Inter al Mapei Stadium, ore 12:30: bastano queste parole per richiamarne le connotazioni negative legate al mondo Inter degli ultimi anni. Il lunch match contro il Sassuolo era ormai diventato un trauma nerazzurro, un tabù da sconfiggere e da cancellare al più presto, possibilmente con un’affermazione netta. La squadra di Conte ci è riuscita a metà, anzi di più. Il tanto atteso successo contro la bestia nera è finalmente arrivato, e stava per maturare nel modo più bello, ovvero dominando e con un risultato netto, senza lasciar spazio ad equivoci. Per 70 minuti, infatti, l’Inter domina, partendo benissimo fin da subito, aprendo le danze al primo minuto con un sontuoso Lautaro Martinez, subendo gol in maniera piuttosto casuale da Berardi e reagendo allo stesso da grande squadra, chiudendo il primo tempo in vantaggio per 3-1. Questo però non sazia la fame nerazzurra: nel secondo tempo, gli uomini di Conte entrano in campo ancor più agguerriti, sfiorano per più volte il gol sempre con Lautaro in prima linea, che trova la doppietta su rigore prima del cambio. Ma è proprio verso il minuto 70 che si spegne la luce, e l’Inter ritorna pazza, rischiando un patatrac epico e indimenticabile, ma in negativo.

E’ NATA UNA COPPIA – Gli ottimi 70 minuti dell’Inter – oltre a testimoniare un De Vrij in forma sbagliante, uno Skriniar tornato sui suoi livelli e un Barella in crescita costante – portano in dote una coppia d’attacco che è finalmente venuta alla luce. Già, perchè il duo formato da Lautaro Martinez Romelu Lukaku era già partito da titolare in altre cinque occasioni, ma quella contro il Sassuolo rappresenta la prima grande partita congiunta dei due terminali offensivi nerazzurri. Se il Toro è oggettivamente straripante per tutti e 70 i minuti della sua partita (emblematico l’episodio del calcio di rigore guadagnato, con gli avversari che devono letteralmente atterrarlo di peso), il belga parte invece piano, anzi male. Fino al gol, Lukaku è spento, poco cattivo, si esibisce soltanto in qualche sponda lasciando spazio a Lautaro (che spesso e volentieri gioca da prima punta). Poi però arriva il gol, di potenza, alla Lukaku, e la qualità della sua partita si alza costantemente. E ci aggiunge pure il gol su rigore, il quinto in otto partite. Per il resto, c’è da segnalare una grandissima partita di Candreva, un treno sulla fascia destra, con tanta corsa che spesso gli costa la lucidità – come spesso accade – nella conclusione dell’azione. Gagliardini è tonico, scambia spesso (sia la palla che la posizione) con lo stesso Candreva e addirittura riesce ad apportare una buona qualità nel palleggio.

FOLLIA – Prima o poi sarebbe successo. In fondo tutti lo sapevano: 20 minuti di sfrenata pazza Inter in una delle sue versioni più masochistiche e terrificanti. Esce Lautaro, entra Politano, ma soprattutto esce Candreva ed entra Lazaro, autore di una prova horror con la quale contribuisce in maniera importante al concreto rischio di lasciare 2 punti a Reggio Emilia. Sia chiaro, le colpe del blackout sono da dividere equamente, ma se entri in campo e dopo 10 secondi perdi palla lasciando sguarnita la tua zona di competenza, sei chiaramente fuori strada. Ed è quello che fa Lazaro sul gol del 2-4 segnato da Djuricic, con il Sassuolo che si ritrova a sole due lunghezze di distanze nonostante un netto dominio interista. Ed è così che il panico assale la squadra e arriva, puntuale, anche il 3-4. E anche qui Lazaro, con un po’ di esperienza in più – quella che comunque a 23 anni dovresti in buona parte possedere – avrebbe potuto bloccare facilmente l’azione con un fallo tattico. Il finale di passione e di terrore, per fortuna, non è costato all’Inter la vittoria. Provando però a guardare il cosiddetto bicchiere mezzo pieno, può essere positivo il fatto che un’esperienza del genere sia avvenuta senza danni ulteriori, quindi centrando ugualmente la vittoria, e non perdendo punti. In quel caso, la rabbia avrebbe preso il sopravvento e magari gli errori non sarebbero stati analizzati nella maniera più lucida. Antonio Conte lo conosciamo, sarà una furia, e la speranza è che finali del genere, con ingenuità simili, non capitino più in seguito alla sua prevedibile sfuriata. Perchè la febbre magari gli impedirà di andare in conferenza stampa, ma non di spronare all’inverosimile i suoi giocatori dopo un finale del genere.

 

22 anni, laureando in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.