Colpa dell’arbitro, colpa di Spalletti, colpa di Santon, colpa di Handanovic, colpa della società? Da sabato sera i tifosi dell’Inter non fanno che analizzare e domandarsi cosa sia accaduto in quella maledetta serata di San Siro contro la Juve. I tifosi hanno epresso opinioni tutte pienamente giustificabili, lo abbiamo fatto anche su queste pagine.

Adesso basta però. Per tirare le somme di ciò che è successo ci sarà tempo dopo la fine del campionato. Se ne andrà Ausilio, o Icardi o Perisic o Skriniar? Lo vedremo dopo il 20 maggio, data della ultima partita dell’Inter in campionato.

C’è ancora una speranza

Oggi e per questi venti giorni ci sono solo due cose da fare. Vincere le tre partite che restano e sperare. Sul nostro cammino ci sono Udinese, Sassuolo e Lazio. La Lazio prima dello scontro diretto avrà Atalanta in casa e la trasferta a Crotone, senza Immobile (lesione di primo grado alla coscia destra, probabile stop fino a fine stagione). La Roma andrà a Cagliari, ospiterà la Juventus all’Olimpico e chiuderà a Sassuolo.

Le condizioni di partenza ci penalizzano, inutile negarlo, ma il calcio ci ha insegnato che la sorpresa può essere dietro ogni angolo. La Roma farà la sua corsa, per niente agevole considerando anche il ritorno con il Liverpool. La Lazio ha due incontri sulla carta di certo non più facili dei nostri. Si può sperare che La Dea o il vecchio cuore nerazzurro di Zenga facciano il miracolo. Basterebbe un pareggio in almeno una delle due partite della Lazio per andare a Roma e avere in mano un clamoroso match point per accedere (in caso di vittoria) alla Champions League. Dobbiamo sperarlo, siamo costretti a farlo.

Società, Spalletti e squadra ogni società che rispetti cammina su tre gambe, società squadra e tifosi. La società ha l’imperativo categorico di tenere le fila salde, di esercitare tutta la propria autorevolezza per evitare qualsiasi cedimento. Spalletti ha il dovere di resettare completamente ciò che è successo sabato e tenere alta la concentrazione e la motivazione. Prenda i provvedimenti che ritiene, metta in campo i migliori, faccia il suo senza tentennamenti e senza polemiche.

I giocatori mettano da parte isterismi, amarezze personali e di squadra. Si definiscono, giustamente, professionisti, sono gente pagata milioni di euro per allenarsi e offrire performance all’altezza del loro ingaggio. Si potrebbe tirare in ballo l’attaccamento ai colori, l’orgoglio per la maglia ma forse per qualcuno di loro non è più il tempo. Chiediamo il rispetto delle regole di ingaggio per questi venti giorni, poi si vedrà.

Gruppo compatto

I giocatori, dopo essersi “leccati le ferite” sembrano aver già reagito. Le voci che filtrano da Appiano, parlano di un gruppo abbastanza sereno, nonostante la sconfitta con la Juventus.

“Voglio ringraziare tutti quelli che dopo l’amara partita di sabato sono delusi come me ma hanno continuato a manifestare affetto e sostegno per questi colori. Nella buona e nella cattiva sorte. Ora, anche se sarà più difficile, è nostro dovere continuare a crederci e dare il massimo nelle tre partite che restano”.

Ha detto Samir Handanovic attraverso il proprio profilo Instagram. Lo sloveno è uno che parla pochissimo, specie sui social, ma considerato il momento assai delicati ha voluto suonare la carica a tutto l’ambiente in vista degli ultimi 270 minuti della stagione.

Crederci!

I tifosi cosa fare lo sanno da sempre. La loro passione non è in discussione e fin da domenica a Udine ne daranno l’ennesima testimonianza. A loro si chiede in questo momento di non dare spazio a teorie disfattiste. Le voci, le indiscrezioni, spesso girano perché qualcuno le costruisce proprio per seminare zizzania. Non cadiamo in questa trappola. Quando la matematica sancirà il game over, allora si aprirà il tempo delle valutazioni sul da farsi. Fino a quel momento, finchè c’è speranza, ci si deve credere, TUTTI indistintamente!

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