologia di 'infortunio contagioso' che può colpire tutti in maniera casuale nei periodi più/meno idonei/fortunati, ha comunque molto più valore sportivo della stagione 2019/2020 che era stata spaccata a metà in una parte pre-lockdown (stadi pieni, 3 sostituzioni, tempi normali di svolgimento delle competizioni) e in una parte post-lockdown ben differente (stadi vuoti, 5 sostituzioni, calciocovid estivo ogni 3 giorni che sembrava più una gara "a sbrighiamoci a concludere" che una competizione regolare).

In questa 2020/2021, tutti affrontiamo i medesimi disagi, i medesimi problemi, le medesime avversità, i medesimi imprevisti. Essendo la situazione uguale per tutti sin dall'inizio, per me non ha alcun senso parlare di stagione falsata.

Poi, che sia un calcio diverso da quello pre-covid, è chiaro. Ma parlare di 'falsato' non ha senso secondo me proprio perché è tutto uguale per tutti sin dall'inizio.

Anzi, rende questa 2020/2021 particolarmente bella ed affascinante per me.
 

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Non avevo dubbi che la tua sarebbe stata una testimonianza di alto spessore o, almeno, dello spessore che piace a me.
Mi sono sparato, durante il lockdown, diverse call che si sono intrecciate tra ex campioni e fuoriclasse di varia nazionalità.
Tanti ragionano sempre e solo soppesando i loro conti in banca milionari.
E invece loro li senti nominare avversari dei primi anni, gente completamente sconosciuta e li senti rivangare aneddoti e ricordi di quando erano sconosciuti e avevano nell'altrettanto sconosciuto Gino Abelardi la loro nemesi in campo o la loro bestia nera e li senti parlare di botte in campo, dispetti, trucchi e trucchetti mentre oggi, con tutte queste telecamere, certe cose non si possono più fare.
E ti accorgi che il lato che tocca la passione è sempre quello che tiene vivo questo mondo specifico, sebbene i soldi abbiano iniziato a girare vorticosamente e tecniche e schemi preconfezionati e assillanti abbiano appiattito di molto estro, fantasia e gusto estetico di questo sport.

Il mondo cambia, si trasforma ed è giusto così. Fa parte della natura delle cose. Non è che i calciatori di oggi siano brutti, cattivi, avidi e arrivisti mentre quelli del passato fossero rispettosi di chissà quale ideale o quale fede. I calciatori di oggi sono diretti eredi di quelli del passato e sono figli dei propri tempi. I calciatori del domani (tra 10-15-20 anni) non saranno necessariamente arrivisti e attaccati al denaro come quelli di oggi: saranno diversi in un modo che non so (nessuno sa) prevedere. Fa parte dell'evoluzione delle cose. Non trovo il calcio di oggi peggiore rispetto a quello di anni fa: è solo diverso, come sono diversi il mondo e la società di cui ne è lo specchio. "Diverso" non significa tout court "peggiore" o "migliore". Per alcuni aspetti, è migliore; per altri, è peggiore.

Il calcio romantico poi è una grandissima pagliacciata, un insieme di valori travisati e posti quasi a livello morale, che molti rimpiangono solo perché all'epoca erano molto più giovani e forse più spensierati di oggi. Le bandiere non sono mai esistite, più che altro si può parlare di "mascotte" delle società in quanto emblema di professionalità. Ma sono comunque scelte di lavoro. Totti non ha mai lasciato Roma perché riteneva che professionalmente la sua realizzazione potesse avvenire solo nella Capitale. Stesso dicasi per Zanetti, Maldini, Del Piero etc. Sono scelte professionali e nella professionalità rientra ovviamente anche il cuore, cioè i sentimenti di appartenza e la famiglia. Ma, prima di decidere di restare sempre nella stessa società, Zanetti, Totti, Maldini, Del Piero etc. hanno pensato alla carriera, esattamente come fa ognuno di noi, in piccolo e senza risalto mediatico, col proprio lavoro. La verità è che si è sempre tifosi di chi ci paga lo stipendio. Non mi sento di condannare i calciatori di oggi perché fanno scelte diverse. E, comunque, sono pochi i calciatori continuamente girovaghi o comunque sono di meno rispetto a quelli che stanno almeno 3 anni in uno stesso club.

