Diego Godin è dell’Inter da inizio gennaio ma, come spesso accade, l’annuncio ufficiale, il video celebrativo (complimenti, ancora, a Inter Media House) e la prima intervista da nerazzurro hanno alimentato l’euforia del popolo interista. Il mondo Inter si è predisposto nel migliore dei modi per accogliere un difensore centrale di enorme spessore ma, soprattutto, dotato di immensa personalitàEl Faraon, infatti, ha una carriera che parla per lui e dei momenti impressi nella mente di tutti gli sportivi che ne hanno forgiato l’immagine ed elevato la caratura.

Godin è simbolo ma soprattutto è ed è stato, rispettivamente, capitano di due squadre che fanno del carattere e della famosa garra un requisito fondamentale e un marchio distintivo. Già, la garra, un concetto che rincorre l’Inter sin dal maggio 2018 ma, con l’acquisto di un uruguaiano doc, che ne incarna l’essenza, possiamo affermare con discreta sicurezza che è anche l’Inter a rincorrere la garra. Godin indossa orgogliosamente la fascia di capitano della rappresentativa del proprio Paese, l’Uruguay, la nazionale più grintosa, maschia, passionale del pianeta. Un motivo ci sarà. Ed immaginiamo che il motivo possa essere della stessa natura di quello che ha portato Simeone a fare di Godin il capitano del suo Atletico, l’uomo che più di tutti è stato chiamato ad incarnare il Cholismo. Ed effettivamente ci è riuscito nei suoi 8 anni ai Colchoneros, diventando autentico idolo del popolo che ha addirittura organizzato diversi sit-in per chiederne il rinnovo. E il legame simbiotico creatosi con l’Atletico si è visto chiaro e limpido anche nelle lacrime che hanno graffiato il volto del campione di Rosario nel giorno della conferenza d’addio.

Il classe 1986 è dotato di forte mentalità vincente, e i risultati parlano chiaro, sia con la Nazionale che con il club. Se con la Celeste si è aggiudicato la Coppa America 2011, oltre che un quarto posto ai Mondiali 2010, con i Colchoneros è stato in grado di vincere ogni singolo titolo nazionale oltre a 3 Supercoppe Europee e 2 Europa League. Il tutto con formazioni che rivestivano un ruolo da outsider, posizione nella quale Godin deve effettivamente trovarsi bene. E, se ci pensiamo bene, è proprio da lì che parte con l’Inter: a Milano avrà il compito di interrompere l’egemonia ottennale della Juventus. Speriamo che questo possa essere di buon auspicio. La storia di Godin, però, è troppo ricca e profonda per essere ridotta al palmares: è una storia innanzitutto fatta di momenti, di gol iconici. Citeremo solo tre casi esemplari, datati tutti 2014. Il gol al Camp Nou che ha consentito all’Atletico di prendersi una Liga storica, magnifica, all’apice del Cholismo; il gol in finale di Champions League a Lisbona che portò in vantaggio i suoi contro gli acerrimi nemici e cugini del Real, poi vanificato solo dalla rete a tempo scaduto di Sergio Ramos; il gol ai Mondiali che tanto male ha fatto all’Italia, in una partita da dentro-fuori che ha consegnato alla Celeste il pass per gli ottavi allontanando il baratro dell’eliminazione. Serve dire altro? Parliamo di un giocatore che nei momenti decisivi, quando conta, si trasforma, trova la zampata decisiva e vincente, proprio come il suo connazionale all’Inter fa da 2 anni a questa parte. Hanno un cuore differente.

Godin nel mondo Inter

El Faraon non sarà subito a Lugano, visto che l’Uruguay con il quale era impegnato in Coppa America è stato eliminato solo qualche giorno fa e gli spetta un periodo di vacanze. Ci sarà per la tournee in Cina, quando i nerazzurri cominceranno a misurarsi con squadre di spessore come Manchester United, Juventus e PSG. Qui sapremo come Antonio Conte intenderà utilizzarlo. A riguardo ci sono due fazioni: chi già ipotizza – in virtù del 3-5-2 che con tutta probabilità il tecnico salentino riproporrà all’Inter – una terzetto da sogno con Skriniar De Vrij, e chi ha qualche dubbio in più. La difesa a tre, infatti, è un meccanismo che ha bisogno di essere rodato (il tempo ci sarebbe), ma soprattutto ci si chiede se Godin e Skriniar, non avendo mai giocato con questo sistema, non possano disperdere qualcosa del loro potenziale. Pensiamo comunque che l’uruguaiano abbia ancora la giusta dose di freschezza e di motivazione per misurarsi in una situazione nuova, così come lo slovacco sia ancora in fase di crescita e possa essere formato ulteriormente dal tecnico. Di certo c’è che Antonio Conte appare l’allenatore perfetto per Godin, vista la sua predilezione per i giocatori di personalità, per la fame, per la smisurata ambizione verso la vittoria anche quando sembra obiettivo utopistico. Ed è proprio ciò che serviva a Diego Godin in questa fase della sua carriera: una ventata di freschezza, un gruppo che ancora non ha vinto ma che ha tanta voglia di farlo, una società ambiziosa. Così come è Diego Godin che serviva all’Inter: qualcuno che sa come si vince, che nei momenti decisivi non tradisce, abituato alle pressioni e pronto a prendere il comando del gruppo, da vero leader, quando conta.

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22 anni, laureando in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.