Chiariamo subito un punto: sono un estimatore incondizionato di Christian Eriksen, quindi ogni mia elucubrazione, ogni mia considerazione tecnico/tattica, ogni mia valutazione, ha intrisa nell’inchiostro (virtuale) con cui vergo queste riflessioni l’amore calcistico che nutro per il campione danese che veste la maglia numero 24 della beneamata.

Chris e Wes

Ripensando all’enfasi del suo acquisto nel mercato di Gennaio e mixando il tutto con i festeggiamenti del decennale del Triplete, viene praticamente automatico fare un parallelo con la calata in quel di Milano del sublime Wesley Sneijder, il trequartista olandese che da “scarto” del Real Madrid divenne stella e perno insostituibile del fantastico scacchiere tattico costruito da José Mourinho nel 2010.

Quello Sneijder arrivò a Malpensa, non sfece neppure i bagagli, si mise gli scarpini e guidò l’Inter nel travolgente 4 a 0 rifilato al Milan nel derby della seconda giornata di campionato. Da lì in avanti fu un crescendo rossiniano fino al climax finale della notte stellata di Madrid.

Il tifoso nerazzurro, si sa, è persona attenta e, stanco di vivere nell’eco dei fasti passati, ha subito riversato su Eriksen tutte le aspettative per ripercorrere gli stessi esatti passi fatati che compì Wes Sneijder da neo-interista.

Le iniziali difficoltà

Come sappiamo, l’inizio della favola non è stato esattamente lo stesso. Questo non toglie che le aspettative e le prospettive per far bene devono essere (e sono!) sempre ben presenti e non devono minimamente venir meno nella testa di ogni singolo interista che si rispetti.

Ragazzi, Eriksen è un campione. Un campione come ce ne sono pochi, soprattutto in Italia in questo momento storico, e l’Inter non può prescindere dal fare ciò che è necessario per poter attingere nel miglior modo possibile dalle caratteristiche tecniche di questo giocatore.

La svolta di Conte

Conte non è certo uno sprovveduto, e contro il Napoli nella sfortunata semifinale di Coppa Italia della scorsa settimana, ha proposto un cambio di schema tattico passando da un centrocampo a 5 (con un mediano e due mezzali) ad uno a 4 (con due mediani) più il trequartista: questo è il tipo di schieramento tattico in cui Eriksen, posizionato tra la linea dei centrocampisti e le punte, potrà dare un contributo decisivo per portare l’Inter a compiere l’ulteriore “step di crescita”, come piace spesso dire al tecnico di Lecce.

L’ottima prova contro il Napoli

Facendo un confronto esemplificativo tra l’Eriksen schierato come mezzala contro l’Udinese e quello schierato trequartista al San Paolo, possiamo vedere come abbia inciso in maniera nettamente più pregnante in zona offensiva: con un gol, 2 occasioni da gol create, 5 tiri in porta e 1 passaggio chiave, è stato di gran lunga il giocatore interista più pericoloso in campo. Contro l’Udinese, nonostante la vittoria per 0 a 2, Eriksen in un’ora di presenza sul tappeto erboso non riuscì ad andare oltre un unico tiro in porta…

Quindi tutto a posto? Assolutamente no.

C’è un altro numero che deve essere analizzato nella partita di Eriksen contro il Napoli, ovvero la quantità di palle giocate: 62. È un numero ancora troppo basso.

Il danese per rendere al massimo ha bisogno di toccare un numero di palloni nettamente superiore, deve essere sempre nel fulcro del gioco della squadra. Questo dato a mio avviso si spiega nell’attitudine che ha sviluppato in questi mesi l’Inter di Conte di produrre gioco dal basso, con verticalizzazioni che vanno a velocizzarsi una volta che la palla aumenta il suo baricentro sul terreno di gioco.

Tradotto: i giocatori dell’Inter, nel far salire l’azione offensiva, devono far passare la palla dai piedi di Eriksen. Devono fidarsi di lui, della sua capacità di servire i compagni in profondità con lanci millimetrici, o di trovare una soluzione balistica in proprio. Abbiamo avuto già alcuni sprazzi di ciò che riesce a fare in fase conclusiva.

Forse sarà proprio questa la chiave di volta per il definitivo salto di qualità di Eriksen e, di conseguenza, dell’Inter tutta.

Conclusioni

Nel frattempo il danese ci sta mettendo tutto l’impegno possibile, non tralasciando nessun particolare per poter rendere al 100% delle sue possibilità. Nel periodo di lockdown ha approfittato della sosta forzata per mettersi sotto a studiare l’italiano, altro fondamento per integrarsi di più e meglio con il resto dei compagni.

Come ho detto ad inizio articolo, la mia fiducia incondizionata è alimentata dall’amore calcistico che nutro verso Christian Eriksen. Ad ogni modo, da ciò che si è potuto vedere, non si tratta di un semplice volo pindarico da infatuamento, bensì dalla consapevolezza che un campione come il danese abbia tutte le carte in regola per scrivere pagine importanti nella storia dell’Inter.

Il tempo sarà galantuomo.

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