Per di più, io personalmente non trovo le competizioni sportive odierne poco interessanti o comunque meno attraenti rispetto al passato. Per restare all'ultimo decennio, Barcellona 2011, Spagna 2008-2012, Man City 2012, Chelsea 2012, Borussia Dortmund 2013, Atletico Madrid 2014, Germania 2014, AS Monaco 2015 e 2017, Leicester 2016, Roma 2018, Croazia 2018, Inghilterra 2018, Ajax 2019, Tottenham 2019, Atalanta 2020: ce ne sono stati di exploit non previsti (potrei anche aggiungere Milan 2021 ma vedremo cosa accadrà), di meravigliose prestazioni sportive anche nell'ultimo decennio, di partite esaltanti, così come di periodi bui (Inter, Milan, Man United, Italia e Olanda che non vanno al Mondiale) che hanno permesso ad altre squadre di giocarsela. Il Napoli 2018, con una rosa notevolmente inferiore alla diretta rivale sia qualitativamente sia quantitativamente, stava per compiere un'impresa memorabile se non fosse stato truffato, esattamente come l'Inter vent'anni prima, in quella che era considerata l'età d'oro del calcio italiano. Non trovo affatto le competizioni noiose o scontate. I cicli sportivi sono sempre esistiti.

Il calcio di oggi va regolarizzato, soprattutto modificando (attenzione: non rimuovendo, ma modificando) in maniera sostanziale quella cosa orribile del FFP che, da sola, costituisce forse la quasi totalità dei problemi del calcio moderno. E questa maledetta pandemia è un'occasione d'oro, quasi una paradossale benedizione, per ripensare il calcio moderno, come avviene in tutti i periodi di forte crisi. Ma, se mi chiedessero di tornare al football di 15/20/30 o più anni fa... no grazie!

Da cinefilo, vale lo stesso discorso per la settima arte. Ancora oggi escono film immensi che competono tranquillamente in quanto a bellezza artistica con le grandi pietre miliari e con i capolavori dei decenni passati. Sono diversi, certamente. Ma, proprio per questo, ugualmente belli.
 
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A freddo lo pensavo anch'io, tant'è che aprii anche un thread https://interfans.org/forum/threads...ia-o-sconfitta-ai-tempi-del-covid-19.2360682/ . Ma, a caldo, era pressoché impossibile non esultare/tifare/imprecare come se fossimo in condizioni normali. La delusione che ho provato nei minuti immediatamente successivi il fischio finale del match contro il Siviglia è stata devastante come se fosse tutto normale. Tuttavia, a freddo, la stagione 2019/2020, purtroppo o per fortuna, ha un valore sportivo un po'.... "asteriscato" perché tra il pre e il post sospensione sono cambiate tante cose che hanno mutato tutto. L'omogeneità del campionato e delle regole è fondamentale. Sta di fatto che il campo non mente mai e chi vince partite ufficiali ha sempre ragione; chi le perde, ha torto.

Inoltre, la stagione 2020/2021 ha valore sportivo per me. O comunque, seppur con stadi vuoti e con questa particolare tipologia di 'infortunio contagioso' che può colpire tutti in maniera casuale nei periodi più/meno idonei/fortunati, ha comunque molto più valore sportivo della stagione 2019/2020 che era stata spaccata a metà in una parte pre-lockdown (stadi pieni, 3 sostituzioni, tempi normali di svolgimento delle competizioni) e in una parte post-lockdown ben differente (stadi vuoti, 5 sostituzioni, calciocovid estivo ogni 3 giorni che sembrava più una gara "a sbrighiamoci a concludere" che una competizione regolare).

In questa 2020/2021, tutti affrontiamo i medesimi disagi, i medesimi problemi, le medesime avversità, i medesimi imprevisti. Essendo la situazione uguale per tutti sin dall'inizio, per me non ha alcun senso parlare di stagione falsata.

Poi, che sia un calcio diverso da quello pre-covid, è chiaro. Ma parlare di 'falsato' non ha senso secondo me proprio perché è tutto uguale per tutti sin dall'inizio.

Anzi, rende questa 2020/2021 particolarmente bella ed affascinante per me.
Il Chino Recoba ha definito questo calcio in tempo di Covid un "entrenamiento con la camiseta", cioè un allenamento con la maglia ufficiale addosso, per spiegare che il sentimento, il pathos in campo è quello.
Di fatto una falsatura c'è perchè entrare in campo a S.Siro e confrontarti con 80.000 spettatori con il fiato sul collo è differente dall'esprimerti a spalti vuoti. lo dico anche in termini di leggerezza psicologica, di mancanza di pressione che sposta l'asticella in basso per alcuni e in alto per altri. Quindi i risultati sono ufficiali e saranno ovviamente omologati ma non avremo mai la controprova di come sarebbe andata a finire in condizioni normali....
 
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Il Chino Recoba ha definito questo calcio in tempo di Covid un "entrenamiento con la camiseta", cioè un allenamento con la maglia ufficiale addosso, per spiegare che il sentimento, il pathos in campo è quello.
Di fatto una falsatura c'è perchè entrare in campo a S.Siro e confrontarti con 80.000 spettatori con il fiato sul collo è differente dall'esprimerti a spalti vuoti. lo dico anche in termini di leggerezza psicologica, di mancanza di pressione che sposta l'asticella in basso per alcuni e in alto per altri. Quindi i risultati sono ufficiali e saranno ovviamente omologati ma non avremo mai la controprova di come arebbe andata a finire in condizioni normali....
di sicuro le merde non erano primi
 
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In realtà è peggiorato il mondo in generale, anche in altri campi.
Certo, ci sono argomenti e realtà più seri e drammatici.
Qui si parla in fin dei conti di intrattenimento, non della fame nel mondo.
Ma anche dallo sport si possono e devono attingere valori ed insegnamenti positivi.
Mi premeva che il dibattito rimanesse su questi ambiti
 

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Il Chino Recoba ha definito questo calcio in tempo di Covid un "entrenamiento con la camiseta", cioè un allenamento con la maglia ufficiale addosso, per spiegare che il sentimento, il pathos in campo è quello.
Di fatto una falsatura c'è perchè entrare in campo a S.Siro e confrontarti con 80.000 spettatori con il fiato sul collo è differente dall'esprimerti a spalti vuoti. lo dico anche in termini di leggerezza psicologica, di mancanza di pressione che sposta l'asticella in basso per alcuni e in alto per altri. Quindi i risultati sono ufficiali e saranno ovviamente omologati ma non avremo mai la controprova di come sarebbe andata a finire in condizioni normali....

Sì, ma se giochi Inter-Juve a San Siro con 0 spettatori all’andata e Juve-Inter all’Allianz con 0 spettatori, cosa c’è di falsato?

Il fattore campo è annullato sia all’andata sia al ritorno.

È un calcio diverso da quello pre-covid ma comunque ugualmente regolare.

“Falsato” è una parola grossa secondo me
 
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Sì, ma se giochi Inter-Juve a San Siro con 0 spettatori all’andata e Juve-Inter all’Allianz con 0 spettatori, cosa c’è di falsato?

Il fattore campo è annullato sia all’andata sia al ritorno.

È un calcio diverso da quello pre-covid ma comunque ugualmente regolare.

“Falsato” è una parola grossa secondo me
Lo dice chi ha giocato ai più alti livelli, non solo Recoba.
Falsato non si intende che il risultato non sia omologato ma che le anormali condizioni esterne appiattiscono quelli che erano condizionamenti e fattori che avevano un enorme peso specifico.
Per chi lo ha vissuto e praticato è quasi un altro sport
 
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Il BBilan ha molti giovani in rosa, la mancanza della pressione dei tifosi sugli spalti potrebbe essere stato certamente un plus che gli ha permesso di esprimersi in maniera più spensierata.
Ne ha parlato anche Cassano, ad esempio
Cassano non me lo aspettavo,ma ha una cultura calcistica davvero buona,non al livello del Prof.Adani ovviamente.
 

Tuettili

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Qualche risposta/osservazione random.
E' perfettamente vero, il calcio di oggi non è migliore o peggiore di quello di una volta, è semplicemente diverso. E' diverso il regolamento, sono diverse le attrezzature, sono diverse le atmosfere - ma il calcio in sé e per sé è sempre quello, lo sport che esalta e ti fa sentire un membro di una grande famiglia, quella degli altri tifosi della tua squadra. L'unica cosa, non sono più da secoli dentro una società sportiva e non so come sia oggi, quello che so è che a noi oltre la tecnica e la tattica insegnavano anche i valori di lealtà e sportività - non che in campo non ci si legnasse come se ci fosse un domani, ma sempre con il massimo rispetto per l'avversario, non so se mi spiego. Mi auguro sia ancora così. Di conseguenza, anche come spettatore vivo il calcio con grandissima passione ma non di tipo viscerale, ossessivo, non del tipo "adoro i miei e odio gli altri", non so se mi spiego.
A calcio si gioca per passione, si continua a giocare per passione e si rimane innamorati anche quando si smette. Senza passione nemmeno si comincia, i milioni sul conto corrente fanno piacere ma non è per quelli che si gioca - lo dimostra il fatto che per alcuni non sono nemmeno sufficienti a tenere una corretta linea professionale, un sacco di talentuosi calciatori si perdono per strada e non perché non vengono pagati abbastanza, ma perché non hanno abbastanza passione.
Anch'io, e lo scritto più volte, considero questa stagione come completamente anomala e qualsiasi risultato avremo alla fine per me avrà valenza zero a livello puramente sportivo - e lo dico anche se l'Inter vincesse campionato e CI. Non è solo per la mancanza di spettatori (avrei voluto vedere la Fiorentina vincere per 3:0 in uno Stadium ribollente di goBBi) ma principalmente perché le squadre non sono partite tutte sullo stesso piano, troppa differenza di preparazione, tenuta atletica, campagna acquisti, ecc. ecc., non ostante questo seguo e continuo a seguire il calcio con passione tifando sempre e comunque Inter